L’ AVVELENATA / VENT’ ANNI DOPO QUESTA TARANTA NON HA PIU’ IDENTITA’, COSI’ COME L’ HANNO RIDOTTA HA PERSO TUTTI I VALORI DELLA CULTURA E DELLA TRADIZIONE

| 27 Agosto 2017 | 5 Comments

di Giuseppe Puppo______

Ah masseio avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, e le attuali conclusioni…

Mi sono avvelenato, oggi, a sentire la vulgata comune, diffusa finora da quasi tutti i mass media, quelli pagati con denaro pubblico e sponsorizzati dalla Tap, sulle presunte meraviglie del concertone di Melpignano.

Meraviglie un BEEP.

Si, lo so. Le ‘contaminazioni’ nell’ arte sono fondamentali, questo lo so anche io. Servono, importanti come le influenze, le suggestioni, i motivi ispiratori.

Ma, a furia di contaminare, questa ‘Taranta’ dagli e dagli, nel corso degli ultimi anni, è stata geneticamente modificata. Ormai non è più un ragno, è diventato invece un insetto informe, per quanto gigantesco, che produce spettacolo, come uno qualunque dei ‘Battiti live’ dei Berlusconi dei poveri; e produce consenso politico, delle varie anime del Pd e dei loro articoli annessi e correnti connesse dei D’ Alema dei ricchi.

Un amaro risveglio, come per tanti, come per Gregor nel racconto di Franz Kafka. Al risveglio di un sogno di vent’ anni, diventato un incubo.

Ormai, dopo l’ ultima edizione del concertone di questa notte, è necessario prenderne atto, e porre mano urgentemente a una Rifondazione (tanto per stare nel terreno). Una Rifondazione Tradizionale, insomma.

La Cultura, le Tradizioni, il radicamento sul Territorio sono un’ altra cosa. Perse per strada, per l’ intervento della politica di una sedicente Sinistra che si riconosce ormai solamente, appunto, nella ricerca del consenso generalizzato, nel tentativo di inglobare tutto e tutti, nello spettacolo e negli affari.

Dice: ma c’ erano duecentomila persone, e chissà quanti l’ han vista in tv.

Ora, a parte che la cifra è buttata a casaccio, quasi come l’ auditel della tv, embè?

Spettacolo nel senso di intrattenimento televisivo, come tanto altro.

Buono per i turisti, in loco e per gli zappinghisti a casa.

Dice: ma alla Fondazione fanno cultura. Sì, nelle conferenze per addetti ai lavori, nelle pubblicazioni che si leggono fra di loro, nei circoli accademici e baronali universitari.  Non fano certo cultura popolare, ché la sinistra ha perso ogni contatto con la cultura popolare.

Dice: ma fanno promozione turistica, valorizzazione del e nel nome del Salento.

E ti credo, almeno quello, per quanto all’ acqua di ciclamini, la fanno. Con un milione di euro all’ anno almeno di fondi pubblici che prendono, quelli della Fondazione, almeno questo! Anche se poi uno si chiede che cosa di ben altro si potrebbe fare, per la promozione, per e nel Salento, con un milione di euro all’ anno.

Non possiamo essere più precisi, perché un altro dei misteri della Fondazione sono i bilanci. Non si riesce a capire come siano gestiti i fondi pubblici che prendono, ma in primo luogo quanti ne prendono e come ne prendono.

La cifra che abbiamo espresso è di indiscrezioni giornalistiche, ma non dovrebbe essere lontana dal vero, azi, probabilmente è sottostimata.

Almeno un milione di euro per generare consenso partitico e sotto partitico, unidirezionale.

Non certo per il territorio.

Già, perché fra le musiche contaminate di questa notte c’è stato un silenzio assordante. Omertoso, l’ ha appena definito sul suo profilo ‘Facebook’ Gianluca Maggiore, del ‘Comitato No Tap’, che, fra l’altro, così ha scritto: “Si sono fatti tondi succhiando le risorse culturali del territorio, fingendosi rappresentanti di intere minoranze.
Ecco, è per questi soggetti la mia considerazione: il silenzio è omertà, l’omertà è MAFIA.
Essere omertosi è la cosa più comoda, mafiosi senza battesimo.
Quella che dovrebbe essere la notte della musica popolare e invece è diventata la notte dell’omertà”.

Parole durissime, che pesano come macigni. Ma come dargli torto?

Non hanno più radici nel territorio. Difendono gli interessi del profitto degli speculatori, delle multinazionali, dell’ alta finanza internazionale.

Cosa promuove più il territorio salentino, una Fondazione che non spende una parola, né la fa spendere , contro le minacce reali e concrete che stanno distruggendo, ammazzando, questo territorio, nei fatti, giorno dopo giorno, da Cerano, all’ Ilva, dalla farsa tragica della Xylella, alla minaccia letale del gasdotto, e potrei continuare, purtroppo, a lungo?

Mai sia, ché il Pd, articoli annessi e correnti connesse, sovrintende a tutto quanto.

E gli artisti sul palco?!?

Ah, buoni quelli.

Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po’ di milioni, voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i BEEP

Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete…

Tutti buoni a mettersi i braccialetti arcobaleno, tutti buoni a inneggiare alla pace. Ma guai a prendere posizioni scomode, contro quelli che ti hanno pagato il silenzio a peso d’oro con un ricco cachet. E pure per la pace: guai a dire, che so, per esempio, che spendere miliardi di euro per gli F35 è una schifezza unica.

Senza questioni sociali, senza questione meridionale, senza difesa dell’ ambiente, senza liberazione dall’ oppressione, questa Notte della taranta non è più un ragno, è diventato un insetto amorfo e mostruoso, senza identità, senza motivi, né radici, senza Tradizioni, senza cultura popolare, che succhia denaro pubblico, per ridistribuirlo ai compagni dei compagni.

La prossima edizione, se le cose dovessero rimanere così, e anzi inevitabilmente peggiorare, se la facciano sulla Riviera Romagnola del divertimentificio, se la facciano nelle discoteche.

E a ballare la pizzica, chiamino pure Madonna, che ne ha offerto una esemplare versione globalizzata.

Ecco, Madonna che – dice lei, e quelli che l’ hanno montata nei suoi video – balla la pizzica, con i suoi vestiti dolci e gabbani da quattromila euro il capo, è la icastica rappresentazione di un sogno diventato un incubo, vent’ anni dopo.

Per la prossima edizione, contaminazione dopo contaminazione, chiamino lei a fare la direttrice artistica.

 

 

Category: Cronaca, Cultura, Politica

Comments (5)

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  1. Il Barbuto - tramite Facebook ha detto:

    La musica popolare, fin dall’antichità, aveva una semplice funzione: raccontare storie, denunciare, diffondere e veicolare messaggi, anche sociali e politici, intrattenendo e rafforzando il senso di comunità. Poi però c’è stata una rottura.
    L’emigrazione, l’industrializzazione del Sud, lo svuotamento delle campagne, la diffusione di modelli culturali estranei di provenienza statunitense veicolati tramite la TV, gli anni ’60 e il consumismo, le nuove mode…insomma, tante cose hanno portato i giovani a disinteressarsi delle musiche popolari e, persino, a vergognarsi dei propri padri che suonavano, i quali, giocoforza, si sono “ritirati a vita privata”.
    Poi però, negli stessi anni, grazie ad una visione gramsciana delle culture popolari, tanti intellettuali hanno ripreso a fatica i canti popolari e li hanno diffusi in chiave antisistema, che poi, in fondo, è la stessa funzione che hanno avuto per secoli: denunciare, creare una coscienza di classe, raccontare storie e diffondere – con orgoglio – una vera e propria cultura sub-alterna, in contrapposizione a quella dominante.
    Poi è arrivata la globalizzazione e la cultura popolare ha avuto nuovo vigore: non più e non solo una visione anti-sistema, ma anche anti-globalista, identitaria (nel senso buono, però), localista. Ed è scoppiato il boom della pizzica-pizzica nel Salento. Non sarebbe stato così senza il substrato culturale creato da personaggi come Rina Durante. Un substrato che ha permesso a numerosi intellettuali, musicisti, appassionati, di riprendere in mano il repertorio dei canti tradizionali e riproporlo.
    Peccato che poi, morti o andati via gli intellettuali, i musicisti e quelli che hanno da sempre allertato circa l’importanza della salvaguardia della musica popolare e della sua naturale evoluzione, in chiave sempre localista e anti-sistema, sono rimasti i musicanti improvvisati che sono aumentati a dismisura negli ultimi 15 anni, impoverendo il repertorio musicale, congelandolo e riproponendo solo le musiche “divertenti” e “ballabili” del vasto Patrimonio musicale salentino.
    Da ché ne deriva la scomparsa – nell’indifferenza generale – non solo di tanti canti popolari, ma anche della funzione stessa della musica popolare. E’ chiaro che la NdT ha amplificato questa concezione, perché se è vero che sin da subito ha dichiarato di voler tutelare il Patrimonio musicale con l’Istituto Diego Carpitella, dall’altro ha fatto cadere la maschera non facendolo mai funzionare e istituendo una Fondazione che – a parole – avrebbe “fatto cultura”, ma nemmeno ciò si è verificato.
    La Fondazione non è altro che un modo ottimale per organizzare il festival, senza grossi controlli sui bilanci e in perfetta autonomia. Ma al di là della questione economica, ciò che mi preme sottolineare è l’aspetto culturale, mai affrontato dalla Fondazione, nonché la concezione della musica popolare come “elemento musical-commerciale” imitata da quasi tutti i gruppi di riproposta in circolazione.

    Il risultato è che alla Fondazione non interessano le questioni sociali e politiche del territorio, per obbedienza alla cultura dominante (sic! proprio quella a cui la musica popolare si contrappone!), come non interessano ai tanti gruppi di riproposta, perché non suonano per cultura, memoria o denuncia, ma per soldi (pochi, però).
    Meno male che ci sono (pochi) gruppi che invece rispettano l’ethos della musica popolare e che ci fanno ben sperare, tra cui il CGS Canzoniere Grecanico Salentino e, anche se non fanno musica popolare “in senso stretto”, Nandu Popu Sud Sound System official che, va detto, innestano uno degli elementi e una delle funzioni della musica popolare, il dialetto e la denuncia, su musiche altre, un po’ come facevano i nostri nonni con le romanze o con la musica classica (su questo va riletto Gramsci, soprattutto a vantaggio di chi dice che i Sud non fanno musica “popolare”).

  2. Gaetano Panelli - tramite Facebook ha detto:

    IL ragno si e trasformato non tela piu come una Volta in difesa Del suo territorio Ora succhia per distruggere
    Riprendiamoci LA Nostra TARANTA

  3. Elena Vada - tramite Facebook ha detto:

    Ma certo che il prossimo anno laTaranta sarà una manifestazione, senza tradizione. colore, passione.. Diventerà come la mazurka di Casadei suonata e ballata tutte le sere, ad uso e consumo del turista mordi e fuggi, ballerini di liscio o meno.. della Riviera romagnola.
    Non immaginvo che la Fondazione Promotrice pugliese, prendesse così tanti soldi. Torniamo sempre sugli stessi argomenti… In quanto alla Madonna ( parlo con deferenza), se gli fa una telefonatina Bergoglio, magari partecipa e organizza.
    Signor Direttore, non si avveleni il sangue, come faccio io, per tutto ciò che succede in Italia, da Nord a Sud. Non so neanche quanti capiscono …. o mi prendono per “STONATA”!

  4. Raffaele Gorgoni - tramite redazione ha detto:

    “In fondo la Notte della Taranta, sul piano della resa politica ha dato tutto quello che poteva dare. È finita, pur con qualche imbarazzo, persino sui manifesti elettorali.Questo potrebbe segnare una liberazione.
    Quindi la rinascita o la fine”.
    “Lettere da una taranta – I Ragni e la politica” – i Quaderni del Bardo edizioni

  5. Enne De Marco ha detto:

    Caro Barbuto, ti sei dimenticato di dire però che proprio gli amici della Durante definivano la cultura della tradizione come una sub cultura, quella dei contadini ignoranti, che stavano dietro alla religione e alle superstizioni. Che credevano alle tarantate e a tante altre scemenze. In contrapposizione agli operai-sindacalizzati del nord, compagni iscritti alla CGIL, lavoratori-eroi che avevano una coscienza di classe e scendevano in piazza e votavano PCI. Mentre i contadini meridionali, compresi quelli salentini, votavano DC e spesso e volentieri Movimento Sociale Italiano, gli “ellani” e loro figli che ricordavano come il Fascismo a la terra ai contadina l’aveva assegnata per davvero, dopo aver bonificato le paludi.

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