E’ ANCORA ATTUALE LA RIVOLTA EVOLIANA CONTRO IL MONDO MODERNO? E LA GLOBALIZZAZIONE E’ UNA TIGRE DA CAVALCARE? ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI MARIO DE MARCO, CON LA PARTECIPAZIONE DI GIANFRANCO DE TURRIS, SE NE PARLERA’ A NOVOLI VENERDI 16

| 13 Febbraio 2018 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

Lo storico Mario De Marco ha scritto un nuovo libro “Per Julius Evola”, edizioni Inlab.  Venerdì 16, alle 19.00, al Palazzo Baronale, di piazza Regina Margherita, lo presenterà nella sua Novoli, insieme al sindaco Gianmaria Greco, al presidente del consiglio comunale Giovanni De Luca, al giornalista Flavio De Marco.

 

 

 

Interverrà il presidente della Fondazione Evola di Roma, il prestigioso saggista Gianfranco De Turris.

 

 

 

 

 

 

 

 

Sarà un’ occasione preziosa per la così detta “cultura di destra”, per quel che ne rimane, fra gli uomini, pure le donne, e le rovine del berlusconismo, di ripensare a uno dei suoi esponenti più prestigiosi, e per la cultura italiana tutta di ricominciare a fare i conti che non quadrano mai con un intellettuale dissidente troppo a lungo misconosciuto, troppo spesso  mistificato e troppo colpevolmente dimenticato.

 

 

 

 

 

 

 

 

Julius Evola visse inseguendo molteplici suggestioni e molteplici suggestioni ha lasciato, soprattutto alla destra italiana, di cui è considerato il principale ispiratore e l’incontrastato Maestro.
Al tempo delle rovine del mondo moderno, ha insegnato ai suoi seguaci a rimanere in piedi, e a continuare a credere e combattere nei valori della tradizione.
Amato e odiato, lasciato e ripreso, fra esaltazioni di impegno pubblico e depressioni di rifugio privato, sublimato e minimizzato, divulgato e ignorato, frainteso e variamente commentato, Evola non è stato ancora completamente inquadrato, né dai suoi eredi ideologici, né dagli studiosi di qualsivoglia ispirazione, ormai pur liberi dai
condizionamenti pretestuosi di prima.
Rimane dunque, fra scoperte e riscoperte, una figura emblematica, con la quale inevitabilmente si finisce col dover fare i conti, spesso ostici e sempre impegnativi.
Intanto continua sempre a essere al centro dell’attenzione; le sue opere vengono continuamente ristampate e alle più famose se ne aggiungono sempre di nuove, tratte per esempio da saggi o lettere; la produzione di studi, o l’organizzazione dì convegni, su diluì, è incessante; viene ripetutamente tradotto in tutte le lingue.

 

Nato a Roma nel 1898, da una famiglia della piccola nobiltà siciliana, nella stessa casa di corso Vittorio Emanuele in cui morirà settantasei anni dopo, Giulio Cesare Andrea – detto Julius – Evola ebbe un destino in comune, condiviso dalla sua generazione, diventata “grande” e potenzialmente protagonista sotto il fascismo, agli inizi del quale egli cominciò già a mettersi in luce, per la complessità e la particolarità dei suoi interessi.

Tornato dal fronte della prima guerra mondiale, cui aveva partecipato per senso di dovere, senza condividere g li entusiasmi degli interventisti, che considerava piccolo – borghesi, negli anni Venti era stato a Parigi, l’allora indiscussa capitale della cultura mondiale.

Fu uno dei massimi esponenti del movimento artistico dadaista.

Rispetto al fascismo, rimase sempre in posizione alquanto defilata, per quanto vi operasse, senza però mai lasciarsene coinvolgere, o amalgamare e nemmeno ufficialmente comprendere. Non ne condivideva certe impostazioni di fondo, e non cercò, né mai ebbe, incarichi, o vantaggi.

E’ nota la diffidenza del regime verso gli intellettuali, specie se anticlericali: diffidenza, almeno per quel che riguarda Evola, reciproca, e con reciproca soddisfazione.
Fu traduttore e divulgatore di quel testo fondamentale che è “Il tramonto dell’Occidente” di Osvald Spengler e poi pure degli esponenti del così detto pensiero conservatore tedesco, dei vari Schimtt, Jungher e Benn.

Collaboratore di quotidiani e riviste, cominciò a occuparsi pure di storia e costume delle religioni e manifestazioni spirituali.

Nel 1925 aveva iniziato una bella amicizia amorosa, destinata a sfociare poi in una “storia” importante, con Sibilla Aleramo, scrittrice di successo allora molto in voga, che aveva il doppio dei suoi anni, e che racconterà questo amore, fissandolo per sempre nel tempo, nel romanzo “Amo, dunque sono”.

Si dedicò poi all’ascesi spirituale, affinando le tecniche yoga elaborate negli anni Venti, ma soprattutto all’ascesi propriamente detta, all’alpinismo, compiendo formidabili imprese sportive e, fra l’altro, mettendo a punto un meticoloso sistema di respirazione, che, dopo decenni, sarà adottato da Messner per giungere senza maschera di ossigeno in cima all’Everest.
Inevitabili i suoi interessi verso l’esoterismo e la magia, inseriti nel contesto della visione tradizionale e spirituale della vita: oppone alla magia nera, che invischia, danna, sradica, l’esoterismo, scienza tradizionale conservata e trasmessa all’interno di un nucleo di iniziati, che invece libera, risveglia e radica.

Del 1934 è il primo fondamentale lavoro di Evola, la “Rivolta contro il mondo moderno”, da perseguire per la riaffermazione dei valori tradizionali.
Scritto all’età di trentasei anni, è l’opera più suggestiva: Gottfried Benn affermò che dopo averla letta ci si sente inevitabilmente trasformati.

Viaggerà molto e molto consoliderà la sua fama.
Ma l’ immane tragedia del secondo conflitto mondiale segna profondamente il resto dei suoi giorni. E’ a Roma, occupata dagli Americani, a organizzare l’opposizione nazionale: si salva dall’arresto, tradito da una spia, scappando da una finestra, mentre l’anziana madre intratteneva gli ufficiali della Military Police.
Nel marzo 1945 è a Vienna, per compiere alcune ricerche specifiche sulla massoneria: esaminando fonti originali, stava lavorando a una storia delle società segrete.
Ma durante un bombardamento dei Russi sulla città, viene travolto dal crollo del palazzo in cui si trovava e rimane ferito alle gambe, di cui, dopo un lungo peregrinare per gli ospedali, perderà l’uso per il resto dei suoi giorni.
Tornato in Italia, per tutto il dopoguerra svolge un fervido periodo di animazione culturale, pur rimanendo sempre al suo posto di immutato distacco dalla politica spicciola.
Al massimo, organizzava a casa sua periodici incontri con i seguaci più svegli e preparati.

Ci sono due momenti particolari in cui Evola viene “scoperto” da due successive generazioni di giovani, agli inizi degli anni Cinquanta e agli inizi degli anni Settanta, periodi in cui le sue opere, nel frattempo ristampate a più riprese e il suo pensiero in generale diventano un vero e proprio magistero ideale. Per loro, egli scrive gli altri
due suoi libri fondamentali.
A quella “prima ondata” che agli inizi degli anni Cinquanta entrava da protagonista nella politica e nella cultura, Evola rivolge “Gli uomini e le rovine”.

Per quella che potremmo chiamare “la seconda ondata” di giovani seguaci, diventati protagonisti durante la fase del “Sessantotto”, egli ideò invece “Cavalcare la tigre”. 

Si trattava di riportare la contestazione a contenuti fondanti, non quelli fuorvianti proposti dal marxismo, purtroppo poi risultati egemoni, ma, non limitandosi a contenuti puramente distruttivi, ancorarla a una prospettiva di proposizione e di costruzione ideologica.

Sono questi tre, fra i tanti scritti, i lavori fondamentali per la conoscenza del pensiero evoliano.

 

Per molti, però, nella pratica attuazione, tale fase di ordine interiore è coincisa con un rifiuto dell’impegno politico spicciolo e quotidiano. Un distacco dalla politica attiva che è favorito dalla teoria evoliana secondo cui il periodo contemporaneo è la fine di un periodo negativo, il così detto Kaly -Yuga, ineluttabile: ma non si dovrebbe vieppiù operare, forse, per accelerare la fine?

Ha indicato che cosa è una vera destra, che “non significa né capitalismo, né borghesia, né plutocrazia, né reazione. La concezione di una vera destra è una concezione della vita e dello Stato che procede da principi di autorità, di gerarchia e di aristocrazia, da valori teorici e qualitativi, dal primato del puro fattore politico su quello economico e societario”.

Ha insegnato ad assorbire tutti i veleni, ma trasformandoli in farmaci. E a cavalcare la tigre della modernità cercando dì non cadere giù, per non esserne travolti e sbranati.

Di lui rimane attualissimo l’insegnamento di una vera e propria educazione sentimentale, da intraprendere dopo aver combattuto e vinto la madre di tutte le battaglie, quella all’ internodi noi stessi, nel proprio animo, depurato dai condizionamenti, educato allo spirito e affrancato dall’ omologazione.

Ben più radicalmente e autenticamente della tanto celebrata, ai tempi del Sessantotto, scuola di Francoforte, Evola condusse la critica al mondo contemporaneo, in nome e per conto di un patrimonio comune da salvaguardare – cioè, anche per una finalità propositiva – vale a dire i valori spirituali, da impone sui quelli materiali. Rifiutò, pertanto, e insegnò a rifiutare il capitalismo, il culto del dio – denaro e l’americanismo, in virtù di un nuovo ordine interiore, che doveva partire dalla dimensione individuale, per estendersi poi a quella sociale, e che doveva portare verso l’alto, non verso il basso.

Ha mostrato a ciascuno la propria dignità da conquistarsi con l’alacre attività lavorativa e con il fattivo comportamento esemplare, alieno dagli egoismi, così come dai compromessi, sottraendosi però dalla caducità del quotidiano, e illuminandosi invece alla grandezza dell’eternità, in uno slancio continuo verso l’assoluto.

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Eventi, Libri

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