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INAUGURATO DAL NUOVO MAGNIFICO RETTORE FABIO POLLICE L’ANNO ACCADEMICO DELL’UNISALENTO: “fare dell’ Università un faro culturale capace di formare, sensibilizzare ed orientare le giovani generazioni, ma anche di concorrere allo sviluppo del sistema territoriale”

| 15 febbraio 2020 | 2 Comments

di Fabio Pollice______

Saluto e ringrazio chi è venuto a condividere con noi questo momento da altre Università, gli amici
Rettori e loro Delegati; saluto le autorità civili, militari e religiose, e poi saluto la nostra comunità, che si riconosce in un noi: noi in quanto studenti, noi in quanto personale tecnico-amministrativo-bibliotecario, noi in quanto docenti.

Benvenuti. Ma il mio benvenuto e saluto ideale va anche a tutti gli abitanti della Terra d’Otranto, né potrebbe essere diversamente, perché è questo il territorio di cui siamo espressione, nel quale ci riconosciamo e sul quale investiremo nei prossimi anni le nostre energie. L’aver inserito nel logo il riferimento all’Ateneo tra i due mari è un richiamo alla nostra comune identità, all’essere terra d’incontro tra culture, espressione e sintesi di quelle culture.

L’inaugurazione è un momento centrale nella vita di una comunità accademica e ha due finalità tra loro complementari: da un lato, vi è una finalità che potremmo definire interna e che nasce dall’esigenza di rafforzare il senso di appartenenza, la coesione, il coinvolgimento, la motivazione, ricordando a ciascuno di noi quanto importante sia il suo personale contributo ai fini dello sviluppo dell’Ateneo, dell’attuazione del suo mandato istituzionale e del progetto che si è dato; dall’altro, una finalità che potremmo, per contrasto, definire esterna e che è riconducibile all’esigenza di condividere con gli altri attori territoriali e, in primo luogo, con la stessa comunità locale, questo progetto, giacché la sua realizzazione è indissolubilmente legata alla capacità dell’Ateneo di costruire relazioni di reciprocità con questi attori, anzi, di farsi promotore di un’azione di retizzazione che metta a sistema il territorio e in valore le sinergie attivabili. In un’area afflitta da condizioni di marginalità, debolezza infrastrutturale e rarefazione del sistema economico-produttivo, l’Università può e deve svolgere questa funzione di interconnessione, se vuole divenire davvero motore dello sviluppo territoriale.

L’inaugurazione ha di conseguenza anche un’altra finalità, una finalità che potremmo definire di ordine strategico perché tesa a proiettare l’Ateneo nel futuro, illustrando, a partire dalla sua configurazione attuale, quella che potrebbe esserne la configurazione-obiettivo: da un lato ciò che siamo, i risultati raggiunti, i punti di forza, ma anche le criticità dell’organizzazione e del più ampio scenario di riferimento; dall’altro, ciò che vorremmo essere, i risultati che vorremmo raggiungere, ivi comprese le azioni che riteniamo possano maggiormente contribuire al loro raggiungimento. Un momento imprescindibile per coordinare la nostra progettualità, per orientare l’agire individuale e collettivo, per tornare a sentirci come una comunità non ripiegata su stessa, ma aperta, dinamica, orgogliosa del proprio passato e capace, proprio per questo, di proiettarsi coesa nel futuro, per recitarvi, coralmente, un ruolo da protagonista.

 

Per un Rettore che si è insediato da pochi mesi è difficile farsi carico di una valutazione della configurazione attuale del nostro Ateneo e delle iniziative poste in essere nel corso dell’ultimo anno accademico, sia perché questo comporterebbe un giudizio di valore sull’operato di chi mi ha preceduto (e non mi sembra né corretto nei loro confronti, né funzionale ad un progetto coesivo), sia perché quest’analisi è tuttora in atto e qualsiasi valutazione potrebbe rivelarsi inesatta o addirittura infondata. Qualche considerazione è tuttavia opportuno farla. A prescindere dal posizionamento che l’Università occupa all’interno di classifiche universitarie che più che misurare la competitività dei singoli Atenei – valutazione di per sé difficilmente applicabile per istituzioni come le Università – misurano la competitività dei rispettivi territori, ribadendo i divari economici del nostro Paese, l’Università del Salento negli ultimi anni è riuscita a consolidare il numero
degli iscritti e a migliorare la qualità e la diversificazione della propria offerta formativa, mantenendo elevata la qualità della ricerca e la capacità di quest’ultima di farsi promotrice di sviluppo territoriale, come evidenzia l’eccellente posizionamento dell’Ateneo a livello nazionale in termini di spin-off attivati.
Anche la proiezione internazionale dell’Ateneo è migliorata, anche se tarda a manifestare i propri effetti sul numero degli studenti stranieri. Risultati positivi ottenuti – è bene evidenziarlo – in presenza di una politica universitaria nazionale insipiente e sempre meno perequativa, incapace di comprendere il ruolo che le Università possono avere nella riduzione dei divari territoriali e nella promozione di uno sviluppo più equilibrato e sostenibile del Paese. La progressiva riduzione del fondo di finanziamento ordinario e il blocco del turnover determinato dai vincoli di bilancio hanno infatti portato ad una consistente riduzione sia del personale docente, sia di quello tecnico, amministrativo e bibliotecario, con ripercussioni che sarebbero state assai più negative, se non fossero state compensate dall’impegno e dalla professionalità di larga parte del nostro personale al quale va oggi, nel giorno dell’inaugurazione, il mio più sincero ringraziamento, ben consapevole che è sul riconoscimento di questo impegno, sulla valorizzazione di questa professionalità che deve fondarsi il futuro della nostra istituzione.

Proprio in quest’ottica gli Organi di Governo del nostro Ateneo hanno inaugurato nuove politiche di reclutamento del personale tecnico amministrativo, destinandogli oltre il cinquanta per cento dei punti organico finanziati nell’ambito della programmazione relativa al biennio 2021-2022. L’iniziativa si inscrive in un più ampio progetto riorganizzativo che mira a migliorare il benessere lavorativo e a rendere più efficiente e rispondente agli obiettivi istituzionali la struttura organizzativa.

Questo progetto si rende necessario sia perché negli anni è profondamente mutato lo scenario di riferimento e lo specifico contesto competitivo in cui l’Università si trova ad operare, sia perché la contrazione del personale, determinata dai vincoli finanziari già evidenziati, ha reso improcrastinabile la ridefinizione dell’attuale modello organizzativo e la reingegnerizzazione dei
processi lavorativi. Non si tratta soltanto di ridisegnare l’assetto organizzativo, ma anche di rivedere i singoli processi di lavoro, con l’obiettivo non solo di renderli più efficienti e qualitativamente adeguati, ma anche di valorizzare al meglio le professionalità di cui l’Ateneo può disporre ed elevare, così, anche il livello di motivazione e di coinvolgimento del personale interessato.
Non meno significativo è il disagio che caratterizza l’altra componente strutturale e organica, quella
del personale docente, così come non meno determinante è stato l’impegno che ha profuso in questi
anni per mantenere e, in molti casi, accrescere la qualità dell’offerta formativa e il valore scientifico e applicativo della ricerca prodotta in questo Ateneo. Un risultato raggiunto in condizioni di forte frustrazione, derivante, da un lato, dalla mancanza di risorse finanziarie a cui si è cercato di supplire aumentando lo sforzo progettuale per aggiudicarsi l’assegnazione di risorse su bandi competitivi di livello nazionale ed internazionale, dall’altro, dall’impossibilità di accedere alla fascia superiore, nonostante l’ottenimento della corrispondente abilitazione, anche qui per carenze finanziarie e vincoli bilancio.

Ciò che rende ancor più frustrante tale situazione è la disparità che si registra tra le opportunità di progressione offerte in questi anni agli abilitati del nostro Ateneo e quelle di cui hanno beneficiato gli abilitati di altri Atenei delle regioni centro-settentrionali. Una disparità che discende non già da fattori di merito, ma dai differenziali nelle disponibilità finanziarie degli Atenei, e che spinge un numero crescente di ricercatori a migrare verso le Università più ricche, contribuendo così a rafforzare quel processo cumulativo che sta portando a una polarizzazione del sistema universitario. Il Ministro ha recentemente confermato che a breve sarà varato un piano straordinario volto a finanziare 1000 progressioni, con la promessa di una sua reiterazione nei prossimi anni al fine di dare una soluzione definitiva al problema. Gli ho fatto però
osservare, in occasione di un nostro recente incontro, che in assenza di un’efficace politica perequativa, i processi cumulativi appena descritti tenderanno a far crescere i divari interni al sistema universitario.

 

Dopo aver ricordato la situazione e l’apporto del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario,
da un lato, e il personale docente, dall’altro, è arrivato il momento di puntare i riflettori sulla terza
e imprescindibile componente della comunità accademica, che ha egualmente dato un contributo
fondamentale al sostegno della qualità del nostro Ateneo, la componente che ritengo per molteplici
aspetti la più determinante: i nostri studenti.

Siete voi con la vostra passione, con il vostro entusiasmo a spronarci a dare di più, a sentirci orgogliosi di quello che facciamo, a dare senso e prospettiva al nostro lavoro; ed è per voi che dobbiamo puntare a migliorare le performances dell’Ateneo; per voi e per le vostre famiglie, per la fiducia che ci avete accordato, perché sappiamo che contribuirete negli anni a venire con le competenze acquisite e con la passione che vi contraddistingue a tenere alto il nome della nostra Università.

Dispiace vedervi partire, ma sappiamo che la spendibilità del titolo acquisito qui da noi al di fuori dei confini regionali e nazionali è segno evidente della qualità di quel titolo e della struttura nella quale lo avete conseguito. Nei prossimi anni, tuttavia, lavoreremo perché le opportunità lavorative di questo territorio possano tornare a crescere e darvi così la possibilità di concorrere fattivamente al suo sviluppo, fornendo il vostro prezioso contributo professionale ad una causa e a una casa che sentite giustamente vostra.

Occorre costruire prospettive occupazionali non solo per mettere in valore voi, che costituite la risorsa più preziosa del nostro territorio, ma anche per attrarre professionalità, capitali, idee da altri territori; condizione ineludibile per assicurare lo sviluppo del capitale territoriale e la sua
rigenerazione.

Il ruolo dell’Università tuttavia non può limitarsi a stimolare il mercato locale del lavoro, accompagnando la crescita competitiva del sistema economico-produttivo; deve essa stessa proporsi come un attore in grado, a partire dalle proprie politiche di reclutamento, di mettere in valore la risorsa umana, investendo sulle migliori menti che il territorio riesce a produrre o ad attrarre. Nei prossimi mesi lavoreremo per rendere più trasparenti le politiche di reclutamento e fare in modo che rispondano alle esigenze di sviluppo dell’Ateneo, avendo cura di porre in essere azioni che contengano entro limiti fisiologici il precariato della ricerca.
Prima dell’estate, introducendo il programma sotteso alla mia candidatura, sottolineavo che esso altro non era se non una “visione strategica” dell’Ateneo, una visione che nasceva da un lungo processo di consultazione e che mi auguravo potesse essere assunta come utile orientamento per l’elaborazione della strategia di sviluppo dell’Università del Salento. In questi primi mesi del mandato il consenso attorno a quella visione è cresciuto e la visione stessa ha continuato ad arricchirsi di altre idee, in virtù del contributo propositivo di un numero crescente di colleghi (docenti, tecnici, amministrativi, studenti) e degli stessi delegati, e, nel contempo, a tradursi in azioni concrete e in uno sviluppo sistematico che, proprio in questi giorni, si è concretizzato con la stesura di un primo documento di programmazione, base di partenza per l’elaborazione, nei prossimi mesi, del Piano Strategico di Ateneo.

Alla base di questa visione cinque obiettivi strategici:
1. Fare dell’Università un faro culturale capace di formare, sensibilizzare ed orientare le giovani
generazioni, ma anche di concorrere allo sviluppo del sistema territoriale, anche qui con una funzione di orientamento, retizzazione, promozione della conoscenza e della creatività. Va in questa direzione l’ampliamento dell’offerta formativa con la proposta di istituzione di tre nuovi corsi di laurea o l’innovativo progetto di didattica cooperativa.

Va ancora in questa direzione il potenziamento delle azioni di Terza Missione, come il sostegno ai progetti di sviluppo territoriale promossi dalle comunità locali e, in primo luogo, la promozione di un più stretto coordinamento strategico tra i tre capoluoghi salentini, con il recente avvio di un progetto strategico interprovinciale che rilanci l’economia della Terra d’Otranto.

Sempre alla III Missione è riconducibile il costituendo Centro di Formazione Permanente, a supporto della competitività delle imprese e delle crescita professionale individuale delle risorse umane presenti sul territorio, ma anche l’investimento sul Sistema Museale di Ateneo e sulle missioni archeologiche nel Salento, in Italia, nel mondo.

2. Fare dell’Università un gateway tecnologico, un elemento di raccordo tra la scala locale e quella
globale, promuovendo la reciprocità del trasferimento della conoscenza altrove prodotta e, contestualmente, sostenendo il flusso opposto, ossia il trasferimento della conoscenza prodotta in loco oltre i confini locali, in modo da diventare driver del processo di internazionalizzazione del Salento. Gateway, dunque, “portale d’ingresso” non solo per il territorio locale, bensì per la più ampia regione adriatico-ionica di cui esso è parte. Va in questa direzione il rafforzamento delle politiche di internazionalizzazione, con un fitto programma di missioni all’estero teso a promuovere lo scambio di ricercatori e studenti, l’integrazione dei percorsi formativi. Per accrescere l’attrattività internazionale dell’Ateneo e del contesto territoriale si sono altresì rafforzati i legami con gli altri centri di ricerca che operano sul territorio (CNR, IIT, INFN, ENEA), in modo da costituire un grande hub tecnologico capace di attrarre l’attenzione dei players globali. Con analogo obiettivo ci siamo mossi con le Basi delle Nazioni Unite: l’obiettivo sarà quello di sviluppare progetti congiunti negli ambiti della formazione e della ricerca, in modo da mettere in valore la loro presenza a beneficio di Brindisi e di tutto il Salento.

In generale il nostro obiettivo è investire su una rete di incubatori e acceleratori che diano slancio e proiezione internazionale all’economia locale.

3. Fare dell’Università una comunità accademica inclusiva, capace di attrarre la diversità in tutte le
sue possibili declinazioni e di metterla in valore, di farne una ricchezza per l’individuo e per la collettività, di generare una filiera valoriale della persona, rendendola protagonista del progetto formativo, e al tempo stesso capace di costruire, sulla propria capacità di accoglienza, la propria inconfondibile distintività. Un progetto di cui il territorio può e deve sentirsi orgoglioso, considerato che la capacità di accogliere è da sempre un tratto distintivo delle comunità salentine. Vanno in questa direzione le azioni sviluppate in collaborazione con il Centro di Ateneo per l’Integrazione e il Comitato Unico di Garanzia.

Questo obiettivo guiderà la stessa internazionalizzazione, puntando ai Sud del mondo e facendo di quello che Carmelo Bene chiamava “il sud dei sud dei santi” la risorsa per farci protagonisti di un innovativo progetto di cooperazione universitaria.

4. Fare dell’Università un bene comune, un’istituzione condivisa, trasparente e partecipata, che il
territorio senta come espressione della propria identità. Di qui la frenetica attività di questi mesi volta a rinsaldare i rapporti con la comunità salentina e con le istituzioni che ne sono espressione, a partire dalle scuole, con le quali occorre sviluppare un progetto condiviso perché parte della medesima filiera formativa, quella che più di ogni altra può contribuire al rilancio di questo territorio. Questa attività non ha riguardato la sola provincia di Lecce, ma anche quelle limitrofe, ben consapevoli della responsabilità che viene dalla nostra storia e dalla nostra stessa denominazione. Da questo progetto non poteva rimanere fuori la comunità accademica: se vogliamo che gli altri ci percepiscano come un bene comune, dobbiamo noi stessi sentire la nostra istituzione come un elemento costitutivo della nostra identità e riconoscerci in essa. Credo che il senso di appartenenza si costruisca con azioni concrete che rendano visibile e tangibile l’importanza che l’istituzione attribuisce al singolo dipendente – di qui l’impegno
riorganizzativo, l’investimento in formazione, la promozione della trasparenza – ma anche con l’impegno personale, diretto di chi ha l’onore di rappresentarla. In questi mesi ho cercato di essere vicino alla mia comunità proprio perché volevo fare in modo che ciascuno di noi si sentisse parte di un progetto e che sentisse che quel progetto non poteva e non può fare a meno del suo contributo. Continuerò a farlo per il resto del mandato, perché so che è necessario e perché anch’io, come spero ognuno di voi, di noi, lo sento!

5 Fare dell’Università un volano di sostenibilità, nel senso che questa non deve divenire soltanto
un obiettivo strategico dell’Ateneo, ma un imperativo etico capace di orientare le politiche territoriali al fine di preservare l’ecosistema salentino e fare della sostenibilità una bandiera dell’intera comunità. Un obiettivo imprescindibile in un territorio flagellato dalla xylella, snaturato dalla cementificazione e inquinato da un’industrializzazione inefficace quanto dannosa – e qui il mio pensiero non può non andare alla comunità tarantina che più di tutte ne ha subito le conseguenze – ; un obiettivo che proprio per questo può e deve diventare un laboratorio di sostenibilità. Ma un Ateneo sostenibile non è solo un’istituzione che rispetta l’ecosistema riducendo la propria impronta ecologica (sostenibilità ambientale): è anche un’istituzione che promuove le pari opportunità, l’accesso allo studio, il rispetto della diversità, l’equità sostanziale (sostenibilità sociale); un’istituzione che capitalizza la cultura locale, che rispetta le diversità culturali, evitando che si pieghino alle logiche omologanti della globalizzazione (sostenibilità culturale); un’istituzione che assicuri eguale rappresentanza a tutte le forze che la compongono attraverso un modello
di governance allargata. La sostenibilità deve essere collocata alla base dei saperi, di tutti i saperi e deve poter attingere ad essi per tradursi in azioni concrete. È a questi obiettivi che sono riconducibili molte delle iniziative portate avanti dall’Università del Salento, a partire dalla rimodulazione degli investimenti immobiliari che andremo a realizzare nei prossimi anni, incentrati più sulla rifunzionalizzazione, riqualificazione ed efficientamento energetico dell’esistente che non sulla cementificazione del territorio, utilizzando peraltro materiali e tecnologie eco-friendly.

Il Campus di Ecotekne in cui ci troviamo, diventerà un esempio di sostenibilità applicata. Va in questa direzione anche la collaborazione con il Comune per il progetto “Lecce, Città Universitaria” e la creazione di uno dei parchi urbani universitari più belli del Paese, con un’estensione che andrà dalle mura urbiche al Parco di Belloluogo. La riapertura del Museo dell’Ambiente, la scelta di accogliervi e incontrarvi tutti là, questa stamattina, ha chiaramente un contenuto simbolico: la sostenibilità ha bisogno di ricerca, ma anche di coinvolgere e sensibilizzare la società civile.
Per ribadire l’importanza che questo obiettivo avrà nei prossimi anni abbiamo deciso di farne il tema portante di questa inaugurazione e di invitare una delle massime esperte a livello internazionale per discuterne con la nostra comunità. A Cristina Maguas il mio ringraziamento per averci onorato della sua presenza.
Mi auguro, ci auguriamo, che questo possa realmente diventare l’anno della svolta sostenibile (“Sustainable turn”) per il nostro territorio: lo dobbiamo alle generazioni che ce lo hanno lasciato in eredità, ma lo dobbiamo ancor di più alle generazioni che verranno.

Ed è con questo impegno verso il passato e auspicio verso il futuro che
DICHIARO APERTO L’ANNO ACCADEMICO 2019-2020.

Category: Cultura, Eventi

Comments (2)

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  1. redazione ha detto:

    QUESTI I PASSAGGI CHE CI SONO SEMBRATI PIU’ SIGNIFICATIVI:

    “…Dispiace, cari nostri studenti, vedervi partire, ma sappiamo che la spendibilità del titolo acquisito qui da noi al di fuori dei confini regionali e nazionali è segno evidente della qualità di quel titolo e della struttura nella quale lo avete conseguito. Nei prossimi anni, tuttavia, lavoreremo perché le opportunità lavorative di questo territorio possano tornare a crescere e darvi così la possibilità di concorrere fattivamente al suo sviluppo”
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    “…Fare dell’Università un faro culturale capace di formare, sensibilizzare ed orientare le giovani generazioni, ma anche di concorrere allo sviluppo del sistema territoriale, anche qui con una funzione di orientamento, retizzazione, promozione della conoscenza e della creatività”

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    “..Puntando ai Sud del mondo e facendo di quello che Carmelo Bene chiamava “il sud dei sud dei santi”, la risorsa per farci protagonisti di un innovativo progetto di cooperazione universitaria”

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    “…Un volano di sostenibilità, nel senso che questa non deve divenire soltanto
    un obiettivo strategico dell’Ateneo, ma un imperativo etico capace di orientare le politiche territoriali, al fine di preservare l’ecosistema salentino e fare della sostenibilità una bandiera dell’intera comunità, un obiettivo imprescindibile in un territorio flagellato dalla xylella, snaturato dalla cementificazione e inquinato da un’industrializzazione inefficace quanto dannosa…”

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    “…Un’istituzione che promuove le pari opportunità, l’accesso allo studio, il rispetto della diversità, l’equità sostanziale (sostenibilità sociale); un’istituzione che capitalizza la cultura locale, che rispetta le diversità culturali, evitando che si pieghino alle logiche omologanti della globalizzazione”

  2. direttore ha detto:

    Cita Carmelo Bene; attualizza Pier Paolo Pasolini; denuncia senza mezzi termini le devastazioni ambientali subite dal nostro territorio; parla di comunità; fissa obiettivi di sviluppo economico per l’intero Salento, partendo dal faro dell’Università, in una geografia dell’anima…Una meraviglia, questo discorso.

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