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COSA C’E’ DOPO IL ROCK ‘HEAVY METAL’? E “Dopo Metropolis”? CI SONO LE Violenti Lune Elettriche

| 9 maggio 2019 | 0 Comments

di Roberto Molle______

Qualche settimana fa, guardando “The dirt”, il biopic sui Mötley Crüe, mi sono confrontato con quella parte di rock verso cui ho meno trasporto: l’heavy metal. Devo dire però, che al netto di certe estetiche, quel genere ha una fascinazione tutta sua che spinge a immergersi in un calderone di suoni impastati di glam, potenti svisate chitarristiche, urla lancinanti e feedback metallici lasciandoti stordito e appagato.

Fatto questo preambolo, vorrei dire che dopo l‘heavy, è l’hard-rock l’altra mia bestia nera. Fatte salve alcune eccezioni (Led Zeppelin, Deep purple, Red hot chilly peppers, Black sabbath) mi sono confrontato sempre a muso duro con i musicisti che bazzicano quei generi.

Sono comunque qui a dar conto di una band e di un disco direttamente collegati a quel mondo, ma con un suono e un mood che li stacca dagli stereotipi su citati.

Loro sono le Violenti lune elettriche (nella foto), gruppo storico del rock alternativo cremonese, e il disco è il loro ultimo: Dopo Metropolis.

Devo dire innanzitutto che la prima percezione che ho avuto (a partire dalla struttura dei testi) è che l’album abbia un “respiro” gotico.

Già il nome ha una sua particolarità, coniato – verrebbe da dire – dalla fusione tra un certo sentire prog e l’energia disperata di un afflato post-punk; ma loro lo attribuiscono ad una storpiatura di un passaggio del “manifesto del futurismo” di Marinetti.

Le violenti lune elettriche sono quattro ragazzoni (Livio Buroni, voce; Gino Tessaroli, chitarra; Danilo Somenzi, basso; Italo Trabattoni, batteria) che cominciano a muovere i primi passi verso la fine degli anni ottanta (tra i fondatori del gruppo c’era il batterista Gigi Bertuzzi scomparso nel 2015), con in corpo la commistione evidente dei prodromi di blues, hard-rock, funky e psichedelia. I miti sono quelli classici di tanti ragazzi appassionati di rock: Jimi Hendrix, Jimmy Page (Led zeppelin), Ritchie Blackmore (Deep purple).

Dopo Metropolis è il loro ultimo disco e arriva dopo altri quattro lavori, tutti prodotti in modo indipendente. Non avendo contezza delle produzioni passate mi affido all’ascolto del dischetto nero con grande curiosità. Infilo le cuffie, spengo la luce e premo play.

Parte “Conoscenza e potere” ed è subito come esser presi in pieno da un’onda d’urto. Chitarre lancinanti distese su un tappeto sonoro fatto di tamburi pestati ossessivamente; la voce di Livio “Liv Liv” Buroni cavernosa e potente riporta come ectoplasma acceso nel buio la sagoma di un Ian Gillan che deturpa le parole graffiandole in gola.

Segue “Blu aeroplani” scandita da tamburi senza sordina e un afflato che riporta a certe atmosfere prog che fecero grande la Premiata Forneria Marconi. “Marmo e sangue” è delirio con un riff di chitarre che affondano le radici in territori post-rock.

Mentre fuori un freddo irreale marchia il primo scorcio di un maggio inconsueto, le note di “Exurge domine” si fanno acida ballata dal respiro gotico che si snoda in due fasi concentrate in una mini suite.

“Doomsday” è uno strumentale dove virtuosismi di chitarra si fondono a flash sonori avuti mille volte e mille assimilati.

“Dopo Metropolis”, la title-trake, ricca di citazioni e di intrecci perfetti tra suoni e parole, con un refrain irresistibile che la candida a hit da passare anche sulle radio più pop. Chiude il disco “Mistiche lune ai cancelli del cielo”, le chitarre si placano e il ritmo si fa ipnotico. Un tam tam secco si snoda in un loop progressivo, e sembra di vederlo: un galeone che si stacca dalla costa occidentale per raggiungere il mare aperto verso oriente, cullato da soffici percussioni di Djembe.

Nove tracce in cui il muro del suono si eleva a difesa della libertà e una voce rabbiosa canta (in italiano) parole di rivolta e di resistenza, urla la necessità di dire no all’intolleranza, alle ingiustizie e ai fascismi di varia natura.

Ad ascolto concluso mi rendo conto che gli ingredienti del “genere” ci sono tutti, a partire dalle icone (Blackmore, Page, Tony Iommi, Hendrix e via dicendo) e dai suoni, per finire al ritorno della stampa dei dischi in vinile, ma la musica delle Violenti lune elettriche ha qualcosa che li differenzia dalle band del passato: uno spleen di fondo che rende tutto “post” qualcosa; le loro canzoni sembrano apparentemente uguali a quelle di altre band, ma la loro musica è post-hard-rock.

Qui il video di “Dopo Metropolis”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category: Cultura

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