LECCECRONACHE / PRESENTAZIONI, ISTRUZIONI PER L’ USO

| 24 marzo 2019 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Debbo fare una precisazione, anche se abbastanza scomoda: partecipo spesso a degli incontri, delle presentazioni, dei cenacoli nei quali l’argomento è sempre costruito attorno alla presenza di un oratore che parla dei suoi lavori ed è sempre affiancato da una o due persone che ‘dialogano’ con lui oppure ‘introducono’ e ‘presentano’.

La liturgia è sempre la stessa, si apre con i ringraziamenti al ‘padrone di casa’ o agli organizzatori e si chiude con la fatidica frase ‘se qualcuno ha da rivolgere domande al nostro ospite, può farlo’. Insomma, tutto normale, ci mancherebbe.

Solo che, quasi sempre, il relatore, l’oratore, l’ospite, il protagonista insomma, si adatta talmente bene al suo ruolo, che inizia a declamare e parla parla parla, ignaro o indifferente a chi sta seduto di fronte a lui e, seguendolo con attenzione all’inizio, si perde poi nelle proprie fantasticherie, comincia ad agitarsi sulla sedia e, alla fine, tira fuori il telefonino e, di nascosto, si immerge nei propri tradizionali interessi…

E l’ratore continua, imperterrito, magari il presentatore che lo affianca e che dovrebbe con lui dialogare, cerca di intervenire, anche per stemperare un po’ la coltre di noia che si fa sempre più spessa, ma senza successo….

Niente, quello continua imperterrito.

 

Lo guardo con attenzione: è una persona colta, intelligente, sa il fatto suo. Eppure non riesce a capire e a condividere l’idea della ‘concinnitas’ ovvero di quel pregio che vuole che non si debba annoiare mai l’uditorio ma che si venga, subito, al dunque e si parli in modo da farsi comprendere. Da tutti.

E si continua, senza interruzioni, in quella che diventa una vera e propria tortura, ma non sanno che esiste la ‘curva dell’attenzione’ e che non si può confidare esclusivamente sulla pazienza e sull’educazione di chi è stato così gentile da venire ad ascoltare, ma, proprio per questo, non merita di essere annoiato così palesemente?

Non c’è nulla da fare, si arriva comunque al termine e, alla fatidica domanda sugli interventi dal pubblico, nessuno risponde per non protrarre la tortura…. Oppure no, c’è sempre un maledetto protagonista che si alza e pone la sua domanda che tale non è, in realtà. Ma una ulteriore discettazione da contrapporre a quella dell’oratore…

Confesso che, a questo punto, non ce la faccio più.

E me ne vado.

Fuori, cercando il silenzio e l’aria meravigliosa della libertà e delle cose semplici.

‘Ma come, te ne vai? Proprio adesso che si mangia….’ sento una voce alle mie spalle. Io fingo di non aver sentito nulla e fuggo verso la libertà. ‘Via, via, via…’ dico dentro di me. E mi ripropongo di non cascarci più…

Macchè.

Già l’indomani è la stessa storia….

N.B.

Poi, in verità, ci sono anche quelli che parlano poco e le parole bisogna tirargliele con le tenaglie. Andrebbe benissimo ma succede che il presentatore, nel lodevole intento di sopperire alla carenza dell’ospite, discetti e faccia lui la primadonna…

Insomma, non c’è salvezza.

‘Perchè, allora, andare a questi incontri?’

Continuo a chiedermelo con insistenza anch’io. Da tempo.

 

Category: Cronaca, Cultura

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