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GALLIPOLI, UN PAESE NEL CUORE

| 10 settembre 2019 | 1 Comment

di Carmen Leo______

IL DOCU – FILM DELLA RAI FIRMATO DA VINCENZO SACCONE E LUCREZIA LO BIANCO, PUR ANDATO…IN ONDA…ANONIMA, E’ UN CAPOLAVORO CHE RACCONTA LA FELICITA’. leccecronaca.it LO HA RICOSTRUITO, HA FATTO PARLARE GLI AUTORI, E ADESSO VI RACCONTA I PERSONAGGI CHE INTERPRETANO SE’ STESSI

 

Quando gli prendeva la nostalgia e diventava irresistibile, andava dalla Germania, dove si trovava per lavoro, fino al mare italiano più, si fa per dire, vicino, solo per ritornarsene subito dopo a casa bagnato, con dentro di sé l’acqua salata, e il rumore del mare.

Oggi è ritornato a vivere nel suo paese che si porta nel cuore. Accanto ad altri che hanno scelto di rimanere dove sono nati, di non andare via, attaccati, forse sarebbe meglio dire nella fattispecie ancorati, alle proprie radici, alla Cultura, alle Tradizioni.

Le radici per esempio concretamente rappresentate da un bosco di alberi, piantato sulla terra degli avi, rifiutando insediamenti residenziali.

Una vita semplice, ma felice, camminare per quei vicoli, guardare ogni mattina il faro che segna mondi lontani, e indica la rotta della felicità.

 

Bellissimo tutto quanto: questo docu – film, che con le storie che racconta riscrive la storia, sì, perché la Storia siamo noi, la facciamo noi ogni giorno con le nostre azioni dell’esistenza quotidiana, e con ciò attualizza la Tradizione, è un capolavoro in assoluto, e per ogni  Salentino una salutare lezione, di come si possa vivere felici nella semplicità, nel decoro, nella autentica realizzazione personale, cercata e trovata qui, fiorita sulle radici ca tieni.

 

Capita in una tranquilla serata di fine estate, quando non si esce di casa per non osare sfidare la canicola, con un tasso di umidità da bagno turco, stando comodamente adagiati in una camera da letto iper climatizzata, tra uno svogliato zapping e un sorso di tè freddo con zenzero e limone, di  imbattersi in un documentario prodotto da RAI CULTURA, in onda su Rai Play, per una serie denominata “Di là dal fiume e tra gli alberi”, a cura di un corposo team di autori e registi di programmi televisivi per la TV di Stato, tra cui Vincenzo Saccone, 57 anni, di Catania, l’ideatore della puntata che ha attratto il nostro interesse, per via di un più che giustificato campanilismo, in quanto si intitola “Il porto di Gallipoli”.

“L’idea nasce da Marco Melega, creatore della serie di documentari, con la finalità di raccontare luoghi remoti dell’Italia, tra cui porti, piccole isole, percorsi di montagna, attraverso gli occhi delle persone comuni, che quei posti li vivono nella propria quotidianità. Il nostro obiettivo è quello di carpire l’anima e l’autenticità di quella determinata località sita al di fuori dei circuiti più noti, restituendola così alla notorietà, proprio tramite il nostro viaggio e il nostro incontro con quelle persone”. Vincenzo Saccone, che ci ha concesso in esclusiva un’intervista per la nostra testata, risponde in tal modo alla nostra domanda su come sia nata l’idea di creare questo format televisivo.

 

Veniamo, così, sorpresi e stupefatti da immagini, suoni, colori con i quali viene descritta la “Perla dello Ionio”, partendo da un viaggio in un piccolo treno d’altri tempi, quello che da Lecce porta a Gallipoli, attraversando i binari della tratta Sud-Est, utilizzata oggi solo da pochissimi viaggiatori, studenti e lavoratori pendolari, che si spostano tra un paesino e l’altro del basso Salento.

Il cronista ci conduce in un percorso fisico e sensoriale attraverso le stradine del borgo antico della Kallìpolis, la “città bella”, come la definirono i fondatori ellenici della Magna Grecia, facendola descrivere a coloro i quali la respirano ogni istante della loro giornata, vivendone bellezze e tradizioni.

 

Negli ambienti sotterranei visitabili di uno dei tanti frantoi ipogei che caratterizzano il territorio salentino, incontriamo Elio Pindinelli il quale, da profondo conoscitore della storia locale, ci spiega come l’olio “lampante” gallipolino, cosiddetto perché molto acido e dunque molto richiesto per l’illuminazione, fosse prodotto in gran quantità ed esportato via mare in tutte le città dell’Europa allora conosciuta, tra gli inizi del Cinquecento e la prima metà dell’Ottocento.

Lo storico afferma che Gabriele D’Annunzio, di passaggio da quelle terre nel 1895, definì l’olio di Gallipoli “oro liquido”. Con i residui del prezioso fluido venivano anche creati dei panetti di sapone grezzo, che erano inviati a Marsiglia, dove era stata inventata una particolare tecnica di chiarificazione della materia, ritornando poi sul mercato ionico come sapone francese.

Proseguendo nel nostro viaggio incontriamo Fernando Masti, rappresentante della categoria di lavoratori più esponenziale della Gallipoli di oggi, i pescatori per atavica passione. Mestiere, questo, che egli pratica sin dall’età di 13 anni, perché figlio e nipote di pescatori. Ci mostra la sua bottega colma di orologi sincronizzati sul fuso orario di varie città del mondo, di calendari da collezione delle forze dell’ordine, oltre che di attrezzi da lavoro, e orgoglioso afferma che molti sposi passano da lì a fare qualche scatto del loro servizio fotografico.

Luigi Perrone, anche lui pescatore sin dall’adolescenza e proprietario di una piccola imbarcazione, lamenta che da bambino il pescato era abbondante, ma il mercato molto ristretto, mentre oggi avviene l’esatto contrario.

Antonio Vincenti, un artigiano intento a tessere le sue nasse di svariate forme e dimensioni, ci delizia con il suono armonioso della sua fisarmonica e della sua maestria di cantautore popolare, tra una spiegazione e l’altra dei trucchi del mestiere, che gli regala una vita sobria, umile, ma serena. Innamorato della sua terra, della quale ha patito l’assenza, da lavoratore emigrante in Germania, curioso si rivela il suo racconto di quando partiva dalla città tedesca che lo ospitava per andare a Jesolo, a fare un bagno in mare completamente vestito, per poi riportare gli abiti fradici di acqua salata, da poter annusare e riempire così polmoni e cuore di quel profumo salmastro, che tanto gli rimandava alla memoria la sua Gallipoli lontana.

Spostandoci dalle viuzze pullulanti di frenesia quotidiana verso il porto, incontriamo Federica Rima, istruttrice di vela, che vediamo all’opera sulla sua imbarcazione e, mentre armeggia con i vari strumenti di bordo, ci racconta del suo amore viscerale per il mare, che per lei ed il fratello, da bambini affetti da asma bronchiale, è stato anche medico guaritore molto più che i farmaci, su precisa prescrizione di alcuni specialisti milanesi.

Racconta Federica, col sole negli occhi di chi vive il mare da protagonista, che la conformazione territoriale di Gallipoli è ottimale per gli appassionati di vela, in quanto costantemente battuta dai venti provenienti da Sud e da Nord. Per Federica non esiste tuttora un posto dove veleggiare, che sia migliore della sua terra natia.

Varcando il cancello dell’azienda vinicola Coppola, che dal lontano 1489 e per ben quindici generazioni si dedica alla coltivazione della vite sul territorio, incontriamo Giuseppe, il quale ci fa da Cicerone nel museo contenente alcuni antichi attrezzi attinenti la sua attività.

Ci conduce poi lungo alcuni dei settanta ettari di proprietà della famiglia, tutti fronte mare, ombreggiati da circa centomila alberi da frutto e da bosco, alla cui piantumazione ha egli stesso contribuito.

 

Ad un tratto, sbucati in una delle tante vie del centro storico, ci facciamo sorprendere da una visione che ha dell’incredibile, considerato il tema fuori stagione. È il negozio di Alberto Greco, organizzatore di eventi, personaggio alquanto singolare, per la decisione di mettere su un’attività che espone oggetti, diverse centinaia, a tema natalizio, ma lungo tutto il corso dell’anno. All’esterno, sull’architrave della porta, una sorta di conto alla rovescia che lui aggiorna quotidianamente sui giorni mancanti al sopraggiungere del Natale.

Ci spiega che, a chi gli dava del matto quando ha deciso di realizzare questo sogno, lui allegramente rispondeva che il suo non era un negozio, ma un vero “regalo” per chi volesse vivere perennemente la magica atmosfera della festa più bella e attesa dell’anno. Si occupa anche di teatro Alberto, e dichiara di avere un grande sogno nel cassetto: aprire un enorme parco dei divertimenti per regalare a tutti, grandi e piccini, tanta gioia e buonumore.

All’interno del castello di Gallipoli, interamente circondato dal mare, incontriamo Raffaela Zizzari, architetto, la quale ci spiega che esso nasce come macchina da guerra, con sale spartane e prive di orpelli, volta alla difesa della città dagli attacchi dei nemici provenienti dal mare.

La donna spiega che il suo interesse per la fortezza, letteralmente abbandonata a se stessa per quindici anni, tanto da renderla una discarica, nasce dal tempo in cui da velista lo ammirava passandoci vicino con la sua imbarcazione, rammaricandosi per lo stato di degrado in cui versava, ben lungi dal poter immaginare che sarebbe stata ella stessa l’artefice diretta del suo recupero architettonico e della successiva fruizione al pubblico.

La fortezza marittima oggi ospita al suo interno la mostra di Toti Magno, fotografo locale, che dichiara di non riuscire a produrre altrove l’emozione fotografica che gli viene generata dalla sua cittadina. Si sente quasi in debito di dover ricambiare la bellezza e le sensazioni che gli vengono regalate dalla sua terra e che lui restituisce visivamente con la sua arte a tutti coloro i quali si prestano ad ammirarla, quasi a voler fermare nel tempo i suoni, i profumi, i colori che costituiscono la colonna sonora della sua vita.

Il nostro excursus nella storia e tra le storie della perla ionica ci porta ad incontrare una famiglia di musicisti, i Bentivoglio, dieci figli tra tenori, soprani, suonatori di strumenti vari. La loro musica nasce dalla passione per la terra e per il mare, che li tiene svegli di notte a comporre melodie, che vogliono tramandare tutto il bello e il buono del folklore salentino.

 

 

“L’immediatezza del dialogo con gli intervistati, la possibilità di scegliere anche storie o nicchie di territorio non scontate, l’opportunità di raccontare imprevisti e backstage che in altre trasmissioni non potremmo trattare, di giocare con ciò che si incontra anche per caso”. È questa la risposta fornitaci da Lucrezia Lo Bianco, 51 anni, di Roma, autrice e regista presso RAI STORIA, co-autrice del programma, alla nostra domanda su cosa le piacesse maggiormente di questo format televisivo. La stessa, all’interrogativo su cosa l’avesse colpita in misura esponenziale del suo ultimo lavoro, in particolare riferimento ai luoghi visitati e alle persone incontrate, ci ha così riferito: “Il mio ultimo documentario è stato girato in Sila, luogo scelto perché a me sconosciuto. Mi ha colpito, in generale, la certezza di aspettarmi un territorio che, per via dell’asprezza e dell’isolamento avesse da offrirmi soprattutto tradizioni locali, ma che invece mi ha sorpreso con l’incontro di un luogo che guarda avanti, con i suoi grandi filosofi e storici, le lotte politiche e i movimenti sindacali, le battaglie sociali contro i latifondisti e le associazioni mafiose. Ho scoperto nella storia e nella quotidianità di questi territori un contesto sociale attivissimo e resistente che assolutamente non mi aspettavo”.

Questa serie di documentari girati in lungo e in largo per l’Italia, sono fonte di stupore per gli stessi autori, prima ancora che per il pubblico che dimostra di apprezzarli.

 

Proseguendo il tour nella città nuova, come i gallipolini chiamano tutto ciò che giace al di fuori del borgo antico, la signora Ivana Pisanello ci apre le porte della sua casa per illustrarci passo passo la ricetta di uno dei piatti più apprezzati della tradizione culinaria autoctona: il polpo alla pignata con patate, cotto nel tipico recipiente di terracotta, da cui appunto prende il nome. La massaia ci spiega che i gallipolini sono molto legati alle loro tradizioni, perché attaccati saldamente e affettivamente al loro “scoglio”.

 

Dopo una suggestiva immersione nelle chiare, fresche e salate acque della città bella, guidati dall’esperienza di Vincenzo Fedele, appassionato subacqueo, che ha scoperto meraviglie e relitti di aerei e navi del periodo bellico, durante le sue escursioni sottomarine, non potevamo farci mancare la “gita al faro”, come nel più celebre romanzo di Virginia Woolf.

Qui incontriamo Francesco Giungato, figlio del guardiano di quell’occhio luminoso che indica la rotta ai viandanti del mare, il quale spiega che assisteva spesso alle salite del padre ogni quattro ore in cima ai duecentocinquanta gradini del faro per far ruotare l’ottica rotante, che generava la luce pulsata, vera ancora di salvezza per i naviganti.

La puntata di questo documentario si chiude con il racconto e la lettura di versi di Carmelo Scorrano, ex scaricatore di porto con la vena poetica. Con gli occhi velati di lacrime e la voce rotta dall’emozione ci testimonia il grande attaccamento alla sua Gallipoli, fonte di grande ispirazione per i suoi scritti.

 

“Gallipoli, a parte l’indiscutibile bellezza, è strafamosa per le masse turistiche. Soprattutto per  questo, ma non solo, sono rimasto colpito dall’attaccamento di tutti i cittadini alle tradizioni, alla loro storia, alla volontà e al piacere di continuare a vivere lì. Posso certamente affermare che sia il luogo che la sua gente mi sono rimasti nel cuore”. Con queste sentite e commosse parole Vincenzo Saccone conclude la nostra intervista su questo prezioso docu film, e sulla serie televisiva di cui fa parte.

Si tratta essenzialmente di un programma di attraversamento di un territorio o di una città descritto dagli occhi, coinvolti emotivamente, di una galleria di personaggi ad esso profondamente legati.

Lo vivono, lo illustrano, lo mostrano da una prospettiva che si spera il più possibile inedita e al contempo approfondita, percorsa attraverso le vie di comunicazione che possono essere ferrovie, corsi d’acqua o strade, ma che tutte quante conducono, in una geografia dell’anima, ad esplorare i sentieri più reconditi fuori e dentro di noi.

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Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Eventi, Politica, reportage, Viaggi e Turismo

Comments (1)

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  1. Vincenzo Saccone - tramite Facebook ha detto:

    Molto bello e dettagliato. Mi ha fatto molto piacere. Ripercorrere le storie nella lettura è stato come riviverle. Grazie davvero.

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