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LA PROCURA DI BARI SEQUESTRA L’OLIVO “INFETTO” DI MASSERIA CARAMANNA: ALL’ISTERISMO DI ALCUNI RISPONDE LA GARANZIA DI LEGALITÀ CONFERMATA DAL PM

| 14 gennaio 2019 | 0 Comments

di Eleonora Ciminiello______Giornata importante sul fronte dell’ affaire Xylella. Al fianco della Procura della Repubblica di Lecce, ora indaga anche Procura della Repubblica di Bari, con pesantissime ipotesi di reato, per ora a carico di ignoti. La Procura di Bari ha, infatti, disposto il sequestro di un ulivo dichiarato infetto da Xylella Fastidiosa e, per questo, destinato all’abbattimento. I giudici hanno sospeso l’eradicazione, predisponendo maggiori indagini. Sconcerto e rabbia nel partito unico degli ‘eradicatori’, che, non potendo prendersela con i magistrati, rivolgono le loro attenzioni agli attivisti e a chi pretende una ricerca sistemica e ambientale più approfondita, al fine di salvaguardare un patrimonio che una volta eradicato non può essere più recuperato.

Ma andiamo con ordine, ecco le notizie, e i commenti.

E’ stato reso noto oggi il sequestro probatorio di un ulivo e della relativa zona del terreno su cui affonda le radici, sito nei pressi della Masseria Caramanna, disposto sabato dal pm della Procura della Repubblica di Bari Domenico Minardi. E’ stato altresì disposto dal magistrato che “ogni accesso al fondo per la materiale conduzione agricola e rispetto delle vigenti normative in materia di emergenza Xylella, dovrà essere concordata con l’autorità giudiziaria per la relativa autorizzazione“.

Questo per consentire lo svolgimento di una consulenza tecnica che, viene precisato, sarà effettuata  “in tempi e con modalità del tutto compatibili con il provvedimento di eradicazione disposto dal competente organo della Regione, la cui legittimità/liceità non è posta in discussione dal decreto di sequestro”.

Resa nota anche un’indagine penale in corso: il sequestro è stato disposto in relazione ai reati di diffusione di malattie delle piante e pubblicazione o diffusione di notizie atte a turbare l’ordine pubblico, per ora a carico di ignoti.

Dura la reazione del presidente di Italia Olivicola Gennaro Sicolo: “A sette mesi di distanza dalle nostre denunce contro tutti i santoni che hanno rallentato il contrasto alla xylella con le loro follie, non abbiamo notizie dalle Procure, mentre questa gentaglia presenta un esposto ed un minuto dopo la Magistratura mette i sigilli a piante e terreni rinviando l’eradicazione necessaria. Ma in che Paese viviamo?.

Non riesco davvero a comprendere perché si dia priorità agli esposti folli e non alle denunce serie e circostanziate di chi davvero è parte lesa nella vicenda xylella”.

Onofrio Spagnoletti Zeuli, portavoce del movimento autoproclamatosi dei ‘gilet arancioni’ che ha organizzato la manifestazione di ieri a Monopoli, ha dal canto suo così commentato la notizia di oggi: “Non è più rinviabile una legge speciale da parte del governo e del ministro centinaio che consenta il taglio delle piante infette, immediatamente dopo aver avuto con certezza il risultato positivo dell’analisi. auspichiamo che la magistratura persegua tutte quelle persone che in questi anni con i loro atteggiamenti, i loro folli esposti hanno attentato al nostro patrimonio olivicolo e alla nostra economia. Il proprietario della pianta ha fatto regolarmente richiesta per l’eradicazione, quindi il sequestro proviene sicuramente dall’esposto di qualche santone e dalle sponde che questi personaggi riescono a trovare anche nelle procure. sarebbe un fatto gravissimo perché inizierebbero da subito i rallentamenti nel contrasto al batterio che rischia di distruggere il nostro territorio“.

Contro replica della Procura della Repubblica di Bari, che “rivendica ancora una volta il potere/dovere di garante della legalità sul circondario in un ambito particolarmente esposto e ‘sensibile’ quale quello della tutela ambientale, fonte di preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la salvaguardia dell’ habitat naturale del territorio, ma anche dei rappresentanti e degli esponenti dell’ imprenditoria agricola” e che “richiama in una nota il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale che impone l’approfondimento delle notizie di reato che pervengono”.

Da ricordare, infine, che è attesa a giorni la comunicazione dell’ esito delle indagini della Procura della Repubblica di Lecce, aperta nel dicembre 2015, e sviluppatasi con varie proroghe, perché estesa anche all’uso dei prodotti chimici nei terreni agricoli: o ci sarà l’archiviazione, oppure le dieci persone indagate saranno rinviate a giudizio.

 

L’APPROFONDIMENTO nel nostro articolo di ieri

XYLELLA – MONOPOLI – SÌ AL PAESAGGIO, ALLA PRODUTTIVITÀ, ALLA SCIENZA. ERADICARE PER CREDERE

 

 

 

Category: Cronaca, Politica

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