DISSESTO IDROGEOLOGICO AD OTRANTO, NUOVO INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA, CHE SEQUESTRA UN’ ALTRA AREA PRIVATA VICINA ALL’ EX TWIGA

| 3 gennaio 2018 | 2 Comments

di Emanuele Lezzi______Il Twiga Twiga dei Billionairini salentini, come è noto, non sa farà più, dopo le polemiche che l’ insediamento extra lusso per turisti d’ elite nella colonia otrantina aveva suscitato, sia per le procedure seguite, sia per i pericoli per l’ ambiente, già evidenti a lavori appena cominciati.

Presto bloccati, per l’ intervento della magistratura, con i sequestri avvenuti ad aprile e maggio, seguiti da quelli operati in altri due lidi vicini, Salento’s Beach e Dolce Riva.

La notizia di oggi, la novità, che tutto quanto conferma e rafforza, è un nuovo sequestro di un’ area limitrofa alla zona dove doveva sorgere l’ insediamento, ottocento metri quadri di demanio marittimo, classificata come a elevato rischio idrogeologico e per questo interdetta alla frequentazione e sottoposta a vincoli ambientali

Qui, in una proprietà privata, senza nessuna autorizzazione, era stato realizzato un accesso al mare, pericoloso, sia per l’ ambiente, sia per gli eventuali frequentatori.

Gli inquirenti stanno valutando se dipendano da esso i crolli di pezzi di scogliera e il dissesto idrogeologico registratisi in località Cerra (nella foto).

Ai due proprietari sono stati contestati vari reati.

Una nuova indagine giudiziaria, che si aggiunge alle tre già aperte nei mesi scorsi.

 

Category: Cronaca

Comments (2)

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  1. Antonio Trevisi, M5S - tramite mail ha detto:

    Si torna a parlare della località Cerra – Grotta Monaca di Otranto questa volta per quanto riguarda il crollo della falesia proprio a pochi passi da dove doveva sorgere il Twiga Beach di Flavio Briatore.
    A quanto pare tale crollo sembra sia stato causato da lavori effettuati in un’area privata per la realizzazione di un accesso al mare e tale zona è stata posta sotto sequestro dalla guardia costiera.
    Il tratto costiero in questione è caratterizzato da scogliere alte e friabili e i fenomeni di dissesto idrogeologico non sono rari a verificarsi.

    Quando vengono effettuati dei lavori artificiali su una falesia è inevitabile che venga modificato morfologicamente tale tratto e possa portare a dei crolli. È necessario agire immediatamente con sistemi di contenimento e piantumazione di vegetazione tipica per tutelare la sicurezza dei bagnanti.
    Bisogna intervenire nel più breve tempo possibile, coinvolgendo tutti gli enti istituzionalmente preposti, per riuscire a mettere in sicurezza il tratto il località Cerra – Grotta Monaca, affinché si evitino incidenti.

    Si possono anche prevedere sistemi frangiflutti innovativi che limitino l’azione del mare e l’erosione delle coste.

    Negli anni si registrano sempre più eventi come crolli di roccia e detriti e in alcuni casi la scomparsa di intere spiagge.
    Avvenimenti prevedibili in una regione come la Puglia con una costa che si sviluppa per circa 940 chilometri, dei quali il 21 percento è formato da coste alte, soggette a continue evoluzioni per opera del moto ondoso.

    Sicuramente faremo pressione in Regione per capire quali misure voglia assumere, a tutela di un bene che è parte integrante del nostro patrimonio.

  2. Cristian Casili, M5S - tramite mail ha detto:

    Gli importanti crolli che continuano a manifestarsi lungo il tratto di costa idruntina, a causa dell’erosione marina, non lasciano spazio alle polemiche degli ultimi tempi sull’utilizzo indiscriminato di quel tratto di costa.

    In passato criticai fortemente la scelta dell’allora Sindaco di Otranto Luciano Cariddi e dell’amministrazione in carica di utilizzare il proprio strumento urbanistico (ormai datato e che andrebbe rivisto alla luce delle attuali esigenze ambientali, territoriali e paesaggistiche) alla luce del divieto di balneazione e interdizione di un lungo tratto di mare che rende inapplicabili le previsioni di quel Prg, cioè la creazione di piccoli stabilimenti per migliorare gli accessi al mare.

    Il mare è il principale responsabile del fenomeno erosivo, tuttavia non possiamo permetterci di edificare a pochi metri dal ciglio della falesia.

    Nel caso del Twiga vicino al costone fu realizzato uno scavo con mezzi pesanti per ospitare una piscina di grandi dimensioni. Un intervento impattante sul mantenimento di una costa già classificata come Area a pericolosità geomorfologica molto elevata del Piano di assetto idrogeologico.

    Oltre al danno paesaggistico è da irresponsabili prevedere degli accessi al mare, mettendo in pericolo la pubblica incolumità, su aree così fragili. Non a caso è arrivato anche il sequestro dell’area da parte della Guardia Costiera.

    Propongo all’attuale Sindaco di Otranto, alla luce del divieto di balneazione che durerà per anni, di classificare immediatamente questi tratti di mare come “zone A” nel redigendo piano di gestione dell’Area Marina Protetta di cui si è fatto promotore.

    Questa sarebbe un’operazione utile che consentirebbe la massima tutela di una fascia di costa così fragile e lo specchio di mare interessato, che beneficerebbe enormemente del maggior grado di tutela previsto da questo tipo di zonizzazione.

    Non solo, anche il piano comunale delle coste faccia proprie le emergenze e le criticità geologiche dell’intera area oggetto di crollo. Spero venga accolta questa proposta di buon senso che scongiurerebbe nel futuro usi impropri del territorio.

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