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PENSIERO E CREAZIONE NELLA ‘PERSONALE’ DI GIANCARLO MOSCARA ALLA GALLERIA ART&CO DI LECCE

| 10 ottobre 2017 | 2 Comments

di Eliana Masulli______ 

L’iniziativa ZOOM SALENTO promossa dalla Galleria Art&CO di Lecce è ufficialmente cominciata.

Sabato scorso l’artista Giancarlo Moscara ha inaugurato l’esposizione personale di trentadue opere, quasi del tutto inedite e tra le più recenti, insieme al responsabile della Galleria Tiziano Giurin e alla professoressa e critica d’arte Maria Agostinacchio.

Armoniosamente distribuite su più piani dell’elegante spazio espositivo offerto dalla Galleria, le opere di Moscara hanno rivelato ai numerosissimi ospiti, il percorso “semiologico” che l’artista continua a sviluppare e interiorizzare, nonostante un’indiscussa notorietà artistica che fa dell’allievo del Bodini un maturo riferimento per la Storia dell’Arte Contemporanea.

Come ha avuto modo di sottolineare Maria Agostinacchio nel suo testo critico “sarà stato forse l’incontro giovanile con Vittorio Bodini, con la lettura e la filosofia, a connettere e influenzare il modus operandi di Moscara, tenuto costantemente legato all’idea, al filo delle connessioni, alle linee del pensiero, pur declinato in diverse esperienze e sperimentazioni”; questa la premessa necessaria da cui si comprende quanto Moscara abbia saputo metabolizzare, con atteggiamento critico, le lezioni apprese dal grande libero pensatore, facendo dell’Arte una realtà espansa su più orizzonti, vigile sentinella tanto del tempo puro di augeriana memoria quanto dei tempi attuali e del loro avvicendarsi tra le radici della Tradizione e le prorompenti fronde del Progresso.

In Moscara, così come nel suo personalissimo linguaggio estetico e artistico, tutto nasce da una spontaneità quasi disarmante e, al contempo, nulla sembra dato al caso. Dalle scelte stilistiche all’uso dei materiali, l’azione dell’Arte di Moscara è sempre frutto di un pensiero, o meglio, del sottile filo della logica, che riesce a correlare il conscio e l’inconscio delle idee, dimostrando che così come la mente genera i suoi mostri, così un valido slancio oltre la punta del proprio naso permette, forse, di risolverli.

Alla bidimensionalità delle tele, Moscara accosta sempre la corposità di un elemento quasi “mnemonico”, in grado di sfondare la piattezza della forma e ridare tonicità agli aspetti della terza dimensione. La sensorialità emotiva viene così riscoperta nel risultato stesso dell’arte, macro o micro spazio in cui l’osservatore e, ancor prima, l’artista riescono a trovare una propria posizione, nella società così come nella vita.

Questo il motivo per cui Maria Agostinacchio continua a scrivere a proposito di Moscara “(…) ad osservare la sua storia, si ha la sensazione di essere nell’Umanesimo, quel momento dell’arte in cui alla linea era affidata l’invenzione, in cui l’immaginazione non era scissa dalla pratica, in cui il λόγος si sostanziava nel ποιείν”. A sostegno di questo umanesimo, durante la serata d’inaugurazione, Moscara ha saputo creare per il pubblico un’atmosfera conviviale, raccontando di come tutto nasce da un filo, un segno, un’idea e di come il tessuto di un pensiero possa creare la sua azione, attualizzandosi e contestualizzandosi, senza mai perdere di vista il fil rouge, unico ed evidente, che opera nella rilegatura della Storia del tempo e degli uomini.

«Dipingere a rallentatore» ha raccontato Moscara al suo pubblico «dare forma e direzione permette di ottenere una pittura. Ma in quanto tempo? In che modo? Con quali colori? Il pensare all’arte ha un suo progetto rallentato, impossibile da attuare nell’immediatezza perché dopo un’idea si coordina un’altra idea ed è così che il pensiero va a finire da qualche parte. Per questo il tempo implica un percorso che non si può conoscere a priori».

Comporre e ordinare la realtà di quello che il pensiero suggerisce, per Moscara, comporta che lo sguardo non ristagni mai in un unico punto fisso, ma sia disposto a “guardare altrove”. Afferma Moscara «cos’è l’Altrove? L’idea tutta immaginaria di uscire fuori da sé, una costante che faccio tuttora».

Eppure quel filo tensionato del ragionamento, in Moscara, si fluidifica per stemperarsi e riprendere forma pian piano, idea dopo idea, senza per questo perdere la memoria di un tempo che passa e senza per questo scartare leciti ripensamenti. In fin dei conti l’Arte sa perpetuarsi anche per questo: a ogni artista è dato il merito di lasciare una storia del proprio segno, della propria personalità, del proprio pensiero.

 

Category: Cronaca, Cultura, Eventi

Comments (2)

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  1. Antonio De Santis ha detto:

    Vi siete dimenticati un piccolo, ma indispensabile passaggio per comprendere Giancarlo Moscara che oggi voi di Leccecronaca presentate come un artista degno di nota. Mascara è stato semplicemente un attivista del Partito Comunista Italiano, partito che è riuscito a far diventare celebri, cantanti che non avevano voce, attori che recitavano come cani, e pittori che no sapevano tenere un pennello in mano.
    Per cui più che celebrare Moscara, celebrate il grande Partito Comunista, oggi PD, che è riuscito a manipolare il mondo dell’arte e della cultura a suo piacimento.

  2. Rino Ancora ha detto:

    Parole, parole, parole… quando dei quadri hanno bisogno di tante parole per essere spiegati, vuol dire che non comunicano, e quando la pittura che è il mezzo espressivo, più immediato è incapace di dire qualcosa, allora bisogna poi scomodare altri mezzi. La parola, la scrittura, la musica, tutto ciò per dare forza e significato ad un segno, ad una pennellata che non hanno la forza necessaria per emozionare lo spettatore.

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