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CHE DOMENICA BESTIALE. EMILIANO VOLA BASSO, SHOW IN TV, CON MEZZ’ ORA DI POLEMICHE PER PREPARARE IL SUO SOGNO DI DIVENTARE SEGRETARIO DEL PD. POI VIENE PESANTEMENTE ABBATTUTO DALLA CONTRAEREA DEI SUOI

| 29 gennaio 2017 | 1 Comment

(g.p.)______Lunedì 6 febbraio sarà processato a Roma dal Consiglio Superiore della Magistratura proprio per questo motivo: fare politica attiva di partito, col Pd, e probabilmente l’ incredibile performance di oggi non gli avrà giovato. Ma va beh, sono questioni legali e giudiziarie.

A noi cittadini pugliesi interessa in primis un’ altra cosa…Lo paghiamo per questo, e a dirla tutta paghiamo pure la moglie e altri suoi amici che collaborano con lui, compagni e sodali, che come staff personale collaborano alla scalata romana, ma va beh, pure questa è un’ altra storia.

Però, dovrebbe fare il presidente della Regione, non il militante del Pd in servizio permanente effettivo. Dovrebbe risolvere, toh, non so nemmeno da quale emergenza cominciare, che so? Forse lo sfascio della sanità? Dell’ Ilva? Di Cerano? Dei rifiuti? E potrei continuare a lungo. E invece…

Oggi il programma di Rai 3 di Lucia Annunziata “In 1/2 ora” ha ospitato un Michele Emiliano uscito allo scoperto nel confessare quello che tutti sapevano, o temevano, cioè di voler fare da grande il segretario del Pd e senza remore nell’ ammettere di stare lavorando proprio per questo. Ecco una sintesi delle sue dichiarazioni nella mezz’ ora – che in tv sono un’ eternità – di esternazioni a ruota libera e a chiodo fisso:

Un congresso è necessario. Se il segretario lo nega, è lui che fa la scissione, non sono gli altri. La scissione parte da chi non rispetta le norme dello statuto. Chi non sta rispettando le norme delo statuto in questo momento è il segretario di partito che ne dovrebbe essere il custode e il tutore.

Se c’è un congresso, e mi auguro ci possa essere una unica candidatura alternativa a quella del segretario uscente, e se io capisco che questa candidatura può essere utile e incarnata da me, non ho nessun problema.

Se ce n’è un altro che funziona meglio di me non ho nessun problema a fare campagna elettorale per lui. Su di me stanno convergendo consensi, probabilmente perché non appartengo all’area bersaniana o dalemiana; sono stato uno dei sostenitori di Renzi, sono un uomo indipendente, non faccio parte di nessuna corrente. E probabilmente questo mi mette in una condizione di maggiore facilità nel federare tutte le altre aree di riferimento nel partito. Nessuno però può pensare che io nei confronti del segretario del mio partito abbia un sentimento negativo: la prima persona con la quale vorrei parlare di questa opzione è proprio lui. Siccome questa posizione è insostenibile, si può perfino arrivare alle carte bollate per obbligarlo a fare il congresso.

Io consiglio vivamente al segretario di iniziare immediatamente la procedura per il congresso perché se non lo fa è in una tale difficoltà politica che rischia di uscirne assolutamente azzerato come soggetto legittimato a guidare il partito. Quindi prima cominciamo meglio è.

Se Renzi non ci dà un segnale rapidamente, cominciamo a raccogliere le firme tra i militanti del partito che non vogliono vedere il partito esplodere in mille pezzi nella dialettica tra Renzi e D’Alema. La raccolta delle firme penso si possa cominciare a fare anche in settimana.

Non credo che D’Alema abbia intenzione di avviare personalmente una scissione, tant’è che ha adoperato un termine diverso: ha detto ‘liberi tutti’. Significa che il suo tentativo da sinistra di ricostruire le ragioni di un Pd che non trascuri questa tradizione politica, fallisce. E dopodiché noi ci dobbiamo trovare un sistema per riportare gli italiani a poter votare per un soggetto che corrisponda al progetto originario del Pd.

Io escludo che Renzi possa prendere il suo partito e suicidarlo in una ipotesi nella quale, come se fossimo in un piccolo Comune, fa uno strappo e va avanti. Poi gli altri del Pd fanno una lista civica, fanno confusione. Di solito in questo caso vince la destra o il M5S. E noi facciamo la figura di quelli che per tutelare noi stessi sacrifichiamo l’interesse comune. Non posso pensare che Renzi arrivi a questo”.

***

Le repliche dei suoi compagni non si sono fatte attendere, e mentre, in tarda serata, scrivo queste note, è ancora un susseguirsi di critiche.

Il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini: “L’unico che non rispetta lo Statuto è chi non lo legge. Le regole sono chiare: il congresso viene convocato dall’assemblea nazionale, non dal segretario e va fatto, secondo l’art. 5 dello Statuto del nostro partito, nel dicembre 2017. Invito quindi a smetterla con inutili polemiche fondate sul nulla o su mistificazioni delle regole del nostro partito“.

Il deputato Ernesto Carbone: “Caro Emiliano, a norma di statuto il congresso del Pd si tiene a dicembre 2017. Sarebbe buona norma sapere come funzionano le regole prima di parlare”.

Il senatore Andrea Marcucci: “Emiliano usa carte bollate contro statuto Pd? Una bella concezione della democrazia interna. Congresso previsto a dicembre”.

Ma la replica più pesante, non per quello che dice, ma per quello che non dice – in politica occorre sempre saper leggere fra le righe – anzi, pesantissima, un vero e proprio macigno, è arrivata dal presidente del Pd Matteo Orfini: “Mi auguro che l’Emiliano magistrato conosca la legge meglio di come l’Emiliano politico conosce lo statuto del suo partito”, gli ha mandato a dire. ______

L’ APPROFONDIMENTO nel nostro articolo del 23 gennaio scorso

http://www.leccecronaca.it/index.php/2017/01/23/michele-emiliano-sara-processato-dal-consiglio-suprioe-della-magistratura-il-prossimo-6-febbraio-fa-politica-attiva-col-pd/

Category: Cronaca, Politica

Comments (1)

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  1. Chi milita in un partito ha il dovere di mettere la propria esperienza ed il proprio impegno anche per risolvere i problemi del paese. Dov’è scritto che chi ha un incarico politico in una regione non debba mettere la propria professionalità e la propria esperienza al servizio del paese? E la Puglia ha sempre sfornato degli ottimi politici, tutti partiti dall’impegno locale ma che poi si sono dedicati nell’impegno politico a livello nazionale. E Moro è stato uno dei migliori e l’hanno fatto fuori perché davvero voleva rafforzare la democrazia nel nostro paese e renderla compiuta.

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