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LIBRI / UN ROMANZO DI GIOVANNI CAPURSO RACCONTA UN’EDUCAZIONE SENTIMENTALE AL SUD

| 18 gennaio 2020 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Con questo ‘Il sentiero dei figli orfani’ di Giovanni Capurso, edito da ‘Alter Ego’ nella collana ‘Specchi’ (euro 14), siamo a leggere l’ennesima, piacevolissima vicenda di un giovane nel complicato passaggio dall’adolescenza alla maturità, in un contesto squisitamente meridionale, con tutti i ‘topoi’ che siamo abituati ad incontrare in vicende similari. (nelle foto qui sotto, l’autore, e poi una veduta di San Fele; nella foto di copertina, una scena del film “Malizia”, di Salvatore Samperi, con Alessandro Momo e Laura Antonelli).

‘Stavolta è la Lucania, con il paesino di San Fele, a fornire l’ambientazione specifica. Ma potrebbe essere qualsiasi realtà del nostro Sud, in quel macrocosmo senza tempo e confini che mescola la Fontamara di Silone con la Sicilia dei Malavoglia, le spiagge salentine e i dirupi delle Murge, a significare che le pulsioni, le scoperte, i primi amori sono molto simili se avvengono sotto la luce abbagliante dei cieli del Sud e nelle magiche e profumate notti che ci donano le nostre estati.

C’è sempre chi si chiederà, con buona dose di ironia, se i cieli, le notti, i crepuscoli e le reminiscenze non siano simili in tutti i luoghi; ma rispondiamo con convinta ostinazione che come da noi, nel Sud dello stivale, non c’è nulla di simile. E, quindi, la dignità letteraria che registra questo ‘status’ non va sottaciuta ma, anzi, sottolineata positivamente anche per quel rivivere momenti storici che accomunano intere generazioni: e non ci sentiamo di criticare Capurso se si sofferma più del solito, ad esempio, a descrivere la partita Italia – Argentina dei mondiali del Novanta, un episodio che è rimasto nella storia di tanti animi sensibili, guarda caso memorizzati come ‘notti magiche’.

La prosa dello scrittore Capurso è piacevole e ben articolata, i dialoghi ben gestiti e non mancano sprazzi di dialetto. La vicenda, non molto complicata, lascia il giusto spazio alla descrizione dei luoghi che, da soli, infondono a tutto il romanzo un sottile, intenso profumo di autentica nostalgia per gli anni passati, ma soprattutto per ‘come eravamo’ e come erano gli anziani che non ci sono più…

I personaggi sono ben abbozzati, credibili e pieni di sanguigna vivacità, fino all’eterea Miriam, eroina che rappresenta, da sola, tutte le nostre tormentate visioni adolescenziali ed è lo stereotipo delle ragazze di allora…Che non erano, come scrive Bodini a proposito dei tempi borbonici, ‘matassine di seta’; ma riuscivano a turbare profondamente i nostri appena abbozzati sogni erotici…

Category: Cultura, Eventi, Libri

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