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DYNASTY / IL CANDATO A SINDACO DEL PD E’ IL ‘DISSIDENTE’ CARLO SALVEMINI, FIGLIO D’ ARTE E POLITICO DI LUNGO CORSO, CHE PROVA A SEGUIRE LE ORME PATERNE

| 4 febbraio 2017 | 1 Comment

(Rdl)______Un pensiero in meno, fra i tanti che assillano il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, da tempo pesantemente all’ opera nella questione. Ora anche il centro sinistra, dopo lunghi mesi di ‘incomprensioni’, veti incrociati, gran rifiuti e trattative, senza primarie, ma con l’ indicazione calata dall’ alto su un nome che potesse, se non accontentare, almeno tenere insieme quante più possibile delle varie anime, partiti, partitini  e correnti che lo animano, ha il suo candidato a sindaco di Lecce per le prossime amministrative.

E’ Carlo Salvemini, 47 anni, figlio d’ arte, essendo stato suo padre Stefano fino al 1999 sindaco della città; si occupa una società cooperativa editoriale, ma è da sempre in politica, candidato degli ex Ds al comune, poi vendoliano alle regionali, infine consigliere comunale con la lista ‘Lecce bene Comune’ (autonoma e in disaccordo col Pd) in questa legislatura, e attualmente divisa in due tronconi, in disaccordo fra di loro.

Pochi minuti fa, dopo una ‘conferenza – stampa’ con politici e militanti, lo stesso Carlo Salvemini, ha spiegato tutto, con fin troppa dovizia di particolari, con un lunghissimo post su Facebook, che, comunque, riproduciamo qui di seguito integralmente. Buona lettura!______

Si parte.

PERCHE’ MI SONO PRESO UNA SETTIMANA DI RIFLESSIONE

E’ stata una decisione difficile da prendere.
Perché come è noto avevo annunciato da tempo che consideravo concluso il mio impegno in consiglio comunale.
Perché la proposta che mi ha raggiunto è arrivata dopo un percorso tormentato, segnato da tante polemiche all’interno delle forze politiche e dei movimenti impegnati alla ricerca di un candidato sindaco.
La vita ti costringe a volte a scelte non previste, ti impone cambiamenti di prospettiva, ti suggerisce possibile ripensamenti.
Decidere di uscire dal consiglio comunale è un conto.
Respingere al mittente una candidatura a sindaco un altro. Soprattutto quando hai consapevolezza che quella comunità politica nella quale ti sei sempre riconosciuto, per la quale ti sei speso e impegnato, alla quale ha dedicato energia e passione ti chiede aiuto in un momento di difficoltà.
Come ho impiegato questi giorni?
Ad osservare reazioni: di assenso, di perplessità, di incoraggiamento.
Ad ascoltare i consigli: usa la testa, agisci di pancia, rifletti, buttati.
A rispondere ai tanti messaggi che mi sono giunti.
A leggere le motivazioni dei sottoscrittori l’appello.
A confrontarmi con familiari e amici più stretti.
A dialogare con chi nei partiti e nei movimenti mi ha proposto alla città.

Per me è stato fondamentale mettere a fuoco un punto decisivo.
Mi si chiede di candidarmi per e salvare la faccia con i nostri elettori visibilmente e comprensibilmente irritati e scoraggiati?
Oppure attorno a me c’è la volontà credibile di impegnarsi tutti in una sfida collettiva per dare un’alternativa di governo a Lecce e che non delega alle sole spalle del singolo il compito di provarci?
Ho messo insieme tutti i pezzi; ho usato testa e cuore; ho pesato le voci pro e quelle contro, le riflessioni politiche e le emozioni private, gli incoraggiamenti pubblici e le attestazioni private.
E oggi sono qui:
E’ una sfida, lo so
E’ una candidatura che giunge al termine di un percorso confuso, lo so.
Ma so anche di non volere deludere le attese e le speranze che si sono accese in queste settimane: non importa sapere se sono tante o poche, sufficienti o meno per affrontare una impegno difficile. So che sono manifestazioni sincere di stima, rispetto, considerazione che valgono più di ogni altro argomento e sufficienti, ai miei occhi, per darmi la spinta necessaria a superare gli ostacoli che ci sono.
Accetto la proposta di candidarmi Sindaco della nostra città.

PERCHE’ SIAMO QUI

Per suggestionare i leccesi potevamo scegliere spazi e luoghi evocativi di una priorità programmatica, di un’emergenza, di una sfida da raccogliere e vincere.
La chiamano “narrazione”, la capacità di proporre un racconto emozionante.
Io i luoghi simboli di Lecce li conosco tutti perché questa non è solo la città nella quale vivo ma quella che amministratore cerco ogni giorno di migliorare. Non ho bisogno di richiamarli o evocarli con una foto o una visita.
Ho ritenuto che fosse un dovere farla qui, al Palazzo di Città.
Per due ragioni, semplici ma fondamentali.
La prima.
Qualunque progetto di cambiamento che ambisca a migliorare la qualità della vita di una comunità, di innalzare il benessere economico sociale ambientale culturale deve porsi l’obiettivo del governo, che è lo strumento attraverso il quale i progetti, le idee possono diventare azioni politiche capaci di incedere sulla vita delle persone.
Per fare politica e non testimonianza, per non essere prigionieri dell’analisi “dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”. Avendo chiaro l’obiettivo finale del consenso, del governo, della vittoria. Senza il quale ogni ambizione – la più virtuosa e nobile – è semplicemente un’aspirazione velleitaria.
In una città tutto parte da qui, dal municipio. E qui noi vogliamo e dobbiamo diventare maggioranza.

La seconda.
Non ho accettato di candidarmi per esclusivo senso di responsabilità, civica e politica. Ma perché avverto l’obbligo di impegnarmi per vincere le elezioni. E darci la possibilità di realizzare le politiche che abbiamo in questi anni suggerito, proposto, evocato. Non siamo stati solo opposizione in questi anni: quella che ha consentito di rendere pubblici passaggi delicati della vita amministrativa che hanno determinato danni politici e indagini penali. Siamo stati anche minoranza che ambisce a prendere il posto di chi governa Lecce da vent’anni: che ha proposto e fatto approvare dal consiglio ordini del giorni, delibere, mozioni di rilevante significato. Col voto dei nostri avversari.
Non si tratta di sostituire semplicemente un sindaco e gli assessori per continuare a proporre pratiche uguali con persone diverse.
Ma di avere l’ambizione di realizzare politiche nuove con persone nome.
Si chiama alternanza al governo, alternativa nelle politiche ed è quello di cui la città ha bisogno ed urgenza.
Ridare l’idea di un municipio dove si amministra pro tempore al servizio dei cittadini e cancellando ogni tentazione di considerare la casa di tutti casa propria.
Per fare tutto questo noi dobbiamo vincere, perché possiamo.

COSA CI ASPETTA

Da lunedì comincia per noi ufficialmente la campagna elettorale. Domani me la prendo di riposo: corsa e partita domani sera.
Non mi stancherò di ripetervelo:
questa sfida ha un senso, un significato, un valore se ci interpretiamo tutti come i giocatori di una squadra che può vincere solo se si sente accomunata da una comune tensione.
Ai partiti e ai movimenti che mi sostengono.
Ai tanti che hanno sottoscritto appello.
A quanti mi hanno telefonato, scritto, parlato per incoraggiarmi ad accettare dico semplicemente che Il più importante incarico pubblico è il mestiere del cittadino.

Candidatevi anche voi per provare a diventare consiglieri comunali.
Mettetevi in gioco, scendete in campo.
Però stavolta regaliamoci l’emozione di una vittoria possibile.
E quindi servono liste forti organizzate dai partiti e movimenti che mi hanno lanciato l’appello.
E liste forte di cittadine e cittadini che si mettono al mio fianco.
Un esempio. Avete firmato in 1.000 l’appello alla mia candidatura. Se il 10% di voi oltre a dirmi “candidati carlo” aggiungessero “ ” noi avremmo tre liste civiche pronte. Col 20% di voi diverrebbero sei liste civiche. Una straordinaria onda di passione civile. Animata anche dall’entusiasmo dei 20nni, 30nni, 40nni, fascia generazionale che mi auguro di riuscire ad appassionare in questi mesi e sentire al mio fianco: spendersi per la propria città è la più bella forma di apprendistato civico.

PER FARE COSA

Ricorre spesso il tempo del «progetto di città» nel dibattito tra di noi.
Io penso che il contributo politico e programmatico di partiti e associazioni e movimenti deve esprimersi negli anni di una consiliatura.
«Il progetto di città» esiste è nel nostro lavoro di questi anni svolto dentro e fuori il palazzo, nelle proposte, nelle mozioni, nei temi, nel contraddittorio. Pronto a arricchirsi dei contributi che si sono prodotti in questi mesi attorno ad iniziative di protagonismo associativo. E’ questa la nostra forza: l’essere protagonisti di un racconto politico che si nutre di esperienze, dati di realtà, consapevolezza del presente, visione del futuro.
Partendo da una consapevolezza:
In una città l’attenzione per i turisti non può essere la priorità degli amministratori. I bisogni e diritti dei cittadini vengono prima. Se ci si prende cura dei propri cittadini a beneficiarne sono anche i turisti. Il benessere sociale economico ambientale culturale di una comunità è il miglior biglietto da visita di una città.
E da una certezza: in un momento di sfiducia verso la politica e le istituzioni rappresentative abbiamo il dovere di renderci credibili: promettere solo ciò che si può mantenere, mantenere ciò che si è promesso.
Sapendo tutti che Lecce non potrà diventare più vivibile e sostenibile senza politiche che intervengano sulle diseguaglianze sociali.
In questi anni abbiamo promosso e difeso un’idea di città diversa: sulla partecipazione dei cittadini per farli sentire coinvolti nella valorizzazione delle sue risorse; sulla cultura che non si fa carico di eventi ma diventa cura del patrimonio materiale e immateriale; sulla sostenibilità e la tutela ambientale e della salute; sul commercio capace di tenere assieme crescita di settore e difesa del dell’esercizio di vicinato; sul piano delle coste che è il primo vero unico credibile investimento sul nostro mare; sulla scrittura del nuovo PUG sapendo che cambiare la struttura urbanistica di una città significa cambiarne la morale; su un’idea diversa del trasporto capace di investire sulla mobilità sostenibile; sulla manutenzione e cura del verde.
Abbiamo tanto da dire.
Nel farlo vi prometto di trasferirvi passione.
Perché la politica cittadina è qualcosa di più bello e appassionante del solo giochino “chi candidiamo sindaco?” Ed è quello che dobbiamo imparare a fare tutti insieme da lunedi.
Forza al lavoro, grazie a tutti. E andiamo a vincere, col sorriso. ______

LA RICERCA nel nostro articolo a seguire

http://www.leccecronaca.it/index.php/2017/02/04/dynasty-non-mi-ci-vedo-a-fare-il-professionista-a-palazzo-carafa-cosi-scriveva-nemmeno-un-mese-fa/

 

 

Category: Cronaca, Politica

Comments (1)

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  1. Lorenzo Siciliano, Pd - tramite redazione ha detto:

    Carlo Salvemini è candidato Sindaco del centro sinistra della Città di Lecce. A lui va tutta la nostra gratitudine indipendentemente da quello che sarà il risultato.
    Innanzitutto per esser riuscito a mettere la parola fine ad un teatrino connotato dal pantano in cui si era completamente immerso, nostro malgrado, il Partito Democratico grazie a presunti dirigenti che non sono mai stati in grado di mettere in campo una visione di Città credibile ed inclusiva, puntando sul valzer dei nomi piuttosto che sul merito delle questioni.
    Ora è il momento di dimostrare concretezza, di rimboccarsi le maniche mettendo in conto un impegno massimo di tutti.
    Chi ha ruoli di forte responsabilità nel Partito Democratico, ed è leccese, scenda in campo candidandosi a sostegno di Carlo, ad iniziare da Loredana Capone, che da punta di diamante della Giunta regionale non può certo tirarsi indietro rispetto alle amministrative leccesi.

    Quanto all’Udc sembra evidente che la Politica dei tre forni resta quella che lo contraddistingue. A Bari al Governo con il centro sinistra, a Lecce probabilmente con Delli Noci. Un disegno politico da bassa geometria che chiunque sarebbe riuscito ad ipotizzare. Checché ne pensi Emiliano, il cui decisionismo, sul rispetto del perimetro della coalizione di centro sinistra, pare essere ad intermittenza.

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