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IL LECCE FERMA LA TIRANNA D’ITALIA: 1-1 D’ORGOGLIO E TATTICA IN UN POMERIGGIO STORICO

| 26 ottobre 2019 | 0 Comments

di Annibale Gagliani______

Chissà se Liverani avrà raccontato la storia biblica del pastorello Davide, capace di uccidere il gigante dei filistei, Golia, con una semplice fionda, prima dell’incontro più atteso dell’anno, quello contro la tiranna d’Italia, la vecchia signora. Il Lecce raccoglie un punto inaspettato, che è oro colato, se accoppiato all’altro pareggio di San Siro, e guardando i valori delle rispettive rose emula Edmund Hillary e Tenzing Norgay, i primi scalatori dell’Everest.

Pronti via ed Emre Çan ricorda a tutti la sua esistenza calcistica tentando un destro al limite dell’area che non impensierisce Gabriel. Ma nel minuto successivo, è Majer al limite dell’area a impegnare Szczęsny con un destro al volo colpito troppo bene per impedire una respinta coi pugni.

Il Lecce è gagliardo, riversa cattiveria sul green carpet e risponde colpo sul colpo al palleggio degli uomini di Sarri. Espone un pressing compatto, dimostrando una crescita tattica rilevante. All’ottavo minuto l’attacco bianconero costruisce un’azione flipper nell’area giallorossa con Bernardeschi, che invece di trafiggere Gabriel si incarta per poi farsi colpire dal sinistro di Dybala. Disimpegni sbagliati da veterani come Rossettini e Bonucci lasciano basiti, come il ritmo della contesa, del resto, per niente italiano, ma da Premier League. La rivelazione Calderoni si fa prendere dalla foga e tatua i suoi tacchetti sul polpaccio sinistro di Dybala, prendendo un giallo. Al quarto d’ora, dopo un fraseggio nella metà campo leccese da parte delle zebre, Alex Sandro si avvicina al lato sinistro dell’area avversaria è propone un tracciante sul quale Higuain non può che mettere dentro: tempo di un’esultanza fugace e interviene il VAR a ristabilire le reti bianche.

Al diciassettesimo tocca a Rossettini ricordare a Dybala il pomeriggio difficile che lo attende, spendendo un giallo con un’entrata inutile. Al ventesimo Petriccione ha un bocconcino dai sedici metri da non sciupare, ma invece lo sciupa, con malincuore della torcida salentina. Le verticalizzazioni di Dybala e Pjanić portano più volte Higuain a provare delle conclusioni letali in diagonale, mettendo in serio pericolo il fortino di casa.

Al venticinquesimo la Joya semina il panico con una serpentina fuori area, ma dalla sua mattonella spedisce di sinistro poco alto. Al ventiseiesimo sempre il funambolo argentino si ritrova a tu per tu con Gabriel vicino al dischetto e si fa ipnotizzare dall’estremo difensore carioca, che da buon felino prende una palla indirizzata nella buca bassa alla sua sinistra.

Sempre Dybala, da un’azione di corner, controlla con leggerezza un pallone sempre dalla sua mattonella e ancora di piatto sinistro sfiora la rete avvicinandosi sensibilmente al bersaglio.

La partita scorre sulla supremazia territoriale della Juventus, ma con un Lecce che regge l’onda d’urto delle bocche da fuoco avversarie. Addirittura, in contropiede gli uomini di Liverani possono fare male e spesso si trovano a ribaltare l’azione in parità numerica, ma Babacar e Farias appaiono distratti sul più bello mentre Mancosu nella prima frazione è ricercato su Chi l’ha visto?.

Nella seconda frazione tutti si aspettano fin da subito l’ingresso in campo del dieci, Filippo Falco, ma Liverani, in cattività nel suo box causa squalifica e sostituito ottimamente da Coppola, sorprende lo stadio, inserendo Lapadula al posto di Farias. Al quarantottesimo, il colpo di teatro: Pjanić subisce una brutta entrata apparentemente fuori area, ma il direttore di gara Valeri viene richiamato dal VAR Pasqua: calcio di rigore. Dybala vuole timbrare il cartellino e si arma di nervi glaciali: sinistro che si insacca all’angolino basso alla sinistra di Gabriel, che intuisce ma non ci arriva.

Il gol non destabilizza i padroni di casa che al cinquantaquattresimo hanno un’occasione con Mancosu, abile a tirare una sventola di sinistro all’incrocio, neutralizzata da Szczęsny. Solo un minuto dopo un altro colpo di teatro: rigore per il Lecce causato da un mani in area di De Light, pallavolista di successo in questo scorcio di stagione di madama. Mancosu in punta di piedi sulla rincorsa fa esplodere il Via del Mare spiazzando il contendente polacco: il pareggio scatena l’animo dei salentini, che inseriscono il talismano Tabanelli per il motorino Majer con l’intento di portare a casa la posta piano, mentre gli spalti invocano Falco. Sarri risponde con un uomo molto amato sulle rive dell’Adriatico: Cuadrado, che rileva un macchinoso Danilo.

Al sessantunesimo Bernardeschi effettua un inserimento a fari spenti con un controllo di sinistro pregevole che elude l’uscita di Gabriel: il finale sembra scontato, ma clamorosamente, il talento di Carrara, spedisce sul palo a porta vuota. Sempre il numero 33 bianconero sciupa un’occasionissima poco dopo, raccogliendo una respinta di Rosettini di dentro l’area e spedendo in curva sud al volo di sinistro.

Al sessantaquattresimo tegola per Sarri: Pjanić si tocca l’adduttore sinistro e non lascia presagire nulla di buono per il futuro in mediana dei suoi. Il pianista bosniaco è il cervello delle trame di gioco sarriane. Al suo posto entra il totem Khedira, l’uomo giusto per tutte le stagioni.

Al sessantasettesimo Gabriel è lesto a sedare una fuga a rete di Higuain con un’uscita da portiere di hockey. Poco dopo un diligente Meccariello, tra i migliori in assoluto del match, viene colpito dai crampi e sostituito da Rispoli, mentre dall’altra parte Rabiot rileva Emre Çan. Si arriva nella fase calda della gara con un risultato aperto a tutte le soluzioni: il Lecce oppone undici calciatori dietro la linea della palla, cercando di arginare la manovra avvolgente dei Campioni d’Italia e ripartendo con le energie residue.

Al settantacinquesimo da una punizione laterale di Dybala, Bonucci ciabatta un pallone succoso a pochi metri dalla porta. Un errore non da lui, non c’è che dire. Il Lecce è vivo, impensierendo Szczęsny con un tiro-cross di Tabanelli. Su capovolgimento di fronte il folletto Dybala giganteggia con dribbling e passo stretto: sfiora la rete a giro, in stile Lokomotiv. Bernardeschi certifica la sua prestazione incolore con un’ammonizione gratuita per trattenuta a Lapadula, che partiva in contropiede ma nel deserto. All’ottantunesimo Gabriel annulla da libero d’annata un contropiede di un leggiadro Higuain. Scirea avrebbe apprezzato.

All’ottantatreesimo, fiato sospeso al Via del Mare: Gabriel colpisce di gomito in uscita Higuain dopo un cross liftato di Bernardeschi. Turbante necessario per il bomber franco-argentino, che comprende le pene di Rocky Balboa.

Si rialzerà e sfiorerà la rete all’ultimo respiro: l’estremo difensore leccese si opporrà al suo diagonale ancora con una mossa da hockey. Non accade più nulla, se non l’apprensione per Higuain, che stramazza al suolo e richiede cure più approfondite per il duro colpo cervicale ricevuto e i punti della ferita alla testa rimediata. Il Via del Mare è un’autentica bolgia di stupore: una prestazione di lotta e concetto, quella degli uomini di Liverani, che non soccombono alla tecnica altisonante della tiranna d’Italia, anzi le scalfiscono il bel aspetto. Un plauso doveroso alla società US Lecce, che solo due stagioni fa risaliva dal fango della Serie C sui campi della Sicula Leonzio, dell’Isola Liri, del Fondi, della Paganese e oggi ha messo in difficoltà uno dei primi cinque club dell’emisfero, tra i favoriti in Champions e peccatore di presunzione nel Salento (non convocazione di CR7 docet). Forse è per questo che abbiamo visto per lunghi tratti un Lecce-Juve alla pari e Citando Eduardo Galeano, «Quando il buon calcio si manifesta, rendo grazie per il miracolo e non mi importa un fico secco di quale sia il club o il paese che me lo offre».

Category: Sport

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