DOPO L’ INCONTRO DI TREPUZZI SULLA DISCARICA PARACHIANCA. SCARPA SODDISFATTO DEL NO DEI SINDACI DEL NORD SALENTO. MA QUALI LE SOLUZIONI POSSIBILI?

| 1 ottobre 2016 | 0 Comments

di Eleonora Ciminiello____

L’incontro dell’ altro giorno presso l’aula consiliare del comune di Trepuzzi, organizzato dal consigliere del Movimento 5 Stelle, Massimo Scarpa, su “Discarica Parachianca: riciclo inceppato?”, ha avuto una grande affluenza di pubblico, e vasta eco, proprio a dimostrazione che la sorte dell’area designata è un argomento che interessa profondamente la popolazione.

I complimenti di tutti gli intervenuti, dal moderatore Luigi Russo, ai sindaci di Trepuzzi e Surbo, Giuseppe Taurino e Fabio Vincenti, al vicesindaco di Squinzano Andrea Pulli, sono andati al consigliere Massimo Scarpa, il quale in tempi strettissimi, è riuscito ad organizzare un incontro coinvolgendo tutti i protagonisti ed aggiungendo personalità, quali il consigliere regionale Antonio Trevisi e l’amministratore del centro di compostaggio aerobico di Arnesano Paolo Marini, capaci di offrire punti di vista alternativi al modo di concepire i rifiuti.

Durante l’incontro, a spiccare, vi è il No da parte degli amministratori comunali, il cui parere non è vincolante ma, come sostiene il sindaco Vincenti «Può essere determinante per la decisione definitiva del Comune di Lecce», comune di Lecce che contemporaneamente era riunito proprio per prendere una decisione a riguardo.

Nemmeno a farla apposta il sindaco Fabio Vincenti è raggiunto da una comunicazione inviatagli dall’assessore provinciale all’ambiente Andrea Guido, il quale riferisce che il sindaco di Lecce Paolo Perrone, ha dichiarato pubblicamente durante il consiglio comunale in corso, di essere contro la realizzazione della discarica Parachianca. Il consiglio comunale di Lecce ha però deciso, tenuto conto della presenza di soli nove consiglieri comunali, di riportare la mozione in commissione, riformulandola, per poi porla nuovamente all’attenzione del consiglio comunale al completo. La riformulazione, secondo quanto spiegato dall’assessore Guido, è stata ritenuta necessaria per dar forma a motivazioni di carattere giuridico e tecnico, che dovrebbero andarsi ad aggiungere alle ragioni espresse nella delibera già formulata dai sindaci del Nord Salento.

Gli amministratori comunali presenti hanno puntato sull’imprescindibilità della difesa della salute pubblica, primaria rispetto a qualsiasi altro bene, assieme alla salvaguardia ambientale che verrebbe minata dalla presenza di un nuovo centro di accumulo di rifiuti speciali “non pericolosi”.

A tal proposito, illuminante è stato l’intervento del chimico Andrea Sergi che riportiamo integralmente:

«Chi meglio del chimico sa che cosa può essere trasformato e che cosa diventa poi, per esempio, in una discarica?

Io ho parlato con il prof. Calò, perché ho già scritto le mie osservazioni su una piccolissima parte del progetto del prof. Calò, e fra le altre cose gli ho detto anche: prof. Calò, siccome lei è anche una persona competente e non è la prima discarica che costruisce, lei lo sa meglio di me che può fare 12 mila strati di HDPE, può fare il doppio strato d’argilla, come è stato scritto nel progetto.

Le cose vanno bene dopo un anno, dopo due anni, dopo cinque anni, ma poi alla fine l’acqua passa sempre. E quando passa l’acqua, chi come me si occupa, tra le altre cose di bonifiche di siti inquinati, sa perfettamente che cosa significa quando queste sostanze, e nell’elenco CER che è stato presentato nel progetto ci sono per esempio rifiuti contenenti Zolfo, rifiuti contenenti cromo, derivanti dai processi delle concerie. Quando questa roba va a finire nel terreno, eh signori, nel terreno ci sono tre fasi: c’è la fase liquida, c’è la fase solida e c’è la fase aeriforme, e queste sostanze purtroppo si ripartiscono, come ad esempio il mercurio.

Il mercurio è uno dei metalli più pericolosi per la salute perché provoca demenza, perché attraversa la barriera ematocefalica del cervello.  (Nel terreno) il mercurio viene trasformato da alcuni batteri in forme metilate, che vanno nell’atmosfera quindi il mercurio può inquinare sia il suolo, sia la falda che l’atmosfera.

La Commissione Europea sta per far uscire un pacchetto legislativo che ormai si tira avanti da più di tre anni, il quale spingerà ancor di più per il riciclo e per il riuso in base alla Direttiva Quadro, la Direttiva 2008 del 1998, quindi basta solo questo per dire, e l’ho detto anche al prof. Calò, va contro non solo le norme attuali ma anche le norme a venire.»

Sostanze dannose trasformate nel terreno in altro, sostanze letali che sfuggono nell’atmosfera, sostanze pericolose che si mescolano alle acque di falda: è questo che succede quando si ha a che fare con una discarica.

Ma quali potrebbero essere quindi le soluzioni per una società che continua a produrre rifiuti? A questa domanda si potrebbe in parte rispondere con l’esperienza riportata dal titolare dell’impianto di compostaggio Paolo Marini, il quale accoglie rifiuti vegetali per dar vita ad un compost organico capace di remineralizzare il terreno, ed in Salento è quanto mai indispensabile.

«Un rifiuto si può trasformare in una risorsa e noi ne siamo l’esempio lampante» – sostiene l’amministratore del centro di compostaggio di Arnesano Paolo Marini, che continua – «Una delle più grani criticità del Salento è legata alla carenza di sostanza organica nei terreni. Bene, recuperare tutto ciò che è scarto organico, porterebbe ad un recupero della sostanza organica del nostro territorio. E questo è fondamentale da un punto di vista agronomico ma anche ambientale».

Paolo Marini sottolinea che «Riciclare un rifiuto è indice di risparmio, sia dal punto in termini economici che ambientali, pensiamo all’organico: ciò che le piante hanno sottratto alla terra durante il loro ciclo di vita, grazie al compostaggio può ritornare nuovamente al terreno. Basta capire che il ciclo si chiude in maniera corretta così come la natura prevede per capire quanto sia importante l’impegno alla differenziazione dei rifiuti da parte dei cittadini.»

Trasformare i rifiuti vegetali può essere un’ottima soluzione ma risolve solo parte del problema.

Una risposta viene da Antonio Trevisi che sottolinea come la Proposta di Legge presentata dal Movimento 5 Stelle in Regione (ed ancora mai discussa), “Verso un’economia circolare a Rifiuti Zero” possa essere un’opportunità per l’ambiente, per l’economia ma soprattutto per la salute dei cittadini. Attraverso la proposta di Legge, informa Trevisi, «è possibile ridurre drasticamente i rifiuti indifferenziati domestici portandoli dal 70% ad appena il 10%».

Ciò che serve, quindi è l’ammodernamento delle procedure, e l’indirizzamento della società civile verso un uso più rispettoso del rifiuto, che può trasformarsi in preziosa risorsa per l’ambiente o comunque in prodotto di trasformazione riutilizzabile in altra forma.

Soddisfatto dei risultati del dibattito Massimo Scarpa che specifica: «Noi del movimento 5 Stelle, così come abbiamo fatto in altre circostanze, promuoviamo la lettera cittadina di sottoscrizione per affermare il proprio No Alla Discarica Parachianca. La lettera non possiede alcun simbolo proprio in questo spirito, perché non deve essere una scelta delegata ad un partito ma una scelta consapevole del singolo che comunica il suo volere alle amministrazioni, nel pieno spirito di partecipazione e condivisione politica. Per assurdo potremmo vedere il No alla Discarica Parachianca come un’opportunità, un’opportunità che si deve tradurre da parte delle amministrazioni in un impegno concreto affinché vengano attivati tutti gli strumenti che competono loro per avviare una differenziata vera, visto che tutti i comuni salentini, tranne un paio, non raggiungono le soglie di differenziata imposta, ossia il 65%».

Il comportamento virtuoso, secondo il consigliere Scarpa, può germogliare non solo attraverso incontri pratici destinati agli adulti, ma soprattutto attraverso «dimostrazioni di compostaggio domestico ed informazioni sull’importanza del rifiuto all’interno delle scuole. Ciò andrebbe ad incentivare la formazione di uomini del futuro più rispettosi dell’ambiente e quindi della salute umana».

Comportamenti virtuosi che non devono essere solo dei cittadini ma coinvolgere anche quelle strutture che producono rifiuti pericolosi per la salute umana. Lo stesso consigliere regionale Trevisi sottolinea come, ad esempio, non tutti gli ospedali trasportano i rifiuti sanitari pericolosi alla Biosud, il termovalorizzatore sito tra Trepuzzi e Surbo «Ce n’è solo uno, quello di Tricase, e il nosocomio di Tricase non è gestito dalla Regione ma dalle suore. È un ospedale di natura cattolica. Quest’ospedale usa un altro metodo: si tratta di uno sterilizzatore simile ad una lavatrice che accoglie il rifiuto pericoloso e per sfregamento lo rende inerte e non pericoloso. Quindi senza bruciare il rifiuto si può sterilizzare nelle macchine. Voi direte costa di più? No, costa un terzo rispetto alla Biosud. A tal proposito abbiamo presentato in Regione una proposta di Legge per abbandonare la combustione a favore della sterilizzazione dei rifiuti sanitari pericolosi. La soluzione alternativa, quindi, esiste».

Come mai la Regione non ha mai preso in considerazione questi metodi, meno costosi e soprattutto meno dannosi per i cittadini?

Sarà che come dice qualcuno dietro questi sistemi aggiudicati aggregati, quali discariche, termovalorizzatori, ci sia sempre dietro qualcuno che deve concludere un grosso business?

Potrebbe succedere che chi deve fare questo genere di business finanzi o abbia finanziato le campagne elettorali di qualcuno?

Noi non possiamo fornire le risposte, ma forse un’idea più chiara ce la può dare il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il quale in un incontro pubblico datato 8 dicembre 2014, quando era ancora solo un candidato alla Presidenza della Regione Puglia affermava:

“Fare politica senza colpire gli interessi, o senza… (movimento delle mani)… Non lo so. Io non lo so se è possibile che qualcuno, per esempio, diventi Presidente della Regione Puglia contrastando gli interessi delle aziende che gestiscono il ciclo dei rifiuti, non lo so, possiamo fare un esperimento fra un po’ di tempo. Non sarà facile però. Eh… non sarà facile perché si tratta di aziende che finanziano le campagne elettorali in modo pesantissimo, e si tratta di aziende che hanno un peso elettorale molto pesante, non ne parliamo nelle aree dove loro sono insediate in maniera stretta.”

Allora, Presidente, è stato possibile?

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