STORIA/RILETTURA ANTICONFORMISTA DEL MITO DI CHE GUEVRA A CINQUANTA ANNI DALLA SUA MORTE

| 8 ottobre 2017 | 2 Comments

m.v.______L’industria culturale, da Hollywood all’editoria, è riuscita a trasformare il rivoluzionario fatto prigioniero e fucilato all’ età di 39 anni da un soldato boliviano, il 9 ottobre 1967 a La Higuera, in puro marchio commerciale. Le magliette con la faccia del Che  le indossano, indistintamente ragazzi di sinistra e di destra; ci sono perfino tazzine con la sue effigie e borse e borsette e via elencando mercanzia varia. Insomma i commerci sono riusciti a distruggere il mito.

La figura di Guevara ha suscitato grandi passioni sia in suo favore sia contro: dopo la sua morte la colossale macchine della propaganda comunista è riuscita a trasformare l’immagine del Che in un’icona,  un’icona dei movimenti rivoluzionari di sinistra, idolatrato oltre che dagli stessi cubani anche da tutti i comunisti occidentali.
Poi ci sono i suoi denigratori che lo hanno descritto come un criminale capace di uccisioni di massa, nonché cattivo politico per la sua gestione come ministro dell’industria negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione cubana.
Ma cosa c’è di vero nelle critiche mosse all’eroe dei comunisti nostrani, e chissà cosa penserebbe il comandante Che Guevara se oggi fosse vivo,  della sinistra italiana, quella che vuole i matrimoni gay,  lui che organizzò dei campi di concentramento per “deviati sessuali”.
Già proprio così, il medico argentino che condusse la rivoluzione cubana organizzò i lager per i dissidenti e gli omosessuali. Questi ultimi furono da lui perseguitati in quanto tali: il “Che” non fu secondo nemmeno ai nazisti. Ecco un ritratto che Massimo Caprara, ex segretario di Palmiro Togliatti, ha descritto del rivoluzionario.
Mandato via il dittatore Fulgencio Batista e preso il potere Fidel Castro, siamo nel 1959, il Comandante militare della rivoluzione, Ernesto Guevara  detto il “Che”, ricevette l’incarico di Procuratore militare e gli viene assegnato il compito di eliminare le resistenze alla rivoluzione.
Ed ecco cosa dice Massimo Caprara, ex segretario particolare di Palmiro Togliatti capo indiscusso del Partito Comunista Italiano: “Le accuse nei Tribunali sommari rivolte ai controrivoluzionari vengono accuratamente selezionate e applicate con severità: ai religiosi, fra i quali l’Arcivescovo dell’Avana, agli omosessuali, perfino ad adolescenti e bambini”.

Dopo un anno dal suo incarico a procuratore militare Guevara espone a Fidel, applicandolo poi, un “Piano generale del carcere”, stabilendo le differenti aree. Ci sono quelle dedicate agli omosessuali in quanto tali, soprattutto attori, ballerini, artisti, compresi coloro che hanno partecipato alla rivoluzione. Pochi mesi dopo, ai primi di gennaio, si apre a Cuba il primo “Campo di lavoro correzionale”, ossia di lavoro forzato. È il Che che lo dispone preventivamente e lo organizza nella penisola di Guanaha. Poi, sempre quand’era ministro di Castro, approntò e riempì fino all’orlo quattro lager: oltre a Guanaha, dove trovarono la morte migliaia di avversari, quello di Arco Iris, di Nueva Vida (che spiritoso, il “Che”) e di Capitolo, nella zona di Palos, destinato ai bambini sotto ai dieci anni, figli degli oppositori a loro volta incarcerati e uccisi, per essere “rieducati” ai principi del comunismo.

È sempre Guevara a decidere della vita e della morte; può graziare e condannare senza processo. “Un dettagliato regolamento elaborato puntigliosamente dal medico argentino –prosegue Caprara, sottolineneado che Guevara sarebbe legato al giuramento d’Ippocrate – fissa le punizioni corporali per i dissidenti recidivi e “pericolosi” incarcerati: salire le scale delle varie prigioni con scarpe zavorrate di piombo; tagliare l’erba con i denti; essere impiegati nudi nelle “quadrillas” di lavori agricoli; venire immersi nei pozzi neri”. Sono solo alcune delle sevizie da lui progettate, scrupolosamente applicate ai dissidenti e agli omosessuali.

Il “Che” guiderà la stagione dei “terrorismo rosso” fino al 1962, quando l’incarico sarà assunto da altri, tra cui il fratello di Fidel, Raoul Castro. Sulla base del piano del carcere guevarista e delle sue indicazioni riguardo l’atroce trattamento, nacquero le Umap, Unità Militari per l’Aiuto alla Produzione (vedi il dossier di Massimo Consoli in queste pagine), destinati in particolare agli omosessuali.
Degli anni successivi, Caprara scrive: “Sono così organizzate le case di detenzione “Kilo 5,5” a Pinar del Rio. Esse contengono celle disciplinari definite “tostadoras”, ossia tostapane, per il calore che emanano. La prigione “Kilo 7” è frettolosamente fatta sorgere a Camaguey: una rissa nata dalla condizioni atroci procurerà la morte di 40 prigionieri. La prigione Boniato comprende celle con le grate chiamate “tapiades”, nelle quali il poeta Jorge Valls trascorrerà migliaia di giorni di prigione. Il carcere “Tres Racios de Oriente” include celle soffocanti larghe appena un metro, alte 1.8 e lunghe 10 metri, chiamate “gavetas”.
La prigione di Santiago “Nueva Vida” ospita 500 adolescenti da rieducare. Quella “Palos”, bambini di dieci anni; quella “Nueva Carceral de la Habana del Est” ospita omosessuali dichiarati o sospettati (in base a semplici delazioni, ndr). Ne parla il film su Reinaldo Arenas “Prima che sia notte”, di Julian Schnabel uscito nel 2000″. Anni dopo alcuni dissidenti scappati negli Usa descriveranno le condizioni allucinanti riservate ai “corrigendi”, costretti a vivere in celle di 6 metri per 5 con 22 brandine sovrapposte, in tutto 42 persone in una cella. Il “Che” lavora con strategia rivolta al futuro Stato dittatoriale.

Nel corso dei due anni passati come responsabile della Seguridad del Estado, della Sicurezza dello Stato, parecchie migliaia di persone hanno perduto la vita fino al 1961 nel periodo in cui Guevara era artefice massimo del sistema segregazionista dell’isola. Il “Che”, soprannominato “il macellaio del carcere-mattatoio di La Cabana”, si opporrà sempre con forza alla proposta di sospendere le fucilazioni dei “criminali di guerra” (in realtà semplici oppositori politici) che pure veniva richiesta da diversi comunisti cubani. Fidel lo ringrazia pubblicamente con calore per la sua opera repressiva, generalizzando ancor più i metodi per cui ai propri nuovi collaboratori.

Secondo Amnesty International, più di 100.000 cubani sono stati nei campi di lavoro; sono state assassinate da parte del regime circa 17.000 mila persone (accertate), più dei desaparecidos del regime cileno di Pinochet, più o meno equivalente a quelli dei militari argentini. La figura del “Che” ricorda da vicino quella del dottor Mengele, il medico nazista che seviziava i prigionieri col pretesto degli esperimenti scientifici.”

Ad Algeri, il 24 febbraio 1965, fece l’ultima apparizione pubblica sul palcoscenico internazionale, intervenendo al “Secondo seminario economico sulla solidarietà afro-asiatica”. Sorprese quindi il suo uditorio proclamando: “I paesi socialisti hanno il dovere morale di liquidare la loro tacita complicità con i paesi sfruttatori del mondo occidentale”.

Due settimane dopo, Guevara si ritirò dalla vita pubblica e scomparve. Dove fosse restò il grande mistero cubano per tutto il 1965, anche se era sempre genericamente considerato il “numero due” del regime dopo Castro.

La sua latitanza fu variamente attribuita all’ insuccesso del piano d’industrializzazione che aveva portato avanti da ministro dell’Industria, alle pressioni esercitate su Castro dai Sovietici, allarmati dalle tendenze filocinesi di Guevara, in un momento in cui la frattura tra Mosca e Pechino si approfondiva, oppure a gravi divergenze tra Guevara e il resto della dirigenza cubana sullo sviluppo economico dell’isola e sulla sua linea politica. È anche possibile che Castro fosse stato reso diffidente dalla popolarità di Guevara, che poteva farlo diventare una minaccia. I critici di Castro affermano che le sue spiegazioni sulla scomparsa di Guevara sono sempre sembrate sospette e molti trovano sorprendente che Guevara non dichiarasse mai le sue intenzioni in pubblico, ma solo con una lettera priva di data a Castro.

L’orientamento filocinese di Guevara era sempre più problematico per Cuba, mano a mano che l’economia del paese diventava sempre più dipendente dall’Unione Sovietica. Dai primi giorni della rivoluzione cubana, Guevara era stato considerato un sostenitore della strategia maoista nell’America Latina. Il suo piano per una rapida industrializzazione di Cuba per molti era comparabile alla campagna cinese del Grande balzo in avanti. Secondo diversi osservatori occidentali della situazione cubana, l’opposizione di Guevara alle raccomandazioni e alle condizioni sovietiche, che Castro aveva accettato, potrebbe essere la ragione del suo allontanamento dalla vita pubblica. D’altronde, sia Guevara sia Castro sostenevano l’idea di un fronte unico tra Unione Sovietica e Cina, tentando anche, senza successo, di riconciliare le due maggiori potenze comuniste.

La fotografia ritratto di Che Guevara, quella che tutti conosciamo,chiamata Guerrillero Heroico e opera di Alberto Korda, dopo la sua morte divenne una delle immagini più famose e riprodotte al mondo, nelle sue varie versioni, del XX secolo. Usata e riprodotta per scopi simbolici, artistici e pubblicitari.

Infine una curiosità, “Che” significa proveniente dal’Argentina, noi diciamo Che Guevara, ossia Guevara proveniente da, come potremmo dire Che Maradona.

Category: Costume e società, Politica

Comments (2)

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  1. Yannick Vallet ha detto:

    Buongiorno,
    ai fini di una ricerca che sto conducendo vorrei sapere dove avete reperito il testo dell’intervista a Massimo Caprara, nella quale appunto “svela” l’altra faccia della medaglia di Che Guevara e i relativi orrori dei campi di lavoro da lui ideati. Aspetto una risposta, grazie.

  2. m.v. ha detto:

    Buongiorno a lei, grazie.
    In riferimento ai fatti citati in questo articolo, possono essere reperite su internet numerose documentazioni sia bibliografiche, sia emerografiche.
    In particolare, il panorama più completo è offerto da una pagina del blog del centro culturale “Gli scritti” del 2014 a questo link
    http://www.gliscritti.it/blog/entry/2711

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