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NOTE D’ARTE / AMBRA ABBATICOLA E GRAZIA AMELIA BELLITTA

| 21 ottobre 2019 | 0 Comments

IN MOSTRA A LECCE DA MARTEDI’ 22

di Raffaele Polo______

Ricca di spunti e sollecitazioni, la mostra di martedì 22 ottobre 2019 alle ore 19.00.

Kunstschau Contemporary Place a Lecce in via Gioacchino Toma 72, inaugura la mostra Some roses have no fragrance con le opere di Ambra Abbaticola e Grazia Amelia Bellitta, a cura di Nicola Zito.

 

Basato sull’interazione tra tangibile e impalpabile, in una riflessione comune sull’esplorazione del corpo umano come metafora di una dimensione posta oltre la sfera del concreto, il progetto Some roses have no fragrance di Ambra Abbaticola e Grazia Amelia Bellitta convoglia percezioni apparentemente frammentate che si completano vicendevolmente, definendo un equilibrio che è sensoriale e di concetto. Le due artiste, abbandonando la macchina fotografica, sperimentano altri mezzi espressivi, instaurando un dialogo che si nutre di reciproche suggestioni, una dialettica intessuta sui limiti fisici del corpo per coglierne l’essenza più intima, definirne la semantica con l’osservazione di anatomie e di meccanismi vitali.

Ambra Abbaticola in Self love moments, serie di calchi in sapone modellati sul suo corpo, crea un modello di autoritratto degradabile nel tempo con una materia funzionale proprio per il suo essere destinata a consumarsi che è anche uno studio sul concetto di “simulacro”. Partendo dalle teorie di Deleuze, l’Abbaticola crea qualcosa di similare, ma differente, delineando una nuova forma di sé, una definizione cangiante che si sostanzia in sottotesto corporeo indipendente e completato dal macramè, un elegante veste che sostiene il gruppo scultoreo in un intreccio di vari rimandi, da Man Ray al bondage e allo shibari.

Lontana da una tangibilità caratterizzata, l’opera di Grazia Amelia Bellitta, ˈbrēT͟HiNGˈ əndər, coinvolge lo sguardo e l’udito per rappresentare il respiro umano rinunciando totalmente alla sua raffigurazione. Muovendo dall’intenzione di dare sostanza ad astrazioni cognitive, il lavoro della Bellitta immerge totalmente in una dimensione sonora e luministica (con luce UVA) che si lega alla natura liquida del latte in cui è stato immerso un corpo; questo, respirando, genera nuovi suoni correlati ad altrettanto inedite percezioni e dà sostanza non visiva a ciò che è al di sotto della superficie fisica delle cose, intellegibile definizione dell’invisibile.

In questa ricerca congiunta, all’incrocio di suggestioni su piani sensoriali differenti, le protagoniste tracciano dunque traiettorie che travalicano le consuete dinamiche di rappresentazione dell’essere vivente che, frammentato, scomposto, smaterializzato, si trasforma ora in essere concettuale illimitato.

 

Category: Costume e società

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