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L’INTERVENTO / PERCHE’ SUD

| 17 gennaio 2019 | 0 Comments

di Crocifisso Aloisi * (consigliere comunale del Comune di Galatone – per leccecronaca.it)______

Leggendo alcuni dati sull’attività di Cassa Depositi e Prestiti mi sono imbattuto in una emblematica cartografia che rappresenta molto bene centocinquanta anni di storia degli investimenti pubblici per le infrastrutture nel nostro paese: quello che viene dato MENO al Sud si continua a darlo, in PIÙ, al Nord !

L’evidenza è così forte da risultare quasi imbarazzante: come potrete notare, il Centro rappresenta la media, al Sud mancano le risorse per raggiungere la media e queste risorse vengono dirottate al Nord, che raddoppia la media rispetto al Centro.
Così sono quasi tutti contenti: il Centro per le posizioni difese, il Nord per il di più (che lo rende poi sempre più ricco ed efficiente) e la classe politica e baronale meridionale, politici da cortile in questo antico e ben collaudato sistema, che traggono benefici personali, e per il proprio clan, da questo andazzo.

In questo modo i politici da cortile (che devono sottostare a tutto ciò ed essere ‘funzionali e affidabili’ se vogliono continuare ad essere tenuti in considerazione dal circo politico mediatico nazionale che li supporta in tutte le sedi), hanno sempre più potere per ricattare e sottomettere, anche attraverso la classe dirigente che nominano, l’intero territorio. Classe meridionale che, in molti casi, mantiene le vecchie posizioni acquisite, tramandate di generazione in generazione proprio perché funzionale al continuo dirottamento (con distrazione dell’opinione pubblica) di risorse che, Costituzione alla mano, avrebbero dovuto essere destinate al Sud. È un discorso che riguarda tutti i partiti e movimenti politici, perché tutti sono stati artefici o complici con i loro silenzi.

I maggiori partiti politici nazionali difendono i loro referenti locali, salvo poi fare generici attacchi e critiche sui media nazionali a proposito dell’inconcludenza della classe politica e dirigente meridionale, cioè i dirigenti che sono nominati, o dipendono, dai loro stessi referenti politici locali.

Questo schema lo si potrebbe riscontrare in molti altri casi, in molti settori, alcuni scandalosamente evidenti, altri invece più subdoli, più difficili da stanare perché occultati in leggi nazionali e relativi decreti attuativi, attraverso paroline magiche e trucchetti normativi. Ma il risultato è sempre sorprendentemente lo stesso: si toglie da una parte, negando, ciò che si dà in più all’altra parte. Giustificando il tutto secondo antichi pregiudizi e luoghi comuni duri a morire perché quotidianamente e trasversalmente alimentati, nel dibattito pubblico nazionale (grandissima è la responsabilità dei media complici), attraverso una rappresentazione distorta, che mira a dipingere il meridionale come antropologicamente incline al malaffare e al malgoverno, quindi inadatto a gestire risorse pubbliche: “quanto meno risorse si investono al Sud, tanto meglio, per evitare sprechi e malaffare” (facendo finta di non sapere, anche se il pregiudizio fosse vero e dimostrato, che le infrastrutture sono finanziate e gestite dallo Stato, non dalle amministrazioni locali).

Questo è il mantra che ha giustificato ogni azione politica volta a depredare risorse al Sud e che lo hanno sfruttato e strizzato come una colonia interna nazionale, privato direttamente o indirettamente (l’emigrazione è un effetto indiretto di queste politiche trasversali) delle sue eccellenze territoriali e risorse umane.

L’emigrazione per motivi di studio, di salute, si lavoro, soprattutto l’emigrazione delle nostre giovani leve, saranno fatali per tutto il meridione: questa continua emorragia di risorse rappresenta una grave e strutturale zavorra per tutti i meridionali. Andare fuori, realizzare il percorso intrapreso nella vita di ogni individuo, deve essere un’esigenza volontaria, un qualcosa che ha a che fare con il carattere e la formazione di ogni persona: dovrebbe insomma essere una libera scelta calibrata in base alle aspettative e ambizioni di ognuno, a prescindere dal luogo di residenza. Ma andare fuori perché costretti, perché lo Stato lo ha determinato con le sue discriminanti politiche economiche e sociali, attraverso meccanismi giuridici che hanno sempre eluso quanto invece previsto anche dalla Carta Costituzionale, non può avere giustificazioni.

Pregiudizi e luoghi comuni tra l’altro smentiti dai vari report della Corte dei Conti, Banca d’Italia, Istat, Guardia di finanza, che ciclicamente forniscono i dati della reale diffusione del malaffare su tutto il territorio nazionale. E la fotografia che viene fuori è che non c’è alcuna particolare distinzione geografica o antropologica tra Nord e Sud Italia: anzi, sia in termini assoluti che soprattutto in rapporto al Pil territoriale, è stato più volte messo in evidenza che il Nord sovrasta il meridione in questa ‘classifica’.

Poche settimane fa il pm di Milano, Francesco Greco, affermò che “La Lombardia è la terra degli evasori”, e poi ha aggiunto che “è un problema serio, la Lombardia è di gran lunga al primo posto, poi ci sono il Piemonte e l’Emilia Romagna”.

È la storia della sottomissione nazionale del Sud Italia che, con le buone o con le cattive (leggasi mafia), subisce tutto ciò da sempre: oggi il meridione rappresenta l’area geograficamente omogenea più estesa d’Europa con maggiori problemi in termini di depressione economica e sociale. Per questo sono irricevibili ogni proposta o tentativo di autonomia, federalismo camuffato o federalismo differenziato. Prima di giungere ad ipotesi in tal senso occorre dotare i vari territori, le varie regioni, di uno standard di servizi, di risorse finanziarie e infrastrutture degne di uno Stato che voglia definirsi unito e nazionale.

Category: Politica

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