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IL PRIMO MAGGIO DELLA CGIL

| 1 maggio 2017 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. La segretaria generale della Cgil di Lecce Valentina Fragassi (nella foto) ci manda la seguente dichiarazione______

1° maggio, festeggiamo con i lavoratori la vittoria su voucher e appalti.Ma ora inizia la vera sfida: ridare dignità al lavoro e speranza al territorio. In provincia di Lecce aumenta la disoccupazione. Sempre alto il dato sulla disoccupazione giovanile. Situazione donne allarmante. Istituzioni e parte sana delle imprese si impegnino per il futuro del territorio.

Questo Primo Maggio è per tutti noi, per i lavoratori e per i giovani, motivo di festa, perché ricade all’indomani dell’importante vittoria dei lavoratori: aver ottenuto, con una tempistica pressoché inedita, l’approvazione di una legge che abolisce le norme su voucher e appalti. Una vittoria che è la prima tappa di un lungo percorso democratico attivato dalla Cgil con il coinvolgimento di milioni di lavoratori e cittadini.

Ora la Cgil va avanti, con convinzione ed entusiasmo, con la sfida per la Carta dei diritti universali del lavoro, la proposta di legge di iniziativa popolare con cui puntiamo a riscrivere una pagina nuova nella storia del diritto del lavoro in Italia. Un nuovo Statuto dei Lavoratori che include tutti ed estende i diritti a chi finora ne era escluso.

Dopo vent’anni di riforme che hanno soltanto peggiorato le condizioni dei lavoratori e tolto dignità al lavoro, è necessaria una svolta. Basta con riforme pasticciate e norme che continuano a penalizzare lavoratori e giovani, senza cambiare la situazione occupazionale.

Gli ultimi dati Istat nazionali dimostrano che, a fronte di un lieve calo della disoccupazione, aumenta il numero delle persone inattive, che rinunciano cioè a cercare un lavoro.

In provincia di Lecce, l’ultimo dato dei Centri per l’Impiego (anno 2016) registra l’aumento della disoccupazione, che sale al 23,1% nel 2016 (11,7% in Italia), rispetto al 22% dell’anno precedente (11,3% in Italia).

Migliora, ma resta drammaticamente alto, il livello di disoccupazione giovanile nella fascia di età 15-24: 50% in provincia di Lecce, contro la media italiana del 37,8% (nel 2015: Le 55,4% – Ita 40,3%).

Ma con l’aumentare dell’età, 25-34 anni, la percentuale di giovani disoccupati nel nostro territorio è notevolmente aumentata nel giro di un anno: 33,6% in provincia di Lecce (17,7% Ita), contro 26,9% del 2015 (17,8% Ita).

All’interno di questa fascia di età, la situazione delle donne è molto più grave: il livello di disoccupazione delle donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni in provincia di Lecce è del 40,6% (19,6% Ita). Un dato che è aumentato considerevolmente rispetto all’anno precedente (2015 donne Le 31,8% – Ita 19,6%).

Per non parlare del dato sull’inattività: donne che, spesso pur avendo raggiunto un grado elevato di istruzione, rinunciano a cercare un lavoro. In provincia di Lecce, risulta inattivo il 41,1% delle donne di età 25-34, contro il 15,7% dei maschi della stessa età. Un dato notevolmente al di sopra della media nazionale (Ita donne 35,9% – maschi 9%).

La percentuale di inattività femminile sale con l’aumentare dell’età: non lavorano e non cercano occupazione in provincia di Lecce il 44% delle donne di età tra i 35 e i 44 anni, contro il 29% in Ita).

Non intendiamo chiaramente fermarci a fotografare la realtà. Questi dati sono il segno del fallimento anche dell’ultima riforma del lavoro che ha lasciato immutata, se non peggiorata, la situazione nel nostro territorio. Unico cambiamento determinato dal Jobs Act, è stato l’aumento vertiginoso dei voucher come forma di pagamento del lavoro, passando dalla mercificazione del lavoro alla mercificazione dei lavoratori.

La situazione del lavoro femminile è allarmante e non può essere più ignorata. Questo territorio non ha mai investito su politiche che agevolino concretamente la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per le donne. L’esempio della deregolazione delle aperture, anche nei festivi, nel settore del commercio è uno dei molti esempi di assenza di diritti e di rispetto nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori e delle loro vite.

La Cgil chiede alle istituzioni del territorio, ma anche a quella parte sana del mondo imprenditoriale, di farsi carico di questa situazione. Se a livello nazionale è evidente il fallimento delle politiche sul lavoro e l’assenza di investimenti nel Sud, a livello territoriale è necessario uno scatto di orgoglio.

Non si possono usare parole come industria del turismo, se le istituzioni non investono in formazione di professionalità e se le imprese non spingono sulla qualità e nella legalità del lavoro oltre che nell’offerta dei servizi e nell’innovazione tecnologica. E questo vale anche e soprattutto per l’industria, il manifatturiero e l’agroalimentare. La crescita non può essere pagata sempre dai lavoratori!

In alcuni settori, come l’edilizia e l’agricoltura, si continua a morire come cinquant’anni fa. Questo significa che l’innovazione non rappresenta ancora la cifra culturale e organizzativa dello sviluppo economico.

L’affaire caporalato riguarda non soltanto le persone immigrate, ma anche i lavoratori e le lavoratrici residenti. Il problema noi lo conosciamo e non vogliamo solo parlarne, vogliamo risolverlo e come ogni anno anche quest’anno saremo presenti nelle campagne e lanceremo la nostra sfida al caporalato.

Siamo convinti che la provincia di Lecce possa puntare a diventare territorio di eccellenza nell’agroalimentare, nell’artigianato, nell’industria, nel turismo. Ha tutte le carte in regola, ma occorre impegno e senso di responsabilità da parte di tutti.

 

Category: Politica, Riceviamo e volentieri pubblichiamo

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