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LECCECRONACHE / HOUSTON? ABBIAMO UN PROBLEMA!

| 25 marzo 2020 | 1 Comment

di Raffaele Polo______

Poi, arriva il temuto momento nel quale devi confrontarti con le voci anonime degli operatori telefonici. E, visto che non si può uscire, che bisogna stare a casa e il massimo dell’attività è una corsetta in giardino, allora si cerca di risolvere il cattivo funzionamento della propria linea telefonica.

Io ho un problema che mi ricorda tanto Franz Kafka quando ad un suo personaggio tenta di far passare un portone che ha un enorme guardiano, messo lì a interdire il transito. E non c’è niente da fare, passano gli anni, finiscono per fare amicizia e il guardiano confida al malcapitato che, anche se riuscisse a passare quel portone, ve ne sarebbero infiniti altri, tutti presidiati da guardiani ancora più agguerriti, ad impedire il transito. In punto di morte, poi, il guardiano dà la stoccata finale: ‘Pensare che solo tu avresti potuto varcare quel passaggio, ma è troppo tardi, adesso”.

 

Con l’animo in subbuglio, affronto il primo guardiano, pardon, la prima telefonata.

Qual’è il mio problema?   Il mio Internet è fornito da un webcube (un cubo) che va alimentato con una quota mensile. Fino all’altro giorno, c’era una schermata comodissima che mi elencava scadenze e controllo costi. Improvvisamente, per un cambio societario del gestore, questa pagina non esiste più e mi viene chiesto di iscrivermi all’app.  Solo che io non conosco il numero telefonico del cubo: e la prima cosa che mi chiedono , una volta inserito il numero di telefono e la mia email, è proprio il numero per cui ho bisogno di assistenza.   Ora, la app non mi risponde (dice che debbo iscrivermi prima, ma non posso iscrivermi…), devo chiedere per forza ad un operatore. Ho un breve dialogo con un sistema robotizzato e mi sembra di vivere le comiche di Totò: scrivo infatti: Non ho il numero del mio cubo, me lo potete dare voi?  E quello mi risponde: Non ho compreso quale è il problema, puoi spiegarti meglio?

Proviamo con gli operatori in carne ed ossa.

Primo tentativo: dopo circa tre minuti di selezioni varie, mi chiedono il numero per cui ho bisogno di assistenza. Niente da fare, se conoscessi il numero non vi chiamerei.

Secondo tentativo: cerco di raggiungere un operatore: ascolto una interminabile musichetta per venti minuti, poi desisto.

Terzo, Quarto e Quinto tentativo: vedi tentativo n° 2

Sesto tentativo: dopo dodici minuti di musichetta, una voce metallica mi avvisa che la telefonata sarà gestita dall’Albania ma che, se voglio, posso chiedere un operatore dall’Italia. Mi dicono anche che il personale è poco, per l’emergenza Coronavirus.  Una voce con accento straniero mi chiede cosa voglio. ‘Mi dia il numero del telefono che non va’ – fa la mia interlocutrice, che immagino di età indefinita, scura di carnagione ed arrabbiatissima.

Gli do il numero della password del cubo e si adira ancora di più: ‘Questo numero non risulta’ mi dice, offesa.  Cerco di spiegare il mio problema. Sembra commuoversi, mi dice di attendere. Musichetta per cinque minuti e poi la linea cade.

Settimo tentativo, ottavo tentativo, nono tentativo, musichetta e nessun operatore disponibile.

Ora, nei momenti più difficili, è l’Homo Sapiens che deve escogitare una soluzione positiva.

E, difatti, estraggo la Sim dal cubo e la inserisco nel mio telefonino. Poi, invio un messaggio al telefono di mia moglie. Meraviglia! Con l’sms c’è il numero del telefono che l’ha inviato.

Vedete, sono queste le piccole soddisfazioni della vita che superano, poi, l’amarezza per le cose che non vanno….  C’erano i guardiani, davanti al portone. Ma li ho aggirati e ho cambiato itinerario.

Comunque, un brivido mi attraversa la schiena: come avrei spiegato ad una signorina albanese arrabbiatissima che non sapevo quale era il numero del mio ‘cubo’ e che me lo doveva dare lei?______

LA RICERCA nel nostro articolo di ieri

 

 

Category: Cronaca, Cultura

Comments (1)

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  1. Elena Vada ha detto:

    “… resti in linea per non perdere la priorità…”

    Hai ragione Raffaele, è toccato anche a me il tuo stesso calvario telefonico. L’operatore robotizzato è, poi, un insulto alla tolleranza umana.
    Peggio del call-center con le operatrici albanesi o rumene (spesso l’idioma diverso non aiuta, riconosco e rispetto, comunque, il loro impegno).
    Non puoi spiegare un argomento diverso dai programmati e nemmeno fare le tue ragioni.
    “Ogni limite ha la sua pazienza…” diceva Totó.
    Qui non c’è limite.
    Ma, se lo scopo è raggiunto e il problema risolto (come nel tuo caso Raffaele), ci si rassegna alla disumanizzante tecnologia.

    … Aspettate, aspettate … Scusatemi lettori di leccecronaca.it e fan di Polo, sono in linea telefonica con …
    “Tempo stimato d’attesa: 5 minuti. Tra breve potrà parlare con un nostro operatore… ” mi dice la voce metallica.
    Ora vi lascio per “Non Perdere la Priorità Acquisita”.
    Nel mentre, faccio in tempo a lavarmi le mani ancora una volta.
    Saluti da questa grigia, fredda e indisciplinata Torino.
    Io resto a casa.

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