MUSICA / I VOTIVA LUX A TRENTA ANNI DALL’ESORDIO

| 19 novembre 2019 | 0 Comments

di Roberto Molle______

Quello che è successo con il punk dalla metà degli anni Settanta e col post-punk per buona parte degli ottanta, ha condizionato e segnato profondamente lo scenario musicale mondiale. I canoni sonori ed estetici che fino ad allora avevano connotato grandissima parte della produzione musicale inglese e americana erano saltati, e tutto andava reinventato, ricostruito da zero. In un colpo solo erano stati affossati generi che per un lustro, in un gioco alchemico meta-sonoro erano riusciti a combinare insieme rock, psichedelia, jazz e musica classica ottenendo quello che tutti identificano come “progressive”.

Proprio in questo gioco di impasti e rimandi, intorno ai primi anni ottanta anche in Italia si verificano dei fatti importanti in ambito musicale. Sullo sfondo di uno scenario dove la musica leggera la fa da padrona, ai margini di canzonette pop e melodiche, oltre a residuali testimonianze cantautorali, s’impone una realtà underground fatta di singoli musicisti e gruppi che partendo da quell’anelito punk, cercano di portare il più possibile lontano un discorso fatto di sperimentazione, contaminazione tra minimalismi transnazionali e collettivi impegnati in veri e propri laboratori sonori; qualche nome? Eccoli: Franti, CCCP, Gaznevada, Diaframma, Gang, Underground Life, Confusinal Quartet. Tutta la decade è un continuo fermento di realtà originali e interessantissime, molti dei gruppi abbondano l’inglese e cominciano a cantare in italiano, viene coniata una frase che per tutti gli anni Ottanta sarà come un bastone e una carota sospesi sulla testa di quei musicisti: “La nuova musica italiana cantata in italiano”.

Agli sgoccioli di quel periodo meraviglioso si materializzano altre realtà che aiutano a tenere viva la scena underground italiana: Carnival of Fools (poi divenuti La Crus), Afterhours, Casino Royale, Not Moving, Negazione, Votiva Lux e si potrebbe continuare, invece ci soffermiamo proprio su quest’ultimo nome per saperne un po’ di più, anche perché quest’anno è il trentesimo dal loro esordio.

Votiva lux (nella foto) dunque, tutto ruota intorno a Bologna e a tre ragazzi: Giulio Sangirardi (chitarra), Roberto Roda (basso) e Gabriele Bufalini (tastiere) che con piglio sperimentale imbastiscono un sound meticcio a metà strada tra la psichedelia liquida dei primi Pink Floyd e quel fusion post-rock sperimentale tanto caro ai Tortoise.

Nel 1991 la line up dei Votiva Lux si arricchisce di Diego Baroncini (voce) e Andrea Contestabile (batteria); con questa formazione incidono un primo demo e iniziano un’intensa attività live che li fa conoscere un po’ in giro. Nel 1994 Andrea Cavani sostituisce Diego Baroncini alla voce e i Votiva Lux cominciano a lavorare al loro primo album. È il 1996 quando esce “Il canto del cigno?”, un disco che sorprende per le atmosfere profondamente evocative, caratterizzato da venature dark sorrette da tastiere elettroniche e intrecci perfetti di chitarre acustiche ed elettriche. Su tutti segnalo il brano “Punto 0” dedicato a Ian Curtis, cantante dei Joy Division, presente in ben tre versioni (normale, diminuita, demo)… per dire, la particolarità della band.

Dopo l’uscita del disco è ancora tutto in progress, l’identità dei Votiva Lux è ancora in via di definizione, e la tendenza è quella di abbandonare l’oscurità e propendere per una dimensione strumentale più illuminata; e allora via il cantante e nuovo assetto: Oltre a Sangirardi e Bufalini fanno parte della rinnovata compagine il chitarrista Andrea Ghidini e il batterista Stefano Grassi.

Nel 2000 viene dato alle stampe “Lindbergh”, un EP con tre lunghi brani strumentali (“Lindbergh”, “English summer”, “4-7-97”) e una cover live di “Avalyn 2” omaggio agli Slowdive, una delle band meteora più interessanti dell’alt-rock di fine ’80.

A due anni di distanza i Votiva Lux pubblicano “Solaris”, il loro album più maturo. Un lavoro che convoglia tutti quelli che sono gli imput, le influenze e le prospettive raccolte nel tempo dalle sensibilità dei musicisti in uno stile personale e originalissimo. Il disco è un sorprendente scrigno che dispensa elementi di musica cosmica innestati su trame strumentali complesse e articolate, di intrecci chitarristici di grande respiro che si richiamano al mondo celtico e suggestioni che si nutrono di fascinazioni evocate da arpeggi di chitarra, pianoforte, distorsioni ed effetti indefiniti.

Negli anni i Votiva Lux hanno cambiato ben 14 formazioni, e le loro canzoni, oltre ai tre album ufficiali sono disseminate in decine di compilation italiane e straniere.

Svariate anche le collaborazioni con diversi gruppi stranieri, su tutte è interessante citare quella con il musicista inglese Wayne Hussey (storico chitarrista dei Sisters of Mercy prima e dei Mission poi). C’è un album “fantasma” in realtà mai pubblicato, accreditato a Vessel, gruppo formato dai Votiva Lux e Wayne Hussey (dove Hussey canta anche) e a cui dovevano partecipare anche altri ospiti come Rachel Goswel degli Slowdive. Delle sessions effettuate per quel disco sono state comunque pubblicate due diverse versioni del brano “A change in the weather” nel disco dei Mission “Aura” (che si può ascoltare al link in basso all’articolo) e in quello di Wayne Hussey insieme a Julianne Reagan (cantante degli All About Eve) intitolato “Curios”.

I Votiva Lux decisero di sciogliersi nel 2004 praticamente prima dell’uscita del disco “fantasma” che doveva essere dei Vessel.

Come si diceva, per festeggiare i trent’anni della loro nascita i Votiva Lux hanno iniziato un tour di concerti che sta toccando gran parte del paese e nel 2020 entreranno in studio per registrare un nuovo album.

La formazione attuale di Votiva Lux: Giulio Sangirardi (chitarra), Gabriele Bufalini (basso), Andrea Cavani (voce), Davide Grimaldi (chitarra), Andrea Sbaffi (batteria).

 

A questi link si possono ascoltare i Votiva Lux:

 

Category: Cultura

Lascia un commento