LECCECRONACHE / “La primavera rifioriva sempre”

| 22 Marzo 2020 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Sono qui, nel mio studio, lontano da tutto e da tutti. Scrivo, mentre ascolto Jesahel che è sempre stato un brano che mi ha affascinato, soprattutto per quell’assolo di flauto che si sente verso il finale. Non è flauto? Ma sì, è una voce inconfondibile, come quella dell’Usignolo cinese.

L’Usignolo cinese, da sempre, è stato il mio compagno letterario, soprattutto nei momenti più tristi.

È il protagonista del poema di Vachel Lindsay dal sottotitolo ‘Canto in tappezzerie cinesi’, uno strano personaggio, nato nel 1879 a Springfield che, dotato della vena poetica, dopo aver pubblicato un paio di raccolte, preferì andarsene girovagando, predicando il suo pensiero sulla poesia, sulla sua forza rigeneratrice, nella massima libertà.  Sta di fatto che Lindsay poi si suicidò, probabilmente cosciente della inanità della sua decisione….

Ma restano i suoi versi. Come afferma Ungaretti, potrei dire “e forse io solo/ so ancora/ che visse”, riproponendo qui, in questo spazio limitato, qualche suo verso. E allora lo spazio si dilata, le pareti del mio studio si aprono magicamente e siamo tutti ammirati ed entusiasti nel farci coinvolgere dalle ispirate parole:

Vita e ansia e gioia dimenticate,

Anni e anni che ricordo soltanto a metà…

L’uomo è una torcia, poi, in breve, cenere,

Maggio e giugno, poi il morto dicembre,

Il morto dicembre, poi ancora giugno,

Chi concluderà la confusione del mio sogno?

La vita è un telaio e tesse illusioni…

Io ricordo, io ricordo

Veli e alamari impalpabili

Sotto pergole ombrose,

Con ardenti volti d’amanti

Protesi l’uno verso l’altro,

E ognuno parlava la sua parte,

Le loro voci riecheggiano all’infinito

Nella cava rossa del mio cuore.

“Amore mio dolce, amore mio dolce, amore mio dolce”,

Si dicevano l’un l’altro.

Parlavano, io credo, di pericoli passati.

Parlavano, io credo, di pace, alla fine.

Una cosa io ricordo:

La primavera rifioriva sempre,

La primavera rifioriva sempre”,

Disse l’usignolo cinese. 

Ho riportato solo l’ultima parte del lungo componimento del girovago americano. Ma credo che tutti abbiano afferrato il profondo messaggio sintetizzato dall’usignolo che, guarda caso, è cinese…

 

Sono qui, nel mio studio, scrivo lontano da tutto e da tutti: e, anche in questa forzata contingenza, sento la vicinanza e l’appagamento che dà la Poesia….

 

 

Category: Cronaca, Cultura

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