PUBBLICATA OGGI, AGGIORNATA FINO A SETTE MESI FA, LA DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA MANDA AL PARLAMENTO LA SUA RELAZIONE SEMESTRALE. ECCO QUELLO CHE DICE PER QUANTO RIGUARDA LA PROVINCIA DI LECCE. CON FATTI, LUOGHI, E PURE NOMI E COGNOMI

| 19 luglio 2019 | 0 Comments

(Rdl)______Resa nota la nuova “Relazione semestrale al Parlamento” della Direzione Investigativa Antimafia. Si riferisce al secondo semestre del 2018. Pubblichiamo qui di seguito integralmente la parte dedicata alla provincia di Lecce______

Nella provincia di Lecce, l’incisiva azione di contrasto portata avanti dalle Forze di polizia e dalla Magistratura ha determinato uno sfaldamento e una forte compressione del potere economico delle storiche frange della sacra corona unita. Inoltre, il percorso collaborativo intrapreso da alcuni elementi di vertice della mala salentina ha contribuito a ridisegnare la mappa delle principali organizzazioni criminali operanti sul territorio dove, comunque, si continua a registrare la perseverante attività criminale dei boss storici.

Quest’ultimi, infatti, nonostante il loro stato detentivo, attraverso parenti, luogotenenti liberi, fra cui anche mogli e compagne, riuscirebbero a mantenere l’ordine mafioso condividendo la gestione delle attività illecite, che continuano ad essere il traffico di sostanze stupefacenti e il racket estorsivo.

Benché più volte colpite dalle operazioni di polizia giudiziaria, nel capoluogo sembrano aver mantenuto una leadership criminale le consorterie BRIGANTI, appoggiate dai TORNESE di Monteroni di Lecce, e PEPE – che estende le sue ramificazioni anche in alcuni territori della provincia – entrambe attive nel traffico di stupefacenti e nelle estorsioni.

In provincia, invece, si rileva la presenza di vari sodalizi, alcuni dei quali notevolmente ridimensionati rispetto al passato.

Come il clan LEO che, benché ripetutamente disarticolato dalle attività di indagine degli ultimi anni, delinque, attraverso familiari e sodali in libertà, principalmente nei comuni di Vernole, Melendugno, Lizzanello, Cavallino, Caprarica di Lecce e Calimera.

Il clan RIZZO che, presente nel capoluogo, in particolare nel rione Castromediano, estende la propria influenza anche nei Comuni di Cavallino, Lizzanello, Melendugno, Merine, Vernole, Caprarica, Calimera e Martano.

Il clan GIANNELLI, che operava a Parabita, destrutturato a seguito dell’importante operazione “Coltura” (dicembre 2016).

 

Altri hanno invece dimostrato capacità di infiltrarsi nel circuito dell’economia legale, come il clan PELLEGRINO ed il clan DE TOMMASI, presente nei comuni di Campi Salentina, Trepuzzi, Squinzano e Surbo.

 

Per quanto riguarda quest’ultimo, significativo è il provvedimento di sequestro nel mese di ottobre, scaturito da una proposta di misura di prevenzione patrimoniale avanzata dal Direttore della DIA, che ha riguardato beni riconducibili ad un soggetto affiliato alla sacra corona unita leccese, in particolare al clan DE TOMMASI, il cui patrimonio è risultato sproporzionato rispetto alle entrate lecite dell’intero nucleo familiare.

Particolarmente radicata e strutturata nei territori salentini è poi la consorteria dei COLUCCIA

Tale gruppo, con una salda organizzazione familiare, è attivo a Noha di Galatina.

Originariamente dedito all’abigeato, ai furti ed alle rapine, analogamente ad altri gruppi criminali salentini, ha esteso la sua operatività criminale nei comuni limitrofi, soprattutto per il traffico e
lo spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, non solo nel consenso sociale, ma anche sponsorizzazioni da commercianti e imprenditori.

Significativi, al riguardo, l’interdittiva antimafia emessa nei confronti di un’associazione sportiva, di recente costituzione ma comunque condizionata dal predetto clan nella gestione della squadra e del tifo organizzato, per la quale il Prefetto ha ritenuto persistenti i rischi d’infiltrazione mafiosa.

Continuano a registrarsi manifestazioni di instabilità criminale nei territori del basso Salento dove, il 24 luglio 2018, è stato consumato l’omicidio di un pregiudicato di Melissano.

 

Sempre a Melissano, il 21 marzo 2018, due individui a bordo di un’autovettura avevano già ucciso a colpi d’arma da fuoco un pluripregiudicato del posto.

Inoltre, il 1° ottobre 2018, a Squinzano, un 28enne del posto è stato gambizzato; il 2 ottobre 2018, a Copertino, un commando armato di quattro persone, ha fatto irruzione in un casolare di campagna di proprietà di un pregiudicato del posto, che dopo essere stato picchiato, per questioni legate agli stupefacenti, è riuscito a fuggire nelle campagne circostanti riuscendo a schivare alcuni colpi
di arma da fuoco. I responsabili sono stati successivamente arrestati dai Carabinieri.

L’omicidio del luglio 201 a Melissano sarebbe riconducibile a scontri tra gruppi criminali locali per il controllo del traffico degli stupefacenti, che avevano già portato, in passato, ad altri gravi fatti di sangue.

In tale contesto, il 26 luglio i Carabinieri hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla DDA di Lecce nei confronti di dieci soggetti, accusati di essere componenti di una associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti nei comuni di Melissano, Racale e Taviano.

Il sodalizio, da organizzazione unitaria, si è frammentato proprio a seguito di contrapposizioni interne per la gestione del mercato della cocaina. Due degli indagati sono, infatti, accusati dell’omicidio del 24 luglio, per motivi connessi alla gestione degli stupefacenti.

Sulla fascia jonica non si esclude, quindi, una rimodulazione degli equilibri criminali anche, a seguito della decisione di un boss del clan MONTEDORO di collaborare con la giustizia.
Sull’intero circondario salentino rimane comunque evidente l’attivismo criminale del clan TORNESE, che da Monteroni di Lecce risulta egemone, tramite propri fiduciari, anche nei territori di Guagnano, Carmiano, Veglie, Leverano, Arnesano, Porto Cesareo e Sant’Isidoro.

Proprio gli esiti giudiziari dell’inchiesta “Labirinto” del mese di luglio hanno evidenziato come l’influenza del sodalizio si estenda fino alla zona jonica di Gallipoli, un tempo, la cui capacit
criminale si è manifestata in vari settori dell’illecito, dal traffico delle sostanze stupefacenti al reato di frode sportiva, avendo garantito la promozione, nel campionato regionale, della locale squadra di calcio, al fine di acquisire feudo del clan PADOVANO, dimostrando una efferata attitudine a riciclare e reinvestire i lucrosi proventi delle attività illecite nel settore ittico e turistico-alberghiero (bar, ristoranti e attività ricettive in genere).

L’indagine ha svelato, inoltre, non solo il presunto ruolo di primo piano assunto dal gruppo POLITI, che vanta contatti con esponenti di spicco della cosca ‘ndranghetista “MAMMOLITI” di San Luca, Reggio Calabria, ma anche i rilevanti interessi economici che lo stesso avrebbe gestito sul territorio salentino.

 

Sulla scorta di tali risultati di indagine, nei giorni successivi, i Carabinieri di Lecce hanno anche eseguito il sequestro di 14 società ed imprese individuali (operanti nei settori delle scommesse online, del commercio di prodotti ittici ed alimentari), di 3 immobili, 14 veicoli e numerosi rapporti finanziari e bancari, per un valore di 6 milioni di euro.

I riscontri investigativi hanno, altresì, acclarato l’operatività dei clan POLITI e RIZZO anche nel settore del narcotraffico, nel quale “… pur operando su territori distinti, hanno punti di contatto sia con riguardo alle forniture (parte dei rifornimenti del clan RIZZO è, infatti, destinata anche al clan POLITI), sia con riferimento alle attività poste in essere dai singoli affiliati”.

In particolare, i due clan potevano contare su un canale di approvvigionamento facente capo ad un gruppo di cittadini albanesi, di cui è stata accertata la disponibilità di armi da guerra. A dimostrazione della organizzazione imprenditoriale dell’attività e della consistenza del volume di affari derivanti dal narcotraffico internazionale, “i sodali con compiti di distribuzione e spaccio dello stupefacente avevano una contabilità scritta delle somme ricevute e da avere”.

Nel semestre in esame, il mercato delle sostanze stupefacenti continua ed essere il commercio più remunerativo non solo per la criminalità organizzata, ma anche per quella comune.

Oltre alla sopracitata operazione conclusa il 26 luglio 2018 dai Carabinieri a seguito dell’omicidio di Melissano del 24 luglio precedente, nel semestre in esame numerosi sono stati gli arresti, in flagranza di reato, per detenzione ai fini di spaccio prevalentemente di marijuana, ma anche hashish, cocaina ed eroina, con contestuali sequestri, spesso anche per ingenti quantitativi: il 1° luglio 2018, ad Acquarica del Capo, sono stati rinvenuti e sequestrati all’interno di un garage kg. 8 di cocaina; l’11 luglio 2018, a Castrignano del Capo, è stato arrestato un 20enne con kg. 6 di marijuana all’interno dello zaino; il 19 luglio 2018 è stato bloccato al casello autostradale di Bari un 29enne di Scorranocon gr. 575 di cocaina nascosti nell’auto; l’8 agosto 2018, in provincia di Lecce, è stato arrestato un automobilista brindisino di 37 anni, in possesso di kg. 30 chili di marijuana; l’11 agosto 2018, a Surbo, è stata sequestrata una piantagione di 2000 piante di marijuana ed arrestato
un 45enne del posto; il 13 agosto 2018, in provincia di Lecce, nel corso di un’operazione di polizia ad ampio raggio sono stati arrestati 5 soggetti e sono state sequestrate 500 pastiglie di ecstasy destinate agli avventori dei locali notturni; il 15 agosto 2018, in provincia di Lecce, nell’ambito dell’operazione “Ferragosto sicuro”, lungo la litoranea salentina sono stati arrestati 9 spacciatori, provenienti da fuori provincia e da fuori regione e sono state sequestrate 54 dosi di ecstasy, 33 di ketamina, 13 di ecstasy e 60 grammi di cocaina; il 20 agosto 2018, a Lecce, all’interno di un’abitazione abbandonata sono stati rinvenuti e sequestrati kg. 1 di hashish e gr. 50 di cocaina; a Scorrano, il 20 settembre 2018, sono stati arrestati due fratelli del posto e sequestrati kg. 4 di marijuana; a Presicce, il 22 ottobre 2018 è stato arrestato un 39enne del posto e sequestrati kg. 2 di marijuana; il 27 dicembre 2018, a Lecce, è stato arrestato un 56enne di origine campana ma residente nel capoluogo salentino con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di gr. 500 di eroina.

 

In tale illecito business, infatti, appaiono pienamente coinvolti tutti i gruppi criminali del salentino, alcuni dei quali strettamente collegati con soggetti di origine albanese, ormai riconosciuti come fornitori ufficiali di marijuana, che sistematicamente importano, utilizzando potenti natanti, dalla loro terra d’origine attraverso il Canale D’Otranto, consistenti carichi di sostanze stupefacenti, destinati a rifornire le piazze pugliesi e quelle di altre regioni.

In particolare: a Santa Maria di Leuca , il 7 luglio 2018 la Guardia di finanza ha bloccato un motoscafo di 10 metri con a bordo una tonnellata di marijuana, procedendo all’arresto dei tre scafisti, due albanesi ed un italiano; a Frigole il 30 luglio 2018 la Polizia di Stato ha sequestrato un’imbarcazione da diporto di 6 metri ed ha sequestrato kg. 500 di marijuana, oltre ad una pistola modello Tokarev con matricola abrasa con colpo in canna, procedendo all’arresto di quattro soggetti, tre salentini ed un albanese; ad Otranto, il 30 agosto 2018 la Guardia di finanza dopo un breve inseguimento in mare ha bloccato un natante di otto metri con un carico di kg. 700 di marijuana, traendo in arresto due scafisti albanesi di 30 e 36 anni; a San Foca, il 10 ottobre 2018 la Guardia di finanza ha interrotto la traversata dall’Albania alle coste pugliesi di un’imbarcazione condotta da un 41enne salentino, sequestrando kg. 300 di marijuana.

 

Tale assunto trova conferma in due recenti operazioni, che hanno consentito di far luce su lucrose
attività di spaccio in provincia di Lecce. Si fa riferimento alle inchieste “Amici miei” e “Short message”.

La prima ha permesso di individuare un sodalizio promosso da un cittadino di origine albanese, dotato di spessore criminale e di capacità economica e imprenditoriale. Singolare, tra l’altro, il modus operandi degli indagati che, nei contatti con gli acquirenti delle sostanze stupefacenti, utilizzavano un sistema in stile call center; negli scambi, invece, facevano ricorso al metodo del “drug & drive”, ovvero l’accostamento di due veicoli in una zona poco frequentata ed il successivo e repentino scambio di stupefacente. Tra i fornitori della sostanza stupefacente compare anche la figura di un pluripregiudicato appartenente alla sacra corona unita.

La seconda inchiesta, “Short message”, ha disarticolato due distinte associazioni di cui una, con ramificazioni a Brindisi, che si approvvigionava di sostanze stupefacenti (cocaina, eroina, marijuana ed hashish) da un clan operante a Terlizzi, in provincia di Bari e l’altra, gestita anche da pusher operanti nel capoluogo leccese, dedita al traffico ed allo spaccio di eroina in alcuni paesi del basso Salento.

Nel mercato della droga operano anche molti soggetti di origine africana, la cui presenza appare aumentare nel periodo estivo, soprattutto in prossimità delle località marine della movida salentina, dove si concentrano i locali notturni. L’8 agosto 2018, nell’ambito dell’operazione antidroga “Var Bay”, i Carabinieri di Gallipoli hanno eseguito il fermo d’indiziato di delitto
emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce, il 6 agosto precedente, nei confronti di 7 gambiani ed 1 senegalese (altri 18 soggetti sono stati indagati in stato di libertà), accusati di aver, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, detenuto ai fini  di spaccio e ceduto sostanze stupefacenti pesanti e leggere del tipo cocaina e marijuana; il 4 settembre
2018, nell’ambito dell’operazione antidroga “Green Bay”, hanno eseguito 17 arresti differiti stroncando l’attività criminale di tre gruppi composti in prevalenza da soggetti provenienti dal Gambia, dal Mali e dal Senegal, dediti in modo sistematico e continuativo, allo smercio di stupefacenti del tipo marijuana e cocaina in località Baia Verde.

 

Le estorsioni rappresentano un’altra fonte di ingenti guadagni, cui attinge non solo la criminalità organizzata e mafiosa ma anche quella comune. Come emerge dalla sopra citata operazione “Labirinto” e dalla successiva inchiesta “Palude”, le estorsioni vengono ancora imposte a commercianti ed imprenditori attraverso il racket dei parcheggi presso le strutture turistiche e balneari, o pretendendo l’assunzione di affiliati dell’organizzazione criminale per i servizi di security e guardiania.

In questo contesto si registrano frequenti episodi incendiari o danneggiamenti, chiari “reati spia” del fenomeno estorsivo.

 

Il 28 luglio 2018, a Nardò , è stato tratto in arresto un 22enne accusato di aver ripetutamente cercato di estorcere somme di danaro ad un commerciante della zona; il 6 dicembre 2018, a Casarano , sono stati tratti in arresto gli autori di una tentata estorsione in danno di un
commerciante.
Il 9 ottobre 2018 i Carabinieri di Lecce hanno arrestato 4 soggetti, ritenuti responsabili, in concorso tra loro, avvalendosi del metodo mafioso, di estorsione aggravata e continuata, minacce, danneggiamento aggravato mediante incendi, invasione di terreni e occupazione abusiva
di area demaniale marittima.

Il 5 luglio 2018, ad Ugento (LE), due ignoti hanno incendiato con liquido infiammabile il locale di un esercizio commerciale; il 22 luglio 2018, in provincia di Lecce, un incendio ha gravemente danneggiato un’azienda agricola; il 30 luglio 2018, a Lecce, un incendio ha distrutto gli automezzi di un’attività commerciale; il 3 agosto 2018, a Nardò, un incendio ha distrutto il camion di un imprenditore; il 13 agosto 2018, a Gallipoli , un incendio ha danneggiato una struttura ricettiva

Altrettanto frequente risulta il fenomeno dei furti di auto con la tecnica del “cavallo di ritorno”.

 

Per quanto concerne l’usura, così come per il racket estorsivo, le denunce presentate dalle vittime non rispecchiano la reale incidenza del fenomeno. Al riguardo, si segnala il provvedimento di confisca di beni del valore di 8 milioni di euro, costituiti da una società finanziaria, tre aziende immobiliari, diciannove immobili (tra cui un castello e un kartodromo, e trentasette terreni per una superficie di 42 ettari), riconducibili ad un soggetto condannato proprio per il reato di usura aggravata e continuata. La misura preventiva è stata disposta con sentenza del Tribunale di
Lecce, a seguito di proposta per l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale a firma del Direttore della DIA.
Tra i provvedimenti ablativi eseguiti su proposta avanzata dal Procuratore della Repubblica di Lecce, quale risultato di indagini economico-patrimoniali svolte dalla DIA leccese, si segnala il provvedimento di confisca, eseguito nel mese di agosto, nei confronti di un imprenditore di Lecce, per un valore complessivo di 1,6 milioni di euro.

A conferma delle potenzialità offensive della criminalità salentina, numerosi sono stati anche i sequestri di armi.

Si confermano, nel semestre, l’interesse di alcuni gruppi criminali verso le attività connesse all’amministrazione pubblica, comprese quelle tipicamente imprenditoriali, nonché a quelle relative al recupero crediti, alla gestione delle vendite giudiziarie, al settore dei giochi e delle scommesse e al mondo del calcio.

Restando in tema di delitti contro la pubblica amministrazione, si segnala l’inchiesta della Guardia di finanza che ha consentito di accertare condotte illecite relative sia all’indebita assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, sia alla loro occupazione abusiva.

Tali agevolazioni sono state illegittimamente poste in essere al fine di ottenere il consenso elettorale dei beneficiari. Fra gli indagati emergono esponenti politici, dirigenti, funzionari e dipendenti del Comune di Lecce, oltre a tre soggetti appartenenti alla criminalità organizzata leccese ed in particolare al clan BRIGANTI.

Importante anche l’azione di prevenzione attuata dalle prefetture.
Nel semestre, tra l’altro, la Prefettura di Lecce ha emesso un’interdittiva antimafia nei confronti di un’azienda operante nel settore edile, di un imprenditore leccese ritenuto contiguo al clan PELLEGRINO.
Il Prefetto di Roma, invece, ha emanato un provvedimento interdittivo antimafia nei confronti di un’impresa, aggiudicataria di appalti pubblici anche in Sardegna ed in Veneto, rivelatasi permeabile alle infiltrazioni mafiose della sacra corona unita.

Le vicende giudiziarie che hanno vista coinvolta la società, hanno acclarato interessenze tra politica, imprenditoria e criminalità organizzata attraverso la realizzazione di società satellite, organizzate come vere e proprie “scatole cinesi”, riconducibili, di fatto, ad un unico  amministratore.

 

 

Category: Cronaca

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