I NOSTRI AMICI ANIMALI / LE STORIE DI FEDERICA

| 23 settembre 2016 | 0 Comments

Un rapporto speciale, antichissimo e intensissimo.

Analizzando il Dna di 209 gatti ritrovati in una trentina di siti archeologici relativi ad un arco di tempo che parte da diecimila anni fa, a arriva al secolo scorso, alcuni biologi sono giunti ad alcune straordinarie conclusioni.

Questo il riassunto del coordinatore della ricerca, Claudio Ottini: “I nostri studi dimostrano che nella loro storia i gatti hanno essenzialmente seguito due rotte. La prima via terra, che li porta a popolare il medio oriente e l’Anatolia quando gli uomini iniziano a coltivare la terra, circa 10mila anni fa. La necessità di immagazzinare i raccolti per l’inverno e per le semine successive finì per attirare i topi nei granai degli antichi villaggi del neolitico. E il rapporto fra uomini e felini iniziò, così, per ragioni di puro opportunismo. 

La seconda rotta passa invece per le vie commerciali marittime. La linea genealogica dell’antico Egitto, analizzata attraverso le mummie, rispunta successivamente in molti porti europei. Fino al sito vichingo del Mare del Nord, databile tra l’ottavo e l’undicesimo secolo. 

Non sappiamo nulla della loro storia. Non sappiamo nulla della loro origine né della loro diffusione.

Dei gatti non possiamo nemmeno dire con certezza che siano animali domestici, visto il loro carattere. Il comportamento è sicuramente cambiato, da quando vivono accanto all’uomo. Ma il loro corpo no, e questo è atipico rispetto alle altre specie. 

Anche se non conosciamo i dettagli della sua storia, il rapporto fra uomini e felini è stato sicuramente molto intenso, e fin dai tempi più antichi. A Cipro, nel 2004, fu ritrovato un gatto sepolto accanto a un bambino, risalente al 7.500 a.C.

Gli egiziani iniziarono a dipingere questi animali in un contesto domestico intorno al 2mila a.C. Di sicuro il senso di attaccamento fra felix silvestris e l’uomo è stato fin da subito molto forte. Aveva qualcosa di spirituale, direi. L’idea di seppellirlo accanto a un bambino non può essere spiegata altrimenti”.

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