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LA TRISTE STORIA DELL’ ULIVO ‘CAPITOZZATO’ NEL CUORE DI LECCE / ”MO CHE TORNA SANT’ ORONZO…

| 12 marzo 2019 | 1 Comment

di Giuseppe Puppo______

C’era un ulivo secolare, in piazza Sant’Oronzo, vicino alla statua del Patrono. Giustamente, due simboli, l’uno del territorio, l’altro della fede: insomma, di storia, cultura, tradizioni, quanto cioè di più bello ci possa essere per una comunità al mondo.

La statua, adesso non c’è più: ma per poco, per fortuna, presto ritornerà, la stanno restaurando e la rimetteranno al posto suo, e meno male.

L’ulivo invece c’è, anche adesso, ma non è più come prima, è stato ‘restaurato’ anch’esso, si potrebbe dire, se questa tristissima vicenda, emblematica per tanti versi, che cercherò qui di seguito di riassumere sia pur in estrema sintesi giornalistica, lasciasse il tempo e la voglia di scherzarci su: è stato ridotto così, come nella foto, da qualche giorno.

Era ammalato, han detto, destinato a morire, secondo dotti, medici e sapienti artefici dell’operazione capitozzatura, e loro seguaci.

Mah…Eppure non sembrava, era verde, vivo e – è il caso di dirlo – vegeto, così come da tempo immemorabile appariva.

Cerchiamo di capire che cosa sia successo, e, soprattutto, perché sia avvenuto.

Chi è stato, lo hanno rivelato essi stessi, vantandosene e chiedendone pubblicamente plauso e merito: l’imprenditore Giovanni Melcarne, e il presidente dell’associazione ‘Vivere Lecce’ Beppe D’Ercole.

Scrive il primo sul suo diario Facebook il pomeriggio di venerdì 8 marzo, postando le foto di quanto aveva fatto:

“Ecco il mio dono alla città di #Lecce e al #Salento: 62 innesti, in 4 ore di lavoro, su un albero millenario affetto da #Xylella per tentare di salvarlo dalla morte certa.

Prezioso il supporto di Coldiretti e di tutte le istituzioni comunali, regionali e di Ricerca che hanno fatto sì che tutto ciò si realizzasse.

Un grazie particolare all’amico Beppe D’Ercole, per aver proposto già da tempo al Comune di Lecce di provare a salvare i suoi ulivi piantumati nell’area urbana”.

 

Gli fa chiara eco il secondo, due giorni dopo, sempre sul proprio diario Facebook, all’interno di un polemico post, prima di dedicarsi a polemizzare, appunto, con chi aveva espresso qualche perplessità  sull’accaduto, accusandoli addirittura tout court di essere in generale responsabili del ‘contagio’ della Xylella: “Ecco la Procura non potrebbe iniziare a vedere quanto determinati comportamenti di personaggi ben noti abbiano generato il disastro?… Abbiamo innestato. grazie a Giovanni Melcarne, il millenario di piazza Sant’Oronzo per TENTARE di salvarlo (Tentare, è l’unica possibilità! A oggi morrebbe con certezza)”.

Veramente, la Procura si è interessata, e continua farlo, degli altri, non di loro, ma va beh, lasciamo stare.

Del resto, in seguito alle perplessità espresse nei suoi confronti, nei confronti di chi le aveva espresse, non ci va certo leggero nemmeno Giovanni Melcarne, che ieri è tornato alla carica: “compagni di merende, negazionisti e complottisti mi danno del criminale per aver tentato di salvare con gli innesti un albero millenario sintomatico e affetto da #Xylella, come da certificato di analisi da laboratorio accreditato.

Questo è un esempio lampante delle responsabilità della politica e dei negazionisti, insieme a Xylella, del disastro in #Salento”.

Ora, lessico orribile a parte, non è questa – questo ‘pezzo’ intendo – la sede per addentrarsi sulle origini e sull’essenza stessa della Xylella, a proposito della quale i lettori di leccecronaca.it hanno da anni a disposizione il nostro lavoro di approndimento riflessione ricerca, come recita la nostra testata, anche su tutto questo, accanto alle tesi e ai documenti prodotti dagli opposti schieramenti, che abbiamo sempre pubblicato integralmente, come la correttezza giornalistica impone, sia pur insieme alle nostre idee al riguardo: ognuno di loro si è potuto fare, o potrà farsi, ove lo desideri, il proprio libero convincimento.

In questa sede – questo ‘pezzo’ intendo – stiamo ai fatti, già descritti, che però sviluppano come conseguenza inevitabile tutta una serie di domande, per ora senza risposte. Interessantissime, perché riconducono all’essenza stessa dell’intera questione.

Vediamole.

PUNTO PRIMO. Chi ha dimostrato che l’ulivo-simbolo di piazza sant’Oronzo fosse ‘malato’, cioè “affetto da #Xylella, come da certificato di analisi da laboratorio accreditato”? Quale laboratorio, e dove sta il certificato?

 

PUNTO SECONDO. Coldiretti a parte, che possiamo capirlo, anche per evidenti ragioni propagandistiche, di un fatto simile, alla vigilia della sua ‘marcia su Lecce’ con i trattori, per poter avere un’icastica rappresentazione proprio nel cuore della città della presunta emergenza, chi sono gli altri che hanno promosso e supportato la capitozzatura in questione? Cioè chi sono “le istituzioni comunali, regionali e di Ricerca che hanno fatto sì che tutto ciò si realizzasse”? Che cioè hanno dato a Melcarne e a D’Ercole i permessi, le autorizzazioni, o le esortazioni, ad agire come essi han fatto?

 

PUNTO TERZO. Quale sperimentazione scientifica dimostra che gli ulivi trattati in quel modo guariscano? In ogni caso, secondo gli insegnamenti degli avi, non si fanno forse gli innesti su una base sana, e non malata? E non andava forse fatto il tentativo per salvare la pianta nella sua integrità e non amputandola? Non sarebbe stato meglio adoperare la cura Scortichini, che mira a conservare la pianta colpita da batteriosi e a permetterle di superare la crisi, nella fattispecie conservando integro il simbolo di un’intera comunità?

 

 

PUNTO QUARTO. Chi ha dimostrato che il disseccamento degli ulivi sia dovuto alla xylella, cioè al batterio e basta, o non sia piuttosto un fenomeno ciclico, una batteriosi che si è ripresentata più volte nel passato, adesso aggravata da tanti altri fattori, quali l’impiego della chimica e l’inaridimento del terreno?

Nella fattispecie, pur ammettendo che l’albero ne fosse stato colpito, come ci è arrivata la Xylella a Lecce città in piazza Sant’Oronzo? Per meglio dire, come è arrivata là l’insetto vettore, volgarmente detto ‘sputacchina’, cioè in una zona senza prati, campagne, piantagioni?

 

Ecco, senza entrare nel merito di tutto quanto il resto, veleni, eradicazioni, abbattimenti speculazioni, profitti, interessi economici e politici, fiumi di denaro, restiamo a questo fatto, restiamo ai fatti di questa triste vicenda: c’è qualcuno che possa e voglia rispondere alle precise domande che abbiamo evidenziato, con spirito costruttivo, sia ben chiaro, per permettere a tutti quanti di capire meglio? Almeno per una volta, possibilmente, senza slogan e senza insulti, grazie.

 

Category: Cronaca, Politica

Comments (1)

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  1. Crocifisso Aloisi - tramite Facebook ha detto:

    Secondo Teleborba, che ha confezionato un bel servizietto guarda caso durante i festeggiamenti a Lecce per Sant’Oronzo con la piazza gremita, la famosa Ogliarola presente in piazza sarebbe tornata a vegetare grazie agli innesti. Come si può vedere dalle immagini scattate ieri, alcuni di questi innesti sono falliti, altri hanno attecchito ma con bassa ripresa vegetativa ed altri sono ricoperti da una ripresa ma non si comprende quanta parte di vegetazione sia dovuta agli innesti e quanta invece alla naturale ripresa vegetativa della pianta, che ha prodotto del verde da sola. Ma, dal servizio di Teleborba, sembra che il ‘miracolo’ sia dovuto solo agli innesti.

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