NASCE A COPERTINO ‘I COMUNISTI’, UN NUOVO MOVIMENTO POLITICO, VITO MAIORANO SI RACCONTA A leccecronaca.it ALLA VIGILIA DI QUESTA NUOVA AVVENTURA

| 24 settembre 2019 | 0 Comments

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D. Qual è il senso di chiamarsi comunisti nel 2019?

R. Potrei risponderLe con una citazione di Gian Carlo Pajetta “Io sono comunista e non ha senso che cambi nome”.
Diciamo comunque che all’interno delle contraddizioni sociali, ma soprattutto politiche di questo momento storico, viviamo le medesime questioni di cinquant’anni fa o di cento anni fa. Contraddizioni che si sono evolute nelle forme ma la sostanza è sempre la stessa, ovvero la possibilità che hanno alcune persone di accedere alla ricchezza, in contrapposizione alla totale impossibilità di accedervi da parte di altre persone, restandone inesorabilmente escluse.
Una volta, la cosiddetta scala sociale, consentiva di passare dalla condizione di proletario a quella di borghese o alto borghese. Oggi questo passaggio è reso molto più difficile, se non impossibile, dai grandi monopoli che hanno costruito un sistema economico tale per cui è davvero difficile che ci siano delle eccezioni.
Chi è ricco nella stragrande maggioranza dei casi è perché è nato ricco.

D. Quindi mi sta dicendo che oggi è ancor più necessario di cent’anni fa essere comunista…

R. Esattamente! Perché cent’anni fa si ragionava del comunismo come unico mezzo in grado di cambiare la propria condizione sociale e garantire il miglioramento della qualità della vita di un determinato numero di persone. Basta quindi pensare che oggi siamo molti di più: se all’inizio del Novecento eravamo quattro miliardi di persone, oggi siamo sette miliardi. Motivo per cui si rende necessario garantire un miglioramento della qualità della vita per un numero sempre maggiore di persone.
Del resto, la classe operaia di un secolo fa non è che non esiste più, ha solo subito delle evoluzioni e ha cambiato vestito. La classe operaia oggigiorno è rappresentata, ad esempio,  dall’esercito di precari o da tutti coloro che non godono di un riconoscimento salariale e lavorativo e annaspano nell’incertezza e nel disagio sociale.
Oggi addirittura assistiamo alla ormai acquisita consapevolezza di snaturare un concetto alto come quello di cooperativa, solo perché nell’immaginario collettivo dietro tali strutture si nasconde il malaffare, legato in particolar modo allo sfruttamento dei flussi migratori. Su questo argomento ci sarebbe da dire, ragionando esclusivamente di flussi e lasciando per un attimo l’impatto ambientale del singolo, che le migrazioni ci sono sempre state, appartengono all’umanità. In questo momento storico vengono politicamente utilizzate per portare acqua ognuno al proprio mulino, ma si risolvono sempre nella medesima contraddizione di sistema ovvero tra chi ha mangiato e chi mangiato non ha, tra chi è scandalosamente ricco e chi è scandalosamente povero.
Alla luce di ciò semmai bisognerebbe chiedersi come si fa a non essere comunisti, in un mondo in cui un decimo della popolazione detiene l’intera ricchezza e un miliardo e mezzo di persone non ha accesso all’acqua. Come si fa a non essere comunisti se nel mondo ci sono persone che cercano di scappare inseguendo la speranza di una vita migliore venendo sfruttati, politicamente ed economicamente, sia da chi ha deciso di utilizzare come proprio vessillo i porti chiusi sia da chi ha deciso di farlo coi porti aperti. Tralasciando l’unico aspetto importante che è quello di cercare di comprendere, risolvere e mogliorare le condizioni che impongono a questa gente di fuggire.

D. Siamo alla vigilia della fondazione di un movimento da Lei fortemente voluto e che senza alcun dubbio possiamo possiamo tranquillamente collocare sull’asse politico. Riguardo invece alle possibilità di dialogo come si pone all’interno dell’attuale scenario?

R. Sentiamo fortemente, io e alcuni miei compagni e compagne, la necessità di dare cittadinanza a un altro modo di vedere la politica e volevamo dare a questo paese che è storicamente predisposto a questo tipo di proposta culturale e politica, un punto di riferimento forte che facesse politica nelle piccole cose perché sono le piccole cose che fanno grandi i movimenti. E quindi partiamo dalla nostra realtà comunale per proporre a chiunque ci voglia ascoltare una serie di urgenze e priorità. Vogliamo impegnarci nella sfida paesaggistica di cui la xylella ne è la causa principale e scatenante. Ancora ci impegneremo nella sfida sanitaria, perché, piaccia oppure no, il Salento è luogo in cui malattie gravi scaturiscono da condizioni irrisolte come Ilva, Cerano e prossima ed imminente Tap, che sfruttano il territorio e le risorse naturali in un modo che di sanitario non ha nulla. È inaccettabile che, come possiamo chiedere ai compagni di Taranto, si debba scegliere tra morire di fame o morire di tumore.
Fondamentale per noi è il rilancio dell’ospedale di Copertino, nel senso che non solo lo rivolgiamo com’era ma, laddove possibile, addirittura migliore. L’idea secondo la quale i comunisti vogliono pane e cipolla per tutti è una stupidaggine di dimensioni galattiche. L’ideale comunista invece presuppone una società in cui ognuno è in grado di dare ciò che può ed ognuno è in grado di prendere ciò di cui ha bisogno. Per cui, aragosta e caviale per tutti!
Vogliamo dialogare con tutte le persone che hanno a cuore le sorti del Popolo, e, a livello comunale io queste sensibilità le vedo e mi intendo portarle avanti. Dicasi il contrario invece a livello regionale dove non intravedo assolutamente la possibilità di dialogo con il governatore Emiliano, né tanto meno con un eventuale proposta regionale giallo fucsia, né con l’attuale assessore regionale Sebastiano Leo che passerà alla storia come l’unico assessore in grado di far declassare sotto i propri occhi l’ospedale del suo paese senza fare molto per impedirlo con dimissioni o proteste. Sia chiaro, va da sé, che non si tratta mai di attacchi personali, bensì politici che nascono dalla necessità che questo paese ha di difendersi dalla prospettiva di vedersi impoverire le proprie possibilità, opportunità e potenzialità.
È il momento dall’impegno, è il momento di dialogare per far crescere questo paese, è il momento di fare delle scelte importanti e di smettere di stare alla finestra.

Noi, in particolare, vogliamo aiutare a livello comunale l’assessore Camisa nel suo intento di creare uno sportello per l’agricoltura, perché vogliamo essere accanto alle persone che lavorano.

A livello nazionale stesso identico ragionamento, noi non possiamo avere un dialogo con una sinistra che l’altro ieri vota a favore di una risoluzione del parlamento europeo che equipara il nazifascismo al comunismo, dimenticando ad esempio che se non ci fosse stata l’armata rossa negli anni Quaranta oggi con molta probabilità staremmo ancora facendo il passo dell’oca. Non posso pensare nel modo più assoluto di dialogare con un Pisapia che per tre volte si è candidato col simbolo della falce e del martello, simbolo che ha tranquillamente defenestrato l’altro ieri votando per tale emendamento. Non posso dialogare sempre a livello nazionale col movimento Cinque stelle.
Io voglio dialogare col Popolo, con gli eroi dei nostri giorni che al mattino si alzano e vanno a lavorare mantenere una famiglia. Non vogliamo essere stolti e guardare il dito, noi puntiamo alla Luna. I vari Salvini, Di Maio e compagnia non sono la Luna, sono il dito.
L’unico conflitto che ci interessa è tra chi ha mangiato e chi mangiato non ha attraverso la lotta per i diritti sociali.
Vorrei ricordare che noi italiani siamo 60 milioni rispetto ad una popolazione mondiale di 7 miliardi, ovvero appena lo 0,9%, eppure sul nostro suolo si annovera il 68% del patrimonio dall’Unesco. Quindi questo non significa che non si debba dialogare con tutti, ma prima di dialogare è necessario ricordarsi chi siamo e da dove veniamo.

D. Grazie all’immediatezza dei social si può già rilevare un consenso bipartisan che il Suo recente annuncio ha suscitato…

R. E che spaventa anche, tra virgolette, nel senso che poi uno si sente investito di responsabilità che scaturiscono dalle aspettative. Paura che grazie al cielo non mi si confà perché penso di avere delle spalle abbastanza forti per contrastarla e sopportarla.
Mi fa molto piacere questo fervore, perché in questo paese ci ho sempre scommesso, un paese che intimamente è comunista e che ha una storia importante in questo senso.
Una storia che ha non solo un passato ma anche un futuro.
Sono lusingato dei complimenti ricevuti non solo da chi la pensa come me ma anche da chi è dichiaratamente un mio avversario politico.

Ed è una gioia scoprire che la coerenza venga ancora riconosciuta come un valore assoluto, al contrario di chi dell’incoerenza ha fatto la propria bandiera raccontandoci che solo gli asini non cambiano mai idea. Beh… Non è vero, anche i comunisti non cambiano idea, mai!

Category: Politica

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