DALLA VAL SUSA FINO AL SALENTO, LA STESSA LOTTA LO STESSO TRADIMENTO

| 24 luglio 2018 | 1 Comment

di Giuseppe Puppo______

La Val Susa, una meraviglia della natura, un museo a cielo aperto di arte e di storia, comincia in pratica dalla prima cintura di Torino, dalle prime colline della zona ovest di Rivoli, e guarda verso la Francia.

In Francia, portano due statali, due statali ben fatte, larghe e funzionali; un’ autostrada vera e propria, e una linea ferroviaria già agevole e veloce, con i mezzi TGV francesi, che, per esempio, permette di arrivare da Torino a Lione più o meno nello stesso tempo che ci vuole da  Lecce per arrivare a Foggia, e da Torino a Parigi nello stesso tempo che ci vuole da Lecce per arrivare a Roma.

A volte, quando non è estate, ché solo allora mettono qualche pullman diretto, è lo stesso tempo che ci vuole, nella forchetta quando va bene/quando va male, con i treni Far West delle ex Ferrovie del Sud Est, per andare da Lecce a Gagliano del Capo.

Ma insomma, voglio dire, una linea moderna, funzionale, in una zona già fin troppo servita e assistita. Già l’ autostrada Torino-Bardonecchia fu un qualcosa in più, che fece guadagnare moltissimo ai costruttori e fa guadagnare molto ai gestori, mentre fa guadagnare poco e punto ai cittadini, a fronte di alcuni veri e propri stravolgimenti idrogeologici su boschi, monti, fiumi dell’ ecosistema.

Ma va beh, amen, è andata così.

Il bello è che proprio quando, ai primi anni Novanta, l’ autostrada entrò in funzione, nella prima versione, perchè poi fu anche ampliata, agli affaristi dell’ Unione Eurpea, ai mandanti lobbysti, agli speculatori dell’ alta finanza internazionale, e ai politici loro camerieri venne la bella idea di costruire una nuova ferrovia, o, per meglio dire, di “migliorare” quella esistente.

Definirono l’ opera – che ve lo dico a fare? – “strategica”.

Concepita e iniziata in Italia allo stesso modo sotto i governi di Romano Prodi e di Silvio Berlusconi.

Un’ altra manna dal cielo per i loro imprenditori, e per i mafiosi dell’ Ndrangheta di esportazione a gestire appalti e subappalti.

Le merci, il dio mercato avrebbe aumentato i traffici, nei prossimi anni, che diamine, bisognava farsi trovare pronti alle delizie della globalizzazione! E ai cittadini, il regalo di qualche minuto di percorrenza in meno, per andare in Francia in treno, sai che goduria, con i Treni ad Alta Velocità: ed ecco servita la Tav.

A fronte dello stravolgimento dei luoghi, della devastazione dei territori, dei disastri ambientali, se non altro per le gallerie ed i trafori, e a fronte di smovimento di polveri e metalli pesanti, pericolosissimi, quindi all’ assassinio seriale della Natura, bene comune di tutti.

Inutile dire, ma lo dico lo stesso, che le previsioni erano completamente sballate.

Oggi sappiamo che non solo non erano vere, ma erano pretestuose quanto false.

Come i consumi di gas, insomma.

Già, basta sostituire Chiomonte con Melendugno, Venaus con San Foca, Susa con Mesagne, e siamo sempre là.

La Tav ancora non l’ hanno fatta, e meno male, o, per meglio dire, l’hanno inziata, ma manca il grosso e il peggio.

Come la Tap, insomma.

Là la lotta dura da ventanni, qui in pratica solo da due o tre.

Con alcune differenze, ed un’ analogia.

Ora – mi siano perdonate le esemplificazioni giornalistiche, ché un articolo di giornale sto scrivendo, non una ricerca accademica, non un saggio storico: ma i lettori di leccecronaca.it sempre vigili e giustamente esigenti sapranno correggere eventuali errori nella sostanza dei dati citati, e confrontarsi poi a parte sulle opinioni espresse – le differenze stanno nel fatto che i No Tav sono partiti da una protesta di comunità, e là sono rimasti, e che spesso hanno usato forme di lotta violente, anche eclatanti.

Voglio dire questo: i No Tav non sono riusciti ad allargarsi nel consenso, rimanendo confinati nella loro vallata, e sono comunemente identificati come violenti, che hanno attirato per lo più solamente i nipotini di Soros dei Centri Sociali e del Black Bloc.

Poi, in numerose occasioni hanno usato la violenza, in maniera indiscriminata.

I No Tap, per quanto partiti da una comunità locale, sono stati capaci di attrarre consenso e/o simpatie, in buona parte sincere, da tutti i settori, quindi non solo dalla sinistra radicale, ma anche, per usare sempre a titolo esemplificativo vecchie terminologie, da destra e dal centro.

Le manifestazioni dei No Tap sono ridotte ad azioni di guerriglia montana.

A quelle dei No Tap ci vanno mamme, bambini, ex comunisti, ex fascisti, ex democristiani, ex tutto quanto, e con la benedizione della Curia locale, dalla comprensione dell’ arcivescovo, all’ appoggio dei curati di campagna della zona.

I No Tap, a differenza dei No Tav, usufruiscono di buona attenzione di stampa, anche dai mass media locali che prendono i soldi della Tap, a parte qualche pompino, pardon mi è scappato, ma lo lascio, nel colorito gergo giornalistico si chiamano così i servizi di favore, da questi fatto a cadenza regolare a manager svizzeri, a referenti dei dittatori azeri e ai loro camerieri italiani.

I No Tap hanno capito che paga la non violenza, anche a fronte della violenta repressione che in più forme hanno dovuto subire, anche con provvedimenti giudiziari, mentre la violenza sortisce sempre l’ effetto contrario, ivi comprese, ove non l’ avessero compreso ancora, le scritte sui muri.

L’ analogia?

Sia i No Tav, sia i No Tap hanno portato caterve di voti al Movimento 5 Stelle.

Beppe Grillo andò a Chiomonte, come a San Foca, pure, giacchè ci siamo, a Taranto, a promettere, ed ad assicurare.

Poi, il resto della storia è noto.

Avveratasi la fantapolitica, il M5S ha preso un terzo dei voti totali, ed è andato al governo.

Ora, dico, che ci vai a fare al governo? Ci vai per ridurre di qualche migliaio di euro i vitalizi agli ex parlamentari? Ci vai per ridurre il limite dei contratti a termine da tre a due anni?

No, ci vai a fare in primo luogo quello che si può fare subito: chiudere l’ Ilva, bloccare Tap e bloccare Tav e lo metti nel programma, lo imponi agli alleati volenti o nolenti come conditio sine qua non, sbatti i pugni sul tavolo e lo fai saltare, se non l’ ottieni.

Questi invece hanno scritto banalità generiche, se pure hanno scritto, se no poi solo omissioni.

Adesso con poche parole di circostanza, e con gigantesche lacune devono confrontarsi.

Sapete più o meno tutti più o meno bene quello che è avvenuto, quello che sta avvenendo con il nuovo ‘governo del cambiamento’ per Tap e per Ilva.

Forse non lo sapete invece per quel che riguarda Tav.

Adesso ve lo dico io.

Qui la Barbara Lezzi della situazione si chiama Laura Castelli. Sopravvissuta a tutta una serie di vicessitudini interne, sulle cui stendiamo quel pietoso velo, per non farla ministro, alla fine l’ hanno fatta sottosegretario. Alle Finanze. Da quel momento pure lei ha le mani legate, ma almeno non parla più.

Ha parlato, invece, ieri, il ministro direttamnte competente, alle Infrastrutture, Danilo Toninelli.

Cosa ha detto?

Una serie di ovvietà indistinte e generalizzate.

“Ridiscutere integralmente l’infrastruttura in applicazione dell’accordo con la Francia”.

Vogliono ridiscutere la realizzazione, però ci sono i trattati internazionali.

“Non si può più fare a meno di una rigorosa analisi costi-benefici”.

Devono fare l’ analisi costi/benefici.

Dove l’ avevo già sentite poco fa ‘ste robe qua?

In più Toninelli ha aggiunto che si tratta di migliorare l’ opera.

Da No Tav, a Forse Tav, a Meglio Tav, insomma.

Ora aspettiamo solamente, questo ancora ci manca, che il ministro direttamente competente, allo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio ci spieghi come vogliano migliorare il gasdotto.

 

 

 

 

 

Category: Cronaca, Politica

Comments (1)

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  1. Ingrosso Carmelo ha detto:

    Ti adoro Giuseppe Puppo!!
    Hai detto la sacrosanta verità!!!!

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