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IL CASO DEL MIGRANTE UCCISO IN CALABRIA: OMICIDIO PER VENDETTA IN CONSEGUENZA DI UNA SERIE DI FURTI

| 7 giugno 2018 | 0 Comments

mg_________La notizia è questa, tre giovani stavano rubando delle attrezzature, coperture, un signore li scopre e gli spara addosso ammazzandone uno e ferendo gli altri due.
Se si fosse trattato di italiani, probabilmente non ci sarebbero stai problemi a raccontarla in modo così semplice.
Ma siccome i tre giovani scoperti a rubare sono dei ragazzi di colore, la notizia assume contorni completamente diversi.
Le televisioni, i commentatori stanziali che le occupano da mane a sera, riguardo all’uccisone di un giovane agricoltore di colore, un immigrato di 29 anni Soumayla Sacko ed al ferimento di due suoi  connazionali lo scorso 2 giugno, avevano prospettato l’ipotesi che le motivazioni dell’uccisione fossero da ricercare nel suo lavoro sindacale a favore dei suoi compagni di sfortuna.

Ecco un titolo di giornale esemplificativo di ciò che scriviamo.
“Lo stop dei lavoratori proclamato dall’Usb, di cui la vittima era attivista. Nella notte nella tendopoli di San Ferdinando, dove viveva il ragazzo morto per un colpo di fucile, sono stati bruciati copertoni e rifiuti. Si apre l’ipotesi della criminalità organizzata”

La verità, a quanto pare invece è un’altra, e lentamente si sta facendo strada. Si tratta di un omicidio commesso da un cittadino italiano che ha sparato sui tre, che aveva colto sul fatto mentre portavano via da una sua proprietà,  delle lamiere ed altri oggetti, di cui in zona voleva avere il controllo totale.

Nulla a che fare con una presunta attività sindacale, e scrivo presunta, perché  mi piacerebbe capire come si possono difendere i diritti di cittadini, che sono clandestini, e che quando sono  fortunati, lavorano in nero per due euro all’ora. Non hanno un contratto, non hanno nulla, sono degli schiavi che la nostra società buonista fa finta di non vedere, e si lava la coscienza con parole come ” accogliamoli tutti” oppure “non dimentichiamo che anche gli italiani sono stati emigranti”.

Naturalmente questi “buonisti” quasi mai vengono da famiglie italiane che hanno dovuto emigrare per sfamare la famiglia, i cosiddetti “buonisti”, quelli che distribuiscono patenti di razzista al prossimo, quasi sempre fanno parte della buona borghesia.

Per non parlare di quelle organizzazioni che si distinguono per il loro operare caritatevolmente, peccato però che si tratti di carità pelosa.
I telegiornali però nel dare la notizia, anche oggi, quando si è trattato di riferire in merito ai risultati delle indagini, il giovane è stato definito sindacalista, e non come sarebbe stato più corretto, agricoltore stagionale.
Ma il nostro giornalismo si sa punta al sensazionalismo. Ecco, avrebbero voluto poter raccontare che dietro a questo omicidio c’era la mafia che utilizza i caporali, che danno una punizione esemplare al sindacalista in quanto difensore degli interessi dei lavoratori.
Ma le cose come detto, sono andate in modo diverso, se vogliamo, in modo banalmente diverso. L’orribile omicidio, nasce dall’idiozia di una classe politica che ha prodotto una convivenza forzata in alcune zone d’Italia, dove l’immigrazione clandestina, non controllata si scontra con altre povertà, ed alla fine la mancanza dello Stato, fa si che i cittadini giungano alla conclusione  che per sopravvivere debbono farsi giustizia da se, giungendo a volte a casi di violenza inauditi.

Category: Cronaca

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