NEL CENTENARIO DELLA NASCITA, E’ FINALMENTE ARRIVATO IL MOMENTO DI FARE PIENA LUCE SULLE VICENDE TERRENE DELLO STATISTA DI MAGLIE. ALCUNE SONO ANCORA BUCHI NERI DELLA NOSTRA STORIA. ECCO UNA SINTESI DELLE QUESTIONI PIU’ CONTROVERSE

| 21 Settembre 2016 | 3 Comments

di Cosimo Massaro * (scrittore – per leccecronaca.it)______

«Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo».

Aldo Moro, ‘Lettere dalla prigionia’, Einaudi

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Giovedì 22 settembre, nella ricorrenza del centenario della nascita di Aldo Moro, del 23 settembre 1916, il Consiglio Regionale della Puglia si riunirà in maniera straordinaria per ricordare lo statista salentino. Il convegno sarà aperto dal Presidente del Consiglio regionale Mario Loizzo, e prevede gli interventi dell’ onorevole Giuseppe Vacca, sul tema “Moro e la politica estera in Italia”; del giornalista Giuseppe De Tommaso su “Moro, la Puglia e il Mezzogiorno”, e del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

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Il centenario è per tutti l’ occasione per ripensare storicamente la sua figura, a tratti controversa, sempre molto discussa, e ancora adesso, con la sua tragica morte, al centro di uno degli ultimi misteri italiani non risolti.

Ma saprà, la celebrazione ufficiale della Regione Puglia, toccare alcune questioni che a me sembrano fondamentali?

Provo qui di seguito ad indicare qualche traccia su cui sarebbe opportuno che la ricerca storica si indirizzasse nell’immediato futuro.

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Il primo punto, che riguarda in particolare i Salentini, è il suo rapporto con la terra d’ origine.

Lo statista era legato anche alla sua terra, ma subì alcune critiche proprio nella sua Maglie.

Nel 1965 in visita ufficiale, nel suo paese natale disse: “Ho letto su un giornale locale, insieme a parole non troppo amichevoli per me, ma a cui non ho dato alcuna importanza, alcune altre che mi è dispiaciuto leggere: è nato a Maglie per caso, perché non è di famiglia salentina. Non è vero: sono proprio di una famiglia salentina, mi sento vicino a voi, vi comprendo e sento che tanta parte della mia personalità, della mia formazione morale; tanta parte dei miei ideali di vita li ho avuti qui in Puglia, non solo per l’educazione che qui ho ricevuto, ma perché portiamo in noi la storia e la vita della nostra terra”.

Sicuramente nella sua Maglie gli rimproveravano un attaccamento eccessivo con Bari, avendo legli avorato per realizzare più che altro una Puglia baricentrica invece dell’istituzione di una regione Salento sicuramente più appropriata e vicina ai sentimenti dei popoli delle tre province Taranto, Brindisi, Lecce.

Infatti, la parte meridionale della Puglia, cioè il Salento, per tradizione storica millenaria affonda le sue radici nella cultura Messapica (Calabri e Sallentini), a differenza di quella barese che ha origini peucete e il foggiano Daune.

Già nel 1946 nell’assemblea costituente della neonata Repubblica Italia fu inizialmente previsto l’istituzione della Regione Salento, in virtù delle caratteristiche comuni che uniscono i popoli delle tre province.

Secondo alcune testimonianze, Moro contrastò la creazione della regione Salento: riporto ad esempio un estratto di una dichiarazione rilasciata dal dottor Paolo Pagliaro al periodico “Il Salentino”:

“…Ritroviamo le prime tracce nel ’46, durante i lavori della Costituente, grazie a Codacci – Pisanelli, a cui bisogna attribuire il merito di aver ottenuto almeno sulla carta l’istituzione della regione Salento per poi vederla sfumare in aula per un solo voto, esattamente undici mesi dopo, per un accordo a tutela di interessi economici baresi fra DC e PCI, con una regia del salentino Aldo Moro che ha del paradossale”.

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Andando oltre i fatti riguardanti la politica locale, molte sono le false verità che ruotano attorno fatti del caso Moro . Sono stati scritti libri e sviluppate varie inchieste giornalistiche, oltre a quelle della magistratura, più film e documentari vari, che però non hanno ancora fatto completamente luce sulle vere cause della sua morte .

Mi auguro che durante il convegno dedicato allo statista escano alcune verità finora taciute dall’informazione pubblica solo perché funzionale all’élite di potere.

Fino ad adesso l’informazione specializzata al “pensiero unico” ha solo voluto divulgare la tesi ufficiale del rapimento Moro da parte delle Brigate Rosse e della sua morte. Pertanto ora mi accingo a ricordare solo alcuni fatti che escono fuori dal “normale” contesto divulgativo.

Il giudice Ferdinando Imposimato, che ha indagato sui fatti del rapimento Moro, ha fatto rivelazioni pesanti, riportando verità sconvolgenti: “Moro poteva essere salvato, lo Stato aveva trovato la prigione di Moro, c’erano delle persone sotto la prigione di Moro che aspettavano di poter fare irruzione nel covo per liberarlo e non fu dato l’ordine di intervenire, anzi fu revocato l’ordine e quindi l’8 Marzo queste persone furono costrette ad abbandonare Via Montalcini…”

Questa semplice verità sui fatti è stata volutamente insabbiata come tante altre verità.

Come sempre, secondo Imposimato, il periodo delle stragi in Italia fu gestito, oltre che dallo Stato, anche da forze sovranazionali: “…che ci sono state complicità dello Stato o di frammenti dello Stato con la mafia, terrorismo nero e massoneria che erano fusi in questa organizzazione che si chiamava Gladio…manovrata dalla C.I.A. Quindi praticamente questo è un fatto accertato …tutto questo fu fatto per spostare gli equilibri politici dalla destra verso la sinistra…”.

Inoltre afferma anche, che dietro le stragi c’è stato il gruppo Bilderberg “…(il Bilderberg) è responsabile della strategia della tensione e quindi anche delle stragi. Gruppo Bilderberg responsabile delle stragi”.

Il cosiddetto Gruppo Bilderberg si raduna una volta all’anno, in via non ufficiale, presso hotel di lusso , in varie parti del mondo ma soprattutto in Europa. A questi incontri sono invitate personalità influenti del campo dell’economia, della politica e del settore bancario. I partecipanti trattano una grande varietà di temi globali, economici, militari e politici. I nomi dei partecipanti sono resi pubblici attraverso la stampa, ma le conferenze sono chiuse al pubblico e ai media. Le discussioni portate avanti nelle loro riunioni non sono mai registrate o riportate all’esterno. Il Gruppo Bilderberg e uno di quei gruppi di potere sovranazionali dove si decidono le sorti future degli Stati e dei popoli.

A distanza di molti anni anche Steve Pieczenik, consulente del Dipartimento Usa nel 1978 in materia di terrorismo, componente del comitato di crisi voluto da Francesco Cossiga dichiara che Moro era l’agnello da sacrificare per la salvezza dell’Italia. Sicuramente della colonia Italia, non certo del popolo Italiano.

L’unico partito che fece di tutto per salvare Moro fu il PSI, con Craxi, gli altri si opposero, oppure organizzarono terrificanti depistaggi, come la ‘seduta spiritica’, che vide protagonista Romano Prodi.

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Toccante la frase che scrisse Moro in una delle quattro lettere intercettate dal Viminale e non recapitate ai destinatari: “Il mio sangue ricadrà su di voi”.

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Un altro importante fattore taciuto, per il quale Aldo Moro sicuramente doveva essere eliminato dallo scacchiere politico e non solo, era il fatto che stava portando avanti una politica mirante a recuperare parti di sovranità come ad esempio quella monetaria.

Politica monetaria nazionalista, in linea anche con quella politica energetica che in precedenza era stata portata avanti da Enrico Mattei, anche lui morto perché intaccava i poteri delle ‘Sette sorelle’, cioè il cartello delle compagnie petrolifere gestite dagli U.S.A.

Sia Moro che Mattei erano uomini che portavano avanti anche una politica finalizzata allo sviluppo di tutta l’area mediterranea, che vedeva l’Italia impegnata a svolgere un ruolo centrale ed di primo piano. Però con la loro morte in seguito questa strategia venne abbandonata e sostituita con interessi funzionali al comunità europea.

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Lo statista italiano era anche in linea con la politica monetaria del presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy. Il presidente americano, infatti, con l’ordine esecutivo 11110 cercò di togliere il potere di emissione monetaria alla Federal Reserve ( Banca Centrale statunitense in mano a banchieri privati come anche la nostra Banca Centrale Europea) stampando dollari su riserva d’argento riportanti la scritta “United States Of America” invece di Federal Reserve.

Aldo Moro a differenza di Kenndy, iniziò a stampare banconote da 500 Lire senza nessuna copertura aurea e senza nessun corrispettivo di un titolo di debito pubblico; grazie a questi semplici Biglietti di Stato, stampati direttamente della Repubblica Italiana, al solo costo di stampa tipografica, con i suoi governi, finanziò tutta la spesa pubblica statale.

Una prima emissione, di queste banconote fu la serie Aretusta, effettuata con il DPR 20-06-1966 e 20-10-1967 del presidente Giuseppe Saragat e la seconda serie, Mercurio, con il DPR 14-02-1974 del Presidente Giovanni Leone). Tali banconote da 500 Lire avevano la caratteristica di riportare scritto in alto REPUBBLICA ITALIANA (e non Banca D’Italia come ad esempio la 10.000 Lire) e in basso BIGLIETTO DI STATO A CORSO LEGALE, testimoniando così una possibile sovranità monetaria.

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Aldo Moro era sicuramente in controtendenza alle politiche economiche iperliberiste proposte dalla Scuola economia di Chicago e Maastricht che puntavano tutto sul pareggio di bilancio e che imponevano un mercato senza regole. Su tali basi di pensiero, infatti, verso la fine degli anni Settanta, con il presidente americano Ronald Reagan, seguito a ruota dalla Gran Bretagna con il Governo Thatcher, iniziò la tanto menzionata “deregulation” cioè deregolamentazione. Una nuova scuola di pensiero che proponeva un nuovo “dio mercato” che avrebbe regolarizzato tutto, dove la politica non avrebbe più dovuto interferire sui fattori economici e monetari perché questi sarebbero stati gestiti da uomini non eletti dal popolo, con strutture di potere al di fuori dal normale processo democratico, come oggi avviene con la Troika, formata dalla Commissione Europea, F.M.I. e B.C.E. che impone i suoi diktat ai popoli europei.

Su tali basi culturali nel 1981 fu anche decisa la divisione tra il “Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia”, per volontà di Carlo Azeglio Ciampi e Beniamino Andretta, che rappresentò uno dei primi colpi di Stato avvenuti in Italia.

In seguito, nel 1999, il presidente degli USA Bill Clinton, ex membro della “Commissione Trilaterale”, dietro pressione dei più grossi banchieri , abolì anche la legge bancaria del 1933 la “Glass-Steagall Act” ( legge che imponeva alle banche commerciali di portare avanti il loro classico lavoro, fatto di prestiti e risparmio garantito dallo Stato e dall’altra parte consentiva alle banche d’affari di poter fare attività speculativa) perché secondo loro imponeva troppi vincoli al loro operato .

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Cercando di collocare la figura di Aldo Moro, anche in un contesto di geopolitica internazionale, la sua figura risultava essere particolarmente scomoda ai progetti gestiti dalle plutocrazie internazionali che hanno sempre voluto rilegare l’Italia, dopo la seconda guerra mondiale, a ruoli marginali, facendola divenire di fatto solo una colonia dell’imperialismo economico-politico-militare di stampo anglosassone.

Mi sento di affermare che, in Italia, il normale processo democratico, dopo l’uccisione di Moro, ha iniziato a subire un profondo decadimento, che stiamo ancora subendo con gli attuali governi ( Monti, Letta e Renzi) imposti dall’alto con la complicità di Giorgio Napolitano.

 

 

 

 

Category: Cronaca, Cultura, Politica

Comments (3)

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  1. Antonio Martines - tramite Facebook ha detto:

    Il covo dove era tenuto prigioniero Moro si trovava in via Gradoli, una piccola traversa della Cassia situata nella zona di Roma Nord. Visitai questa piccola strada nel 2004 con un mio amico giornalista, il quale all’epoca mi fece notare che il percorso della stessa era alquanto particolare, perche è senza uscita e fa un giro su se stessa.
    Per uscire da Via Gradoli in pratica si fa un giro a cappio e si esce da dove si è entrati. La strada è circondata da una serie di piccoli appartamenti con vista propisciente sulla campagna intorno alla Cassia. L’ingresso all’epoca era caratterizzato da una sbarra d’ingresso che si apriva solo per i residenti e da telecamere, fin qui nulla di strano visto che ci troviamo in una zona residenziale di Roma.
    Tuttavia il mio amico mi fece notare che la maggiorparte di quei graziosi appartamentini erano per la maggior parte sfitti o abitati da stranieri provenienti dai posti più disparati.
    Facendo la passeggiata ci imbattemmo in asiatici, nordeuropei, sudamericani e africani, tutti in una fascia di età che andava dai 25 ai 45 anni masimo, per lo più uomini dall’aspetto comune e dalla buona forma fisica…la cosa che mi colpi è che ci guardarono tutti con fare abbastanza sospettoso e in qualche caso anche ostile.
    Il mio amico mi disse che sapeva per certo che la stragrande maggioranza degli appartamenti del quartiere costruito intorno a via Gradoli era stato da sempre gestito da agenzie immobiliari che gravitavano nell’orbita dei servizi segreti.
    Questa era un’informazione diretta che lui sapeva grazie a suo padre – un importante dirigente nazionale della Caritas – e in effetti l’atmosfera che si respirava non era quella di un classico quartiere residenziale di Roma Nord. Mi disse anche che la faccenda – alquanto grottesca – della seduta spiritica di Prodi non fu affatto casuale, perchè in pratica era un messaggio lanciato a chi di dovere ( per mezzo TV) per mangiare la foglia e smontare baracca e burattini.
    Infatti nei Tg dell’epoca si disse che Prodi aveva sentito dallo spirito di Don Luigi Sturzo la parola Gradoli, e gli investigatori si precipitarono non a via Gradoli ma sull’omonima Gradoli sul lago di Bolsena in provincia di Viterbo. All’epoca – e in verità ancora oggi – le comunicazioni all’interno dei servizi avvenivano molto spesso tramite annunci sui giornali o addirittura la TV. Vi consiglio in tal senso la lettura de : ” L’alternativa del diavolo” di Frederick Forsyth, all’interno del romanzo c’è una pagina indimenticanbile in cui si parla di un Killer del KGB nascosto nel tardo pomeriggio in una villetta della periferia di Londra che a una data ora accende la Tv per vedere il TG e aspettare il segnale del conduttore, il quale avrebbe – o non avrebbe – dovuto commettere un errore di dizione per dare il segnale all’agente clandestino.
    Ma ritornando a noi, chiudo questo lungo post ricordandovi che sempre Via Gradoli fu il teatro di un altra clamorosa – e oltremodo torbida – vicenda che vide protagonista Piero Marrazzo e che di fatto pose fine alla sua carriera politica. L’ultima volta che sono stato a Via Gradoli è stato 3 o 4 anni fa, e almeno all’epoca, l’atmosfera era sempre la stessa.

  2. Dario Stefàno, La Puglia in più - tramite redazione ha detto:

    Aldo Moro era figlio di un Sud stanco, sfilacciato ma che non ha mai rinunciato a offrire le proprie idee, le energie e gli uomini migliori alla causa comune, alla costruzione di una società più giusta, di un progetto democratico vero.

    Moro ha messo al servizio del Paese la sua grande forza morale, la capacità di ascolto, di dialogo, di inclusione e un percorso politico e intellettuale fuori dall’ordinario. La conoscenza e la sensibilità gli hanno permesso di essere antesignano rispetto alla necessità di un radicale rinnovamento delle condizioni di vita sociali, economiche e politiche della nostra società.
    E’ stato prima ispiratore e, nel tempo, costruttore e difensore della cultura democratica dell’età repubblicana. La sua storia è legata a doppio filo alla storia dell’Italia, della nostra Carta Costituzione, della Repubblica e persino degli anni più bui vissuti dal nostro Paese.

    Il pensiero e l’iniziativa politica di Moro restano di straordinaria attualità ed è fondamentale studiarle per continuare ad alimentare il processo di costruzione di una coscienza collettiva civile e politica fondata sul confronto e sulla democrazia.

  3. Ferdinando Imposimato - tramite redazione ha detto:

    Il mio pensiero oggi va ad Aldo Moro e alla sua famiglia. Io sono stato il giudice dei tre processi Moro e sono sconvolto da questa vicenda perchè ho scoperto, a distanza di 30 anni, che Moro è stato vittima di un complotto.
    Molti mass media difendono una verità sconvolgente. Moro è stato vittima non soltanto delle Brigate rosse che hanno sparato, ma di quel potere politico che sapeva dove era Moro, lo poteva salvare e non hanno fatto niente per salvarlo.

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