PERLE NELLO STIVALE / LA FORZA INESAURIBILE DELLA FAMIGLIA GIANGRANDE, QUANDO SERVIRE LA PATRIA E’ UNA VOCAZIONE

| 31 Agosto 2016 | 0 Comments

di Annibale Gagliani______

Amanti della patria si nasce, non si diventa. Difendere le sormontabili fragilità del Popolo è una vocazione inscindibile dal proprio dna, e di certo, non può rappresentare (mai) un mestiere da accalappiare giusto per il succulento “posto fisso”.

Giuseppe Giangrande il 28 aprile del 2013 stava adempiendo a quei compiti tanto desiderati da piccino tra le piume ligie del suo cuscino a Monreale. Questo appassionato Maresciallo dei Carabinieri inaugurava il suo lavoro mattutino a Palazzo Chigi con un sorriso dolce quanto gli agrumi taglienti della sua Sicilia. E poi d’improvviso il buio sonante, come nei peggiori kolossal italiani: un colpo vigliacco sferrato alle spalle della Difesa, in faccia ai lavoratori di tutti i giorni e nell’inconscio sereno di una semplice famiglia.

Il suo aggressore a mio avviso non potrà mai essere chiamato per nome, mi rifiuto di farlo.

Certo è chiaro che  l’atto spregevole di costui sia generato da una crisi ideologica e sociale che divora l’Italia della terza Repubblica, defecando prodotti ibridi tra il conformista e il terrorista fisico-intellettuale, buoni per chi decide di cavalcare l’asinello della demagogia spicciola. La disperazione incontrollata può portare a scelte borderline prive di ogni fondamento logico e avvicinabili a visioni anarchiche da criminal minds. Un avvenimento così scabroso potrebbe avvenire anche in questo momento, mentre vi immergete in codesto articolo: aprite occhi e cervello cari lettori.

Quella domenica di piena primavera così accadde: uno squilibrato che aveva perso fede in qualsiasi istituzione orbitante sul suolo terrestre, mirava ad abbeverarsi del sangue dei politici riuniti per la proclamazione come Presidente del Consiglio di Enrico Letta, ma si trovò sul proprio cammino infernale un buon uomo che svolgeva pienamente  l’amato lavoro, sognato ancora più forte nelle estati rosseggianti giù in Sicilia, capaci di divorarti il cuore per quanto possano essere strabilianti.

Ieri la Nazionale Italiana di calcio ha deciso di assegnare finalmente la nuova maglia numero dieci: sarà proprio di Giuseppe Giangrande, mica male vero? Con affianco l’inseparabile figlia Martina, il Maresciallo ha fatto visita agli Azzurri a Coverciano, ricevendo dal discussissimo Presidente federale Carlo Tavecchio una divisa della Nazionale personalizzata con il citato riferimento numerologico che di solito è riservato ai top player di un’orchestra calcistica.

Beppe confessa: “È un grande onore per me poter vestire questa maglia, anche se il dieci è un numero pesante da indossare”. Dopo qualche minuto passato a chiacchierare allegramente con il capitano Gigi Buffon e con il Ct Gian Piero Ventura, l’ospite ha rimebrato qualche passaggio del suo libro “Il prezzo della fedeltà, Storia di Giuseppe Giangrande”, conludendo con un accorato pensiero al club azzurro: “Spero che la mia presenza, trasmetta carica alla squadra azzurra per ottenere un risultato importante per la qualificazione ai prossimi Mondiali. La visita mi ha fatto molto piacere, devo ringraziare lo staff dell’Arma che si è mobilitato per permettermi tutto questo. Oggi è stata davvero una giornata particolare…”.

Questa figura, indubbiamente esemplare, rappresenta il simbolo della vita che si aggrappa con le unghie e coi denti all’ultimo spiraglio di luce in grado di farle vincere le vertigini del dolore. Giangrande ha vinto la sua partita più grande, giocando un punto a favore per la Difesa (e non come toujours accade a favore della criminalità), e dimostrando che chi intraprende i propri compiti lavorativi (e sociali) a pieno delle proprie energie può migliorare addirittura un Paese grezzo e pavido.

La sua Medaglia d’Oro al Valore, non è tanto quella recapitatagli giustamente dal Capo dello Stato qualche tempo fa, ma sono le rugiade instinguibili che la figlia adorata ha versato senza paura nel periodo più complicato. Una famiglia rinasce, conservando i valori più puri che nella Costituzione sono incisi con fuoco e ossa partigiane da ben sessantotto anni. Anche la patinata Nazionale di Ventura se n’è accorta, ma guardare gli ottimi esempi non basta per registrare una pacific revolution: servono i fatti, le imitazioni, idee sconvolgenti.

“Siate il cambiamento che volete vedere”, insegnamento e sinfonia di sua maestà Mahatma Gandhi, giusto per ricordarci che la colpa di un fallimento che rotea verso di noi è in primis la nostra, ma il successo del “miglioramento futuribile” è più inebriante se lo si vive ensamble.

E soprattutto se lo si pensa e lo si vive davvero.

 

Category: Cronaca, Cultura, Politica

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