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LA STORIA DI SIXTO RODRIGUEZ, “SUGAR MAN”

| 5 settembre 2018 | 0 Comments

di Roberto Molle______

Alla fine l’arte, quando è davvero tale, vince. Lo dimostra, fra le altre, la strabiliante storia del musicista Sixto Rodriguez (nella foto), meglio conosciuto come “Sugar Man”.

Sono ormai dieci anni che non bevo caffè, ma ieri sera (complici un paio di bicchieri di coca cola) una dose esiziale di caffeina si è messa in circolo nel mio organismo; ne è conseguita una notte condivisa tra insonnia, caldo e schermo siderale della tv. Così mi sono imbattuto per l’ennesima volta nel rockmentary “Sugar Man” (mandato in onda a più riprese da diverse reti), il capolavoro del regista svedese Malik Bendjelloul che racconta una delle vicende più assurde e toccanti della storia del rock, paragonabile ad una bellissima favola.

In sintesi: Sixto Rodriguez, un musicista di origini messicane, viene scoperto e lanciato da due talent-scout (siamo nella Detroit dei primi anni Settanta) che gli permettono di incidere due album; la sua musica è interessante, ma non riesce a vendere nessun disco e riceve solo tiepide attenzioni dalla critica. Rodriguez ringrazia e torna a fare quello che faceva prima: il manovale edile.

Per uno strano gioco del destino – a sua insaputa – una cassetta di Cold fact, suo primo album arriva in Sud Africa tramite una ragazza che era stata in vacanza negli Stati Uniti.

In quegli anni Capetown, ma anche tutta l’area è nel pieno di un fermento anti-apartheid (il governo reprime ogni sommossa e opera una forte azione di censura, limitando tutti i contatti col resto del mondo) dove molti ragazzi bianchi manifestano insieme a quelli di colore.

Le canzoni di Rodriguez (per i contenuti pacifisti e politici) diventano il manifesto di quella generazione. Finisce che Rodriguez in sud-Africa diventa più famoso dei Beatles e di Elvis, le case discografiche locali stampano i suoi dischi, e n on avendo informazioni reali, le leggende sul musicista e il modo in cui sarebbe morto si sprecano, intanto lui continua a fare il muratore a Detroit. Grazie alla risonanza della sua musica, alla testardaggine di un suo fan e all’interessamento di un giornalista si riesce a scoprire che dall’altra parte del mondo Rodriguez è vivo e vegeto. E si scopre anche che le royalty delle migliaia di suoi dischi venduti vengono incassate dal produttore che aveva pubblicato i suoi due unici dischi in America (oltre a Cold Fact, Coming from reality) senza che a lui venisse corrisposto niente.

Intanto mentre continua a fare il carpentiere riesce a tirare su tre figlie e laurearsi in filosofia.

Quel che ne segue è il finale di una storia che difficilmente si può scordare: dopo quasi vent’anni dal suo debutto come musicista e conseguente discesa all’oblio, Rodriguez viene invitato a suonare a Capetown di fronte a un pubblico in delirio che gli tributerà ripetute volte nel tempo lo stesso calore, e nel giro di poco viene scoperto e apprezzato anche negli states.

Oggi Sixto Rodriguez ha settantasei anni ed è una star di livello mondiale, fa tanti concerti, ma continua a vivere nella sua piccola casa in un sobborgo di Detroit, quello che guadagna lo distribuisce tra la famiglia e chi ne ha bisogno, la sua vita continua come se il successo non lo avesse mai sfiorato e lui non fosse nient’altro che, uno sfigato musicista di Detroit, scambiato per un attimo come il nuovo Dylan e in un lampo, dimenticato.

 

Category: Cultura

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