CONCORSI DOCENTI MINISTERIALI, E CHIAMATE DIRETTE DEI PRESIDI: DUE NOVITA’ DELLA COSI’ DETTA ‘BUONA SCUOLA’ AD UN PRIMO BILANCIO. FALLIMENTARE

| 3 settembre 2016 | 0 Comments

di Stefania Isola * (avvocato – per leccecronaca.it)______

Il nuovo sistema di reclutamento dei docenti, attuato con il concorso del 2016, avrebbe dovuto garantire una selezione meritocratica e, con il preside-manager che seleziona tramite curriculum ed esame, avvicinare la scuola al modello aziendale.

La significativa percentuale di bocciati nell’ultimo concorso sembrerebbe invece certificare una impreparazione diffusa e quindi una inadeguatezza a ricoprire un ruolo così importante per una società basata sulla conoscenza.

Il Miur è certo che tutto questo dipenda dalla carenza di qualità dei concorrenti (spesso laureati, abilitati tramite corsi post-universitari e con anni di docenza alle spalle) ma anche dalle commissioni giudicatrici.

I commissari, essendo talvolta professori universitari, avrebbero applicato dei criteri inutili per la valutazione, mentre, in altri casi, l’inesperienza avrebbe falsato la correzione delle prove.

Qualche funzionario pare sia arrivato addirittura a pensare anche ad una ipotesi complottista che vedrebbe alcuni commissari decisi a sabotare la Buona Scuola con lo scopo di rendere inefficace la riforma.

Anche se è naturale pensare all’inadeguatezza di molti candidati, con le percentuali di non idonei reali, i tecnici del ministero non sembrano assolutamente sfiorati dall’idea che sia il modello di reclutamento ad essere inefficace per valutare le capacità del capitale umano a disposizione.

Questo può essere ragionevolmente ipotizzato alla luce delle procedure a dir poco “surreali”.

Si va dai candidati che hanno svolto la prova “computer based” in assenza di griglie valutative (comunicate a posteriori) e quindi impossibilitati a capire i criteri sui quali avrebbero dovuto calibrare le risposte, ai docenti che hanno dovuto rinunciare anche alla presenza non solo delle commissioni, ma anche delle sottocommissioni, le quali sono state composte solo alcuni mesi dopo lo svolgimento della prova.

Forse per il MIUR è normale che la commissione di matematica e scienze in Lombardia continui a cambiare e che nell’ultima versione ci siano stati tre commissari con lo stesso cognome evidentemente imparentati o che in Toscana l’intera commissione della classe di concorso A31 ha rassegnato le proprie dimissioni forse per gli stessi motivi.

Per non parlare poi del caso in cui, per la classe disciplinare umanistica-linguistica-musicale, hanno partecipato alla prova anche non abilitati, condizione necessaria indicata nel bando ministeriale.

Situazioni di questo tipo non risparmiano alcuna regione italiana.

Che dire, poi, della chiamata diretta?

Si va dai casi in cui i presidi chiedono espressamente di aver svolto nel loro istituto attività didattica, a quelli che restringono a loro piacimento i titoli di laurea per l’accesso agli insegnamenti, a dispetto della normativa che regola l’accesso alla docenza.

Oppure ai presidi che indagano sui progetti di matrimonio, sulla gravidanza, sui figli e sul legame con il loro territorio d’origine.

Se lo scopo della Buona Scuola era quello di curare la “supplentite”, il fallimento è certo.

A conti fatti nel primo anno della Buona Scuola le supplenze sono sostanzialmente rimaste le stesse del passato e con l’inizio del nuovo anno scolastico saranno comunque numerosissime.

Considerando il sistema (a pagamento) della formazione e della specializzazione dei Tirocini Formativi Attivi, il governo ha comunque deciso di sottoporre migliaia di docenti precari da anni ad una nuova prova concorsuale. Chi supererà questo concorso resterà “in prova” per i prossimi tre anni e quindi non sarà assunto. Quello che viene presentato come un record di bocciature al concorso corrisponde in realtà al fallimento del sistema ideato per “formare” a vita i laureati e i precari.

Com’è stato detto “La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c’è niente che funzioni… e nessuno sa il perché!”

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