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LE IDEE / MASSIMO CACCIARI: DELL’AMORE, DELLA MORTE, E DI ALTRE SCIOCCHEZZE. FILOSOFICAMENTE SERIE

| 21 aprile 2019 | 0 Comments

(g.p.)______Massimo Cacciari, 74 anni, filosofo, ex docente ed ex politico, autore di decine di saggi culturali, perennemente critico con la sinistra da cui proviene, personaggio inquietante quanto sempre interessante, e protagonista ancora adesso del dibattito politico con le sue apparizioni televisive, intellettuale di punta e amante della cultura, si confessa a Candida Morvillo sul Corriere della sera, in un’intervista quasi tutta giocata sulle corde  del ‘personale’ e del ‘privato’. Ne viene fuori un ritratto inedito, sorprendente. Ecco alcune delle sue dichiarazioni_____

“La vecchiaia è tremenda. Detesto chi ne parla come di un sereno tramonto. Tremo all’idea che mi parta il cervello.

Non me ne frega nulla della morte. Ci penso continuamente, ma nei termini in cui ci pensava Spinoza, ma anche Platone, tante volte citati senza capirci nulla. Sapendo di dover finire, nessuna finitezza mi condiziona. 

Il vivere bene è aver dipeso il meno possibile da condizionamenti esterni, passioni irragionevoli, dagli altri e dai favori altrui. Aver difeso la mia legge interiore, non aver fatto male a nessuno.

 

La filosofia è il linguaggio dell’Occidente, costituisce la forma del suo sapere e del suo agire, fornisce i concetti fondamentali per intenderne l’inquietudine, le tragedie e la stessa follia.

Il popolo in sé non esiste; esistono interessi specifici, corpi intermedi, autonomie. L’ideologia del rapporto diretto fra il capo e la massa è la via maestra a soluzioni autoritarie. La democrazia vive di mediazione. È politeistica nella sua essenza. Il leader deve essere a guida di un gruppo dirigente di persone competenti, con base sociale e voti loro.

Io, quando studio, sono con i miei autori e maestri, parlo con loro. Quando posso ritirarmi una settimana a Venezia nel mio studio fra trentamila libri è qualcosa di molto bello.

La nostra natura è ‘captiva’ in senso letterale, prigioniera di passioni tanto più praticate quanto più deprecate: invidia, gelosia, risentimento, avarizia… La filosofia è l’esercizio di governarle.

Oggi l’Europa è una speranza senza speranza.

Se ho avuto solo due fidanzate note, se ho fama di piacere molto?
Io questo non l’ho mai constatato.
Perché non mi sono mai sposato?
Bisogna aver letto Nietzsche per capire cosa significa dire di sì, quando chiede: hai scavato il fondo della tua anima? Sei pronto a dire ‘per sempre’? 
Se ho mai avuto il dubbio di sposarmi? Tutte le volte che ho amato. Quante volte ho amato?
È impossibile a dirsi… Dire amore è come dire popolo: ogni volta, è una cosa diversa.

Mi taglio i capelli da solo,  e temo si veda. Non ho tempo da perdere col barbiere.

Sono superstizioso.  Su alcune teorie e pratiche che cataloghiamo come superstizioni, bisogna essere però molto seri. Si tratta di straordinarie tradizioni”.

Category: Cultura, Politica

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