40 MILA ETTARI DI SUOLO MANGIATO DAL CEMENTO. L’ORDINE DEGLI AGRONOMI LANCIA L’ALLARME

| 4 settembre 2016 | 0 Comments

di Eleonora Ciminiello______39.441 ettari di terreno sono stati inghiottiti dal cemento in provincia di Lecce, e come al solito, a farne le spese è il paesaggio, inteso non semplicemente in termini di suolo e specie vegetali, ma di ecosistema salentino. A lanciare l’allarme è Rosario Centonze, presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Lecce, sulla base di uno studio realizzato dall’Osservatorio economico, curato da Davide Stasi, che ha elaborato i dati sul consumo di suolo nel Salento e stilato una graduatoria dei Comuni meno attenti alla pianificazione e tutela del territorio.
Al primo posto in classifica, in termini percentuali, si colloca Aradeo, dove sono stati consumati 236 ettari di terreno sul totale di 610, pari al 28%.

Seguono con il 26% Taviano, (576 ettari su 1.606), Castro (118 su 330), Racale (630 su 1.765), Melpignano (281 su 813). Un quarto del proprio territorio lo hanno consumato anche San Cesario (202 ettari su 596), Sogliano Cavour (136 su 393) e Melissano (308 su 929).
Maglia nera anche per Tuglie con il 24%, Castrignano del Capo con il 23%, Corsano, Porto Cesareo e Surbo, con il 22%, Cursi, Tiggiano, Taurisano, Maglie e Gagliano con il 21%, Monteroni, Morciano, Surano, Miggiano, Gallipoli e Casarano con il 20%.
Tutti questi comuni risultano essere i meno attenti al paesaggio, viaggiando sopra la media provinciale del 14% (39.441 ettari su 236.452), per non parlare poi della media regionale, che si attesta appena all’8 per cento (157.750 ettari su 1.777.548).

La sola città di Lecce ha cancellato per sempre il 14 per cento (3.381 ettari su 20.163) di territorio, cementificandolo. Al di sotto del 10 per cento di suolo consumato, figurano solo 13 Comuni (Cannole, Carpignano, Castrì, Cutrofiano, Giuggianello, Guagnano, Melendugno, Otranto, Salice, Scorrano, Supersano e Vernole).
«Oltre alla perdita di campi e terreni coltivabili – spiega Centonze – si sottovalutano i costi, non tanto occulti, della cementificazione. Si stima, infatti, una spesa media che può arrivare anche a 55mila euro all’anno per ogni ettaro consumato. Spesa che «lievita» a seconda del servizio eco-sistemico che il suolo non può più garantire a causa della trasformazione subita. Basti pensare – aggiunge il presidente – alla minore produzione agricola, ai danni provocati dalla mancata infiltrazione dell’acqua, alla riduzione della biodiversità. Per giunta, ad un aumento di 20 ettari per chilometro quadrato di suolo consumato corrisponde un aumento di 0,6 gradi della temperatura, con tutto quel che ne consegue per la regolazione del microclima urbano».
Per questo l’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Lecce chiede alle istituzioni preposte maggiore attenzione nella pianificazione del territorio. «È necessario assicurare un reale contenimento del consumo di suolo – prosegue Centonze – soprattutto nelle aree a rischio idrogeologico. L’obiettivo non è quello di bloccare il settore edilizio – sottolinea – bensì di promuovere un’edilizia di qualità, sostenibile nell’uso delle risorse ambientali».

Parole molto dure, quelle del presidente Centonze che apprezziamo perché siamo ben consci di quanto esse si oppongano ad indirizzi politici nazionali e regionali, consolidati da almeno quarant’anni a questa parte, che hanno visto nel territorio non una risorsa, ma uno spazio utile per costruire, cementificare, erigere strutture spesso inutili.

Al plauso, vogliamo però aggiungere una domanda: perché, dopo aver preso questa posizione, l’Ordine dei dottori Agronomi, alla luce della criticità gravissima che l’agricoltura, ed in particolar modo l’olivicoltura salentina sta vivendo, non si fa portavoce di quelle che possono essere le strategie future? Qual è la visione dei dottori agronomi in merito alla questione? Come l’Ordine vede l’agricoltura del futuro?

Il dottore agronomo è, secondo definizione di Wikipedia: “una persona che si occupa di agronomia, studiandola come scienza pura o applicandola…In particolare, l’agronomo applica le proprie competenze tecniche per guidare gli interventi dell’uomo sui fattori che determinano qualità e quantità della produzione agricola e zootecnica. Si interessa degli aspetti ecologici ed economici che interessano il territorio”.

Ad essa si aggiunge la definizione che lo stesso ordine di Lecce fornisce: L’attività dei dottori agronomi e dei dottori forestali riguarda i problemi dell’ambiente, sia come fonte da cui l’uomo trae le risorse necessarie alla vita svolgendo attività economiche (agricoltura, zootecnia, selvicoltura), sia come luogo nel quale si svolgono tutte le attività umane e che, quindi, va difeso dagli sprechi e dagli usi impropri (inquinamento) e deve essere valorizzato nei suoi aspetti naturalistici, paesaggistici, storico-monumentali attraverso varie forme di conservazione e trasformazione consapevole”.

A nostro avviso oggi, l’Ordine degli Agronomi, oltre ad assumersi la responsabilità di denunciare la cementificazione selvaggia nella provincia di Lecce, dovrebbe anche assumersi la responsabilità di dire al presidente della Regione Puglia, all’assessore all’agricoltura, ai tecnici e ai cittadini salentini, qual è la strada migliore per proseguire verso un’agricoltura più sostenibile, proponendo un riutilizzo di quelle specie in difficoltà o che stanno scomparendo, spiegando, da competente e medico della Terra qual è, che il Salento non è terra per intensivo, e non per ideologie ambientaliste e conservative, ma perché è la conformazione dei suoli, la situazione delle falde acquifere e dell’incidenza umana su di essi, a dirlo.

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

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