L’INCHIESTA / LA SCUOLA CHIUDE LE PORTE, MA APRE LE FINESTRE…ONLINE

| 10 marzo 2020 | 0 Comments

E leccecronaca.it E’ ANDATA A VEDERE CHE COSA STA SUCCEDENDO CON LA DIDATTICA A DISTANZA

di Carmen Leo______

“In questi giorni segnati dalla sospensione delle lezioni, adesso estesa in tutta Italia, sto ricevendo molti messaggi e telefonate da studenti e personale scolastico, preoccupati della cosiddetta didattica a distanza.

Alcune di queste preoccupazioni sono anche le mie e voglio condividerle.

Prima di tutto bisogna ricordare che al primo posto deve esserci sempre la tutela del diritto allo studio e la parità di opportunità per tutte e per tutti, e il primo problema sta nel fatto che non tutti gli studenti posseggono internet o computer in casa e che la banda larga non è ancora capillarmente diffusa in tutto il Paese.

Poi bisogna distinguere tra didattica a distanza, da utilizzare come solo strumento di estrema straordinarietà, e didattica digitale, come positiva metodologia che i docenti possono utilizzare per innovare metodi e pratiche, e che è già ampiamente sperimentata con successo in molte classi del nostro Paese”. 

Così il sottosegretario all’Istruzione Peppe De Cristofaro  ha diffuso, tramite la sua pagina Facebook, un pensiero relativo all’attuale emergenza sanitaria, in relazione alla chiusura delle scuole italiane di ogni ordine e grado, su tutto il territorio nazionale, disposta con Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri in data 4 marzo 2020, inizialmente fino al 15 marzo, ma poi prorogata ieri fino al 3 aprile

La decisione del governo, dettata dall’urgenza di controllare la diffusione del CORONAVIRUS, ha certamente causato una serie di disagi alle famiglie, in particolar modo a chi non ha alcuna possibilità di vedere accuditi i figli di minore età quando ci si trova sul posto di lavoro.

Tutte le  scuole hanno purtroppo l’obbligo di restare chiuse per le gravi motivazioni di cui tutti siamo ormai a conoscenza, ma il processo di insegnamento-apprendimento non può subire un arresto, al fine di poter garantire il corretto espletamento degli obblighi didattici.

Se pur tra mille difficoltà, e per i motivi che ha già evidenziato De Cristofaro, nelle maggior parte delle nostre scuole stanno prendendo vita sperimentazioni straordinarie, in termini di revisione della didattica in presenza a favore di una didattica a distanza, che prevede l’avvio di videolezioni tenute dai docenti attraverso delle piattaforme e-learning, creando le cosiddette “classi virtuali”, composte dagli alunni che, stando comodamente seduti nelle mura protettive del loro ambiente familiare, possono interagire con i propri docenti tramite i canali social.

 

Università comprese. Per esempio l’Università del Salento si è già attivata.

Sono più di cento gli insegnamenti attivati in teledidattica all’Università del Salento: hanno preso il via oggi con il Dipartimento Storia Società e Studi sull’Uomo, continueranno domani con i Dipartimenti di Ingegneria dell’Innovazione, Scienze Giuridiche e Scienze dell’Economia, saliranno a circa quattrocento entro lunedì prossimo progressivamente con i corsi dei Dipartimenti di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali, Matematica e Fisica, Beni Culturali e Studi Umanistici, per arrivare a ottocento entro due settimane, in modo da coprire l’intero calendario didattico del secondo semestre.

Per rispondere con rapidità alle esigenze dettate in quest’ambito dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, a lavoro un gruppo coordinato dal professor Attilio Pisanò, Delegato del Rettore all’Offerta formativa, e dal professor Luigi Patrono, Delegato alle Tecnologie digitali, con il forte coinvolgimento dei tecnici della Ripartizione Tecnica e tecnologica.

“Abbiamo deciso di partire subito con la definizione di una vera e propria offerta erogata a distanza, con l’obiettivo di dare continuità al percorso formativo dei nostri studenti” – ha detto Attilio Pisanò“Noi docenti abbiamo avvertito un forte senso di responsabilità nei loro confronti, e per questo ci siamo resi subito tutti disponibili ad adeguare le nostre modalità di insegnamento. Stiamo lavorando per l’organizzazione a distanza anche degli esami e delle sedute di laurea. Massimo è l’impegno da parte di tutto il personale, docente e tecnico-amministrativo”.

“Abbiamo l’opportunità di vivere questa ‘crisi’ in senso letterale, come momento di scelta, di decisione” – ha concluso il Rettore Fabio Pollice – “Ai nostri studenti l’invito a scegliere di viverla non come un momento di sospensione e attesa, ma come un tempo utile per continuare nel proprio percorso formativo con i mezzi e le risorse a disposizione”.

 

Ma l’Università è un mondo a parte.

La didattica a distanza messo in pratica con una certa celerità da dirigenti scolastici e personale docente nelle scuole primarie e secondarie, non ha esattamente incontrato il favore e l’entusiasmo, stando a numerose testimonianze dirette che abbiamo raccolto, di tutta la popolazione studentesca, che auspicava ardentemente di potersi concedere un periodo di vacanze extra, rendendo grazie, con l’incoscienza tipicamente giovanile, al famigerato virus, come strumento di salvifica liberazione dall’obbligo della routine scolastica.

Di contro, possiamo affermare che non tutte le scuole oggi sono dotate in maniera esaustiva dei moderni supporti telematici forniti dalle TIC, le Tecnologie per l’Informazione e Comunicazione quali Lavagne Interattive Multimediali (LIM) e PC, che hanno purtroppo ancora dei costi molto elevati. Da qui la loro carenza nelle istituzioni scolastiche.

 

I primi ad allertarsi sulle possibili misure da adottare in tempo di epidemia, sono certamente stati i logorroici gruppi WhatsApp delle mamme, imbufalite più che mai e per diverse ragioni.

Prima tra tutte la limitazione imposta alla propria libertà personale, conquistata a suon di duri sacrifici nell’ allevare i propri cuccioli umani fino all’età di tre anni, quando finalmente possono essere amorevolmente “depositati” per otto ore giornaliere nella scuola dell’infanzia e poi, via via negli altri gradi di istruzione.

L’enorme preoccupazione di dover rinunciare alla pausa caffè al bar, o in casa dell’amica di turno, dopo aver “scaricato” di corsa i figli a scuola, ha fatto intraprendere alle materne genitrici ogni possibile iniziativa per sollecitare la didattica a distanza, di modo che, se gli adorati pargoli dovranno per forza di cose circolare per casa, saranno impegnati, almeno per qualche ora, nel seguire le lezioni attraverso  PC,  tablet e/o smartphone.

 

Ed è qui che si scatena la prevedibile tempesta mediatica, con messaggi a raffica su chi abbia compilato o meno liberatorie per la privacy, chi lamenta di non avere ancora ricevuto le credenziali per l’accesso alle “virtual classroom”, chi si incavola con i figli per non aver portato a casa i moduli da firmare per tempo, con conseguente ramanzina da parte dei docenti preposti ad espletare tale onerosa pratica burocratica. Un caos che si sarebbe volentieri potuto evitare,.

 

C’è da dire, però, che il sistema di istruzione italiano si sta dimostrando efficace ed efficiente nell’affrontare questa emergenza sociale.

Le scuole, in virtù del loro mandato di istituzioni deputate alla formazione della persona e del cittadino, sono chiamate anche a contribuire a far passare un messaggio fondamentale in questa fase di emergenza sanitaria: bisogna arginare la diffusione del virus attraverso l’impegno di tutti, che già comporta e certamente comporterà dolorose rinunce.

Tutto quanto fa parte  ormai irrinunciabilmente della nostra routine.

La priorità assoluta è ora, però,  quella di stare in casa il più possibile, per arginare il virus.

Nelle nostre scuole spesso parliamo, giustamente, di educazione alla cittadinanza. Ebbene è arrivato il momento di esercitare la cittadinanza attraverso l’attuazione di comportamenti responsabili, i quali si esprimono prioritariamente rispettando le norme che ci vengono suggerite o addirittura imposte a totale vantaggio del bene comune.

Comportamento responsabile e rispettoso è quello degli studenti  che si impegnano a svolgere con serietà i compiti che vengono loro assegnati, anche a distanza, seguiti e sostenuti con la stessa modalità dai docenti.

Le famiglie, dal canto loro,  devono incoraggiare i figli ad accettare, senza contestarle, le proposte didattiche dei loro insegnanti e a far capire loro che le scuole non sono state chiuse per permetter loro di andarsene in giro a bighellonare…

E’ difficile, comunque, adattarsi alle nuove rigidissime disposizioni che regolamentano gli spostamenti, restringendoli ai casi di effettiva necessità.

Da ciò che ci è stato possibile sentire in giro, in questi giorni la scuola reale manca un po’ a tutti, o forse non proprio a tutti. Voci di corridoio, riecheggianti dalle case di amici e parenti, dicono che parecchi ragazzi, dopo appena una settimana di isolamento dalle pareti scolastiche, si aggirano per le stanze delle proprie abitazioni declamando a gran voce la fatidica e quantomai inaudita  esclamazione: “Stavamo meglio quando stavamo peggio!”.

Manca, dunque, la scuola, certamente a quelle alunne e quegli alunni, e sappiamo che non sono pochi, che nella scuola stessa, ogni giorno, sono accolti e coccolati, seguiti, incoraggiati.  Il grande valore dell’ambiente scuola lo si comprende forse solo in questi momenti di isolamento e solitudine.

Ai giovani studenti ci sentiamo di poter dire: è il momento, questo, della responsabilità personale e collettiva; è il momento per le scuole di scoprirsi comunità, anche senza stare insieme, di abbracciarsi senza incontrarsi, di praticare cittadinanza dopo averla insegnata ed appresa.

E’ l’ora esatta, questa,  di rispettare con rigore le indicazioni che provengono dalle autorità sanitarie e politiche sul territorio, facendo appello al senso civico di tutti e di ciascuno, quello che ci consentirà di tornare, si spera al più presto, alla nostro tran tran della vita di tutti i giorni, che riscopriremo come  un frutto raro, dal sapore del tutto nuovo e fortemente apprezzato.

 

 

 

Category: Cronaca, Cultura

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