IL PRIMO NUMERO DEL MENSILE: “IL PRIMATO NAZIONALE”

| 22 ottobre 2017 | 0 Comments

vm_______Un giornale di destra esce in edicola, effettivamente se ne sentiva la mancanza.
Mentre la sinistra ha invaso le televisioni, comprese quelle di Berlusconi, e la maggior parte dei giornali, per non parlare dell’editoria e del mondo del cinema e dello spettacolo, a destra sino ad oggi esiste poco per non dire nulla. Per cui ben venga una voce fuori dal coro. Uno dei più attivi nel dar vita alla rivista “Primato” è stato Adriano Scianca, giornalista e scrittore, classe 1980. È laureato in Filosofia presso l’università La Sapienza di Roma ed è giornalista professionista. Ha collaborato con i quotidiani Libero e Il Foglio e lavorato nella redazione del Secolo d’Italia. Scrive abitualmente per il quotidiano La Verità. Ha scritto i saggi Riprendersi tutto, tradotto anche in francese, Ezra fa surf, L’identità sacra e Contro l’eroticamente corretto. È responsabile nazionale della cultura per CasaPound Italia.
Visto che siamo al primo numero lasciamo che a presentare il mensile sia Adriano Scianca, in futuro come è nostro costume se lo riterremo faremo le pulci anche a questo signore ed al suo giornale.
Intanto leggiamolo.

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Quando il giornalismo parla di se stesso, anziché dei fatti, il lettore ha sempre un po’ la sensazione di sentirsi ospite indesiderato in casa d’altri. Non è un gran risultato, per chi fa questo mestiere. La storia del Primato Nazionale merita tuttavia di essere raccontata, perché ci dice qualcosa che va ben al di là di una semplice avventura editoriale. Perché sì, questa è la prima anomalia: questo mensile, che è al suo primo numero, ha già una sua storia da raccontare. Nell’epoca di maggior crisi del giornalismo cartaceo, quando è facile vedere testate anche più ricche e prestigiose della nostra che passano dalla carta alla versione on line, noi abbiamo deciso di compiere esattamente il percorso opposto. Il Primato Nazionale nasce nell’ottobre del 2013 come una goccia nell’oceano di internet, apparentemente indistinguibile dal resto della massa sterminata delle altre gocce. Anche restringendo il campo al solo ambito del giornalismo on line “di destra”, “sovanista” o “populista”, il rumore di fondo era talmente assordante che avrebbe tolto la voce a chiunque.

C’era solo una strada da perseguire per emergere e farsi largo: coniugare la professionalità dei metodi con la radicalità dei contenuti. Un passaggio strettissimo, perché questo significava essere autorevoli come i media maistream ma allo stesso tempo portatori di un pensiero forte. Significava non aver paura di chiamare le cose col proprio nome, ma allo stesso tempo rifiutare le scorciatoie qualunquiste e becere per acchiappare qualche clic in più. Quella sulle informazioni è una delle principali guerre del mondo contemporaneo. Guerra, più di ogni altra, decisamente “asimmetrica”. E questo ci porta a parlare dell’ulteriore difficoltà che si presenta di fronte a chi voglia fare informazione in modo non conformistico: la comunicazione on line, che, nelle visioni idilliache di qualche cantore ingenuo del web libero, doveva essere priva di vincoli e condizionamenti, si è presto ritrovata ingabbiata in meccanismi di potere giganteschi. Due soli nomi: Google e Facebook. Due aziende private, che non devono rendere conto a nessuno rispetto a ciò che fanno con i propri algoritmi, di fatto insondabili per i comuni mortali, e che controllano lo scambio di informazioni on line con protervia monopolistica.

Questo è il quadro del web in cui, sul finire del 2013, una piattaforma metapolitica autonoma come la nostra decideva di lanciare l’ennesimo sito di informazione. Una piccola base lanciarazzi culturale che, con la sola forza delle sue idee, è diventata nel corso dei mesi e degli anni una realtà affermata, un punto di riferimento, un marchio riconoscibile, amato da molti e – ce ne facciamo un vanto – odiato da tanti altri. Per i radical chic di ogni latitudine, per i megafoni di tutte le autorità morali oggi vigenti, il Primato Nazionale è diventato un piccolo incubo, un obbiettivo da colpire. Non drammatizziamo, per carità: siamo noi che abbiamo deciso di navigare come pirati nel mare dell’informazione e ci sta bene così. E per far fronte agli attacchi (anche illegali, come i numerosissimi tentativi di hackeraggio del nostro sito), anziché arretrare, abbiamo deciso di rilanciare.

Due i motivi di questo sbarco nel real world, quello fatto di carta e inchiostro. Innanzitutto, c’è tutta una fascia di lettori che usa poco e male internet, o addirittura per niente, ma che non di meno è interessata alle nostre idee ed è orfana di un mezzo di informazione che la rappresenti. Ma, soprattutto, questo progetto va incontro a un’ulteriore esigenza: quella dell’approfondimento. Obbiettivo difficile da perseguire, in rete. Eppure la nostra ambizione è sempre stata quella di svincolarci dalla dittatura dell’attualità per proporre analisi più strutturate, contenuti forti e riferimenti spirituali radicati. Colpire, insomma, con l’arco e con la clava. È impossibile, in un’epoca che tutto fagocita e tutto sacrifica sull’altare dell’immediatezza? Nulla è impossibile, basta trovare le formule giuste. E se anche lo fosse noi, come al solito, ce ne freghiamo.

Adriano Scianca

Category: Cultura, Politica

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