LECCECRONACHE / IL VOLTO DI DIO IN OGNI POVERO

| 5 dicembre 2017 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Dottore buongiorno. Come va la vita?

Ogni mattina c’è uno, in via Leuca, che mi apostrofa in questo modo. Io rispondo sempre: ‘Male, come vuoi che vada…’ anche perché so che cosa sta per chiedermi l’amico. Infatti.

‘Tieni niente da darmi? Pure cinquanta centesimi…’

‘No’ gli dico. E un po’ mi dispiace. Ma tengo duro, lo so che lui spende tutto in gratta-e-vinci, comincia la mattina presto e finisce la sera tardi, la sua speranza è di fare il colpo da milioni di euro.

Giro l’angolo, mi soffermo davanti all’edicola, e viene subito verso di me uno alto, molto scuro di carnagione. Nero. Che mi dice: ‘Tu compra, guarda questa pila oppure accendino ho anche forbici vuoi accendigas filtri per le sigarette batterie botton…’ lo interrompo, mentre tira fuori tutti quegli oggetti da un contenitore e poi li rimette velocemente a posto. ‘Allora tu dare qualcosa…’ Scuoto il capo, le mani in tasca, lo sguardo basso. Se ne va mormorando qualcosa.

Più tardi, parcheggio all’Ipercoop. ‘Amico!’ mi grida subito un giovanotto correndo verso di me. Anche questo è scuro, molto scuro. Nero. E vuole, scommettiamo, qualcosa da me. ‘Un euro, un euro per parcheggio. Oppure accendino, borsa, ombrello, pile…’ Meno male che arriva un’altra auto e il postulante si precipita subito verso la nuova preda…

All’uscita, c’è un altro soggetto. Stavolta è bianco, diciamo chiaro. E parla leccese: ‘Carissimo, t’aggiu tenuta d’occhiu la machina. Damme na cosa cu mmangiu ….’ Qui è più difficile districarsi. Ma riusciamo, alla fine, a tornare in città. Al semaforo, però, passa senza dire nulla ma ostentando un piattino, una donna di età indefinibile, con uno sguardo che incute paura e dal quale ti senti giudicato, se non dai nulla. E se ne va, borbottando qualcosa… Infine, parcheggiamo sotto casa e stiamo per aprire il cancello quando una voce ci chiama bonariamente. È una ragazzina ben vestita che sorride e mi dice: ‘Hai un euro?’

La domenica, a messa, il bravo don Cosimo ci dice dall’altare che Dio è in ogni povero che ci chiede l’elemosina.

Chiniamo la testa imbarazzati. C’è confusione, nel nostro intimo. Finisce la messa, usciamo e sui gradini del sagrato c’è uno di carnagione scura. Molto scura. Nerissimo. Che ci mostra da un cestino la sua mercanzia: ‘Fratello, prendi accendino, pila, pettine, batterie…’ Guardiamo disperati indietro, sulla porta c’è proprio don Cosimo e anche lui è alle prese con un venditore. Che è bianco. Pallido. Rosè, insomma. Ma anche don Cosimo si giustifica, scherza, sorride. Ma non cede.

Col prete ci guardiamo per un attimo, di sfuggita.

Solidali.

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura

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