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LECCECRONACHE / UN ARLECCHINO CHE NON C’E’ PIU’

| 19 febbraio 2019 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Carnevale, per me, significava cercare nelle scatoline dei pastelli ‘Fila’ il segnalibro con le maschere. E sperare di rinvenire la più bella, la più ambita, ovvero Arlecchino.

A scuola, ci facevano leggere la storia di questa maschera, la commuovente impresa della mamma povera di Arlecchino, un bambino che non poteva permettersi il vestito di maschera, a Carnevale. E allora, con i pezzetti di stoffa altrimenti inutilizzabili, la brava donna ridesce a realizzare il fantastico, unico, coloratissimo vestito di Arlecchino, creando la più famosa maschera italiana…

Che dite, è Pulcinella?

Può darsi, ma Pulcinella non è maschera per bambini, è il simbolo della fame e della miseria, seppur ironica e piena di inventive, lo stemma di una napoletanità che poi è tutto il Meridione, ancora oggi ci sentiamo affettuosamente vicini a questo triste affamato vestito di bianco, così bene impersonificato da Eduardo, ma la maschera per eccellenza è lui, Arlecchin Batoccio, per servirla….

Così, accompagnati dai genitori, entravamo in quelle cartolerie dove il profume delle matite ben temperate, dei quaderni impilati e dei pastelli era il miglior premio per chi, come noi, aveva il sogno mai realizzato di conquistare quella enorme scatola di legno esposta in vetrina, con decine e decine di matite colorate di tutti i colori, parevano un tappeto variopinto… Ma dovevamo accontentarci della scatolina con i sei minuti pastelli Fila che erano color legno, con la specifica del colore stampata sul cilindretto. E, accanto al nome del colore, l’aggettivo non mancava mai, l’azzurro era ‘azzurro cielo’ e c’era il ‘verde marcio’ e il ‘rosso carminio’…

Ma c’era, anche e soprattutto, il segnalibro con la maschera che, però non si poteva vedere da fuori. Bisognava acquistare la scatolina di 6 pastelli (la meno costosa) e aprirla per scoprire quale maschera ci sarebbe toccata in dote…

Ho imparato a conoscere Stenterello, Gianduia, Colombina, Peppe Nappa, Giangurgolo, il Dottor Balanzone e Pantalone… Ma Arlecchino, niente, non siamo mai riusciti ad intercettarlo, anche i nostri coetanei avevano la stessa difficoltà…

Oggi, scorrendo le offerte su e-bay (c’è tutto, veramente) abbiamo trovato il segnalibro con Arlecchino e… con grande delusione, non ci ha fatto la stessa impressione. Sarà stata la mancanza del profumo della cartoleria della nostra infanzia, sarà stato perchè è mancato quell’attimo di suspense che precedeva il disvelamento della figurina… Oppure siamo noi, che siamo cambiati.

Si, dev’essere così. Fatto sta che Arlecchino, stavolta, non ci ha detto nulla.

Un po’ di nostalgia, quello sì.

Ma, ormai, questo è il sentimento più comune delle nostre giornate…

Category: Cronaca, Cultura

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