RIFONDAZIONE COMUNISTA SULLA SITUAZIONE POLITICA

| 2 febbraio 2019 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Ernani Favale (nella foto), segretario provinciale di Lecce del Partito della Rifondazione Comunista ci manda il seguente comunicato______
NON CI SIEDEREMO DALLA PARTE DEL TORTO
COMUNICATO STAMPA DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
– FEDERAZIONE PROVINCIALE DI LECCE –
In relazione alle elezioni amministrative che si svolgeranno nel capoluogo salentino,
come Partito della Rifondazione Cominista, non possiamo fare a meno di osservare
che a Lecce si va profilando uno scontro tra due destre.
Da una parte la destra che fa capo a Fitto, Perrone, Marti e Poli Bortone e dall’altra
quella destra che, utilizzando una figura incolore come Carlo Salvemini, ha tentato
di farsi maggioranza negli ultimi 18 mesi, forzando la logica politica.
Nel 2017, come PRC Provinciale, abbiamo sostenuto convintamente la candidatura di
Luca Ruberti con Lecce Bene Comune, poiché ritenevamo che fosse l’unico candidato in
grado di rappresentare i valori e le istanze della sinistra.
Quanto accaduto già dopo il primo turno di quella tornata elettorale non ha fatto che
confermare questa nostra convinzione.
Abbiamo criticato fin da subito le scelte del sedicente “centro sinistra” e dell’ex
sindaco, a partire dall’apparentamento al secondo turno con la coalizione che
sosteneva Delli Noci e che comprendeva al suo interno la lista “andare oltre”, fino a
quel “patto per la città” stretto con i consiglieri che facevano riferimento al senatore
leghista Roberto Marti. Tali decisioni, lungi dal consentire un governo della città che
rispondesse ai bisogni reali della popolazione e che affrontasse i problemi atavici di Lecce,
hanno di fatto consegnato nelle mani della destra tanto la maggioranza quanto
l’opposizione di Palazzo Carafa.
Possiamo dire che il PD e il suo sindaco sono stati, per la destra leccese, ciò che a livello
nazionale il Movimento 5 Stelle e Luigi Di Maio sono stati per Salvini: un cavallo di Troia
attraverso cui formazioni di estrema destra, che pure non avevano i numeri per farlo e che
si erano presentate divise alle elezioni, hanno potuto riprendere le redini della
amministrazione pubblica.
Ma anche al di là delle più che discutibili alleanze politiche, a Lecce in questi 18 mesi è
mancata totalmente qualsivoglia azione politica degna di rilievo da parte della
amministrazione. Nessuna scelta che abbia inciso sulla qualità della vita dei leccesi,
sulla mobilità, sulla trasparenza amministrativa, sull’efficientamento dei servizi
pubblici e, in special modo, sul potenziamento degli aiuti alle fasce più deboli della
popolazione. Nessuna svolta concreta e significativa rispetto alle amministrazioni
precedenti, se si eccettua l’inversione del senso di marcia su via Cavallotti.
In questi 18 mesi a Lecce è mancata completamente la politica ed in particolar modo
è mancato, all’ex sindaco e alla sua maggioranza, il coraggio di attuare scelte politiche
su temi cruciali per la città e il territorio: non una parola contro il mostro TAP, o
contro la barbarie del cd “decreto Salvini”, che pure tanti amministratori hanno deciso
di disapplicare. Paradossalmente, l’unica presa di posizione si è registrata sulla
“Lupiae Servizi”, vicenda in cui questa amministrazione ha mostrato il suo volto
iper liberista: prima proponendo l’applicazione della c.d. “legge Madia” (una
normativa già falcidiata dalla Corte costituzionale, che prevede la dismissione delle
partecipate comunali per “regalare” la gestione dei servizi pubblici ai privati) e poi
approntando una soluzione che fa pagare ai lavoratori i danni provocati dalla cattiva
gestione della società, imponendo in maniera ricattatoria un cambio di contratto
altamente penalizzante per i dipendenti. E non è un caso che, proprio su queste
scelte scellerate in tema di tutela dei diritti del lavoro, sia esplosa la crisi che ha
fatto prima vacillare e poi cadere miseramente la maggioranza di governo. Ma,
ancora più grave, è che si sia consegnata alla destra – di maggioranza e di
opposizione – la difesa dei lavoratori e la delega degli interessi di un blocco sociale
che dovrebbe essere compito della sinistra rappresentare.
Per tutte queste ragioni, riteniamo che la coalizione che si va costruendo attorno
all’ex sindaco e la figura stessa del candidato Salvemini non possano in alcun
modo rappresentare una alternativa di sinistra per la città di Lecce.
Non lo erano due anni fa, ancor meno possono esserlo oggi che l’alleanza con Alessandro
Delli Noci – i cui legami con il movimento del sindaco di Nardò non sono mai stati messi in
discussione – è diventata organica.
Sarebbe impensabile per una formazione di sinistra immaginare di poter sostenere
una coalizione che utilizza il cd. “civismo” come foglia di fico per coprire alleanze
innaturali con forze politiche di chiaro stampo liberista e di destra, tra cui anche
l’ultima arrivata: quella “Puglia Popolare”, gemmata da Forza Italia e già benedetta a Bari
dal governatore Emiliano.
La differenza fra destra e sinistra esiste ed è nelle scelte politiche, come nei valori
costituzionali che si hanno a riferimento e che per noi sono la solidarietà, la
giustizia sociale e l’antifascismo; valori rispetto ai quali la coalizione che si va
costruendo intorno alla figura dell’ex sindaco appare distante se non del tutto
estranea.
Ciò che auspichiamo – e per cui come PRC ci impegneremo – è che le forze di
sinistra presenti in città, a partire da SI e “Lecce Bene Comune”, insieme a tutti coloro
che si riconoscono nei valori costituzionali e nella difesa del lavoro e che non vogliono
arrendersi alla barbarie del presente, possano e sappiano unirsi per garantire ai
cittadini leccesi la possibilità di una alternativa reale alle due destre in campo.
Perchè, questa volta, non ci siederemo dalla parte del torto!

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