NICOLA VACCA RACCONTA IL SUO AMORE PER EMIL CIORAN

| 14 dicembre 2017 | 0 Comments

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(g.p.)______“È encomiabile lo spirito del Natale del secondo fotografo di regime.
Parla e mostra la magia dove regna lo squallore delle cose, delle persone e delle idee. Accade a Joha ai piedi dell’albero delle impiccagioni”.

Va beh, e poco importa chi sia questo fotografo folgorato, questo albero mortifero, e di questo squallore i responsabili chi siano.

L’ aforisma, è emblematico.

E’ uno degli ultimi ‘post’ sul suo diario ‘Facebook’, che egli cura quotidianamente, con costanza e impegno, come anche altri siti web, su cui esercita giorno per giorno i suoi interessi poetici e letterari.

Poi, i libri.

L’ ultimo, uscito da pochissimo, si chiama “Lettere a Cioran”, Galaad Edizioni, 100 pagg., 10 euro.

Emil Cioran è uno dei pensatori – saggista, filosofo, soprattutto scrittore di aforismi – più influenti del Novecento. Di origini romene, come altri grandi suoi conterranei, da Eugene Ionesco, a Mircea Eliade, con i quali condivise le esperienze all’ estero, le vicissitudini esistenziali, l’ approdo a Parigi, ancora, se non con l’ intensità dei decenni precedenti, ombelico culturale del mondo, la scrittura in Francese.

Del Novecento, Cioran porta sulla sua pelle i tatuaggi più dirompenti: esistenzialismo, nichilismo, pessimismo, e dell’ assurdo personificato, della negazione senza se e senza ma, della disperazione senza speranza, fa materia quotidiana per le pagine che scrive ogni giorno, per non morire, ma ogni giorno così morendo un po’ per poter vivere.

Proprio a ridosso della sua scomparsa vera, a metà degli anni Novanta,  la conoscenza di lui in Italia, anzi, la sua vera e propria  ‘fortuna’,  arriva dirompente, grazie soprattutto a case editrici d’ èlite tipo Adelphi, a intellettuali sofisticati come Ceronetti, e a riscoperte simultanee come Heidegger, al quale, come a lui, come agli altri suoi conterranei sopra ricordati, i Nostri perdonano, anzi, omettono del tutto, i trascorsi nazisti.

Nicola Vacca è uno dei poeti italiani contemporanei più significativi, vincitore l’ anno scorso del Premio Camaiore, uno dei più importanti tra quelli dedicati alla poesia a livello internazionale, ma poi saggista, critico letterario, polemista, e infaticabile animatore culturale.

Pugliese di Gioia del Colle, per tanti anni a Roma, ora nel Cilento, ma con frequenti incursioni – la natia Joha, come la chiama egli, a parte – in tutta Italia, ora per l’ una, ora per l’ altra, delle sue iniziative, e spesso a Parigi, toh…

Come e perché Nicola Vacca abbia scoperto Emil Cioran e a lui si sia accostato con venerazione, prima che con emulazione, e che c’entri Parigi in tutto questo, lo leggerete: lo racconta egli stesso in questo libro dedicato al suo Nume ispiratore.

Io vi racconterò invece che sul finire degli anni Duemila Nicola Vacca, approdato oramai a una specie di pessimismo esistenziale cosmico, ma davvero di “Luce nera”, come si intitola la raccolta premiata a Camaiore, a una sorta di accanimento non terapeutico nella polemica, matura la decisione di scrivere anche aforismi, di scagliare “Frecce e pugnali”, come si chiama il libro che così scrisse allora.

Via Veneto e via della Scrofa a Roma, piazza Castello e piazza San Carlo a Torino, a ogni nostro incontro di quegli anni, sempre di più, notavo in lui montare una avversione generalizzata, trasformatasi ora, nel frattempo, in un negazionismo senza rimedio.

Il Poeta porta dentro di sé le cicatrici della sofferenza, il sangue che continua a sgorgare dalle ferite che non si rimarginano, ché rimarginarsi non possono, è la linfa della vera Poesia.

Ma nemmeno la Poesia per Nicola Vacca è una consolazione, anzi, nemmeno a scrivere piglia pace, tutt’altro.

Sarà più chiaro ora la ragione di questo suo ultimo libro.

Non è una lettura consolatoria, tantomeno facile, v’ avverto.

I Libri, quelli importanti, quelli significativi, lasciano il segno.

“Lettere a Cioran”, a chi avrà l’ ardire di leggerlo, ma soprattutto di meditarlo, lascerà il segno, anche perché lettere consolatorie non sono  affatto, bensì sofferte meditazioni, sui più dirompenti e più laceranti motivi che hanno segnato la nostra identità di Contemporanei.

 

 

 

 

Category: Cultura, Libri

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