LECCECRONACHE / COSA FARO’ DA GRANDE

| 27 marzo 2020 | 1 Comment

di Raffaele Polo______

Mi hanno chiesto quale sarà la prima cosa che farò, quando finirà l’emergenza per il Coronavirus.

Onestamente non lo so, non ci ho proprio pensato; in fondo, non ho più grandi, impellenti desideri. Sarà l’età, ma se ci penso serenamente, mi sento come Diogene che aveva rinunciato a tutto, conservava solo una ciotola per bere l’acqua dal fiume (a quei tempi i fiumi non erano ancora inquinati….). Poi, un giorno, vide un pastorello che beveva aiutandosi con le mani a conca e, si dice, buttò via la ciotola, rammaricandosi che, in tutta la sua saggezza, non ci aveva pensato…

Ora, questa è teoria, naturalmente: la pratica ci dice, poi, che basta un guasto nel computer, per mandarci in tilt.  Pensate che le sciagure peggiori, secondo gli autori di fantascienza, vengono da un virus che, però, colpisce i sistemi informatici e blocca, di fatto, tutta l’attività umana.

Questo a dimostrare come, ormai, siamo dipendenti da tutto e da tutte le diavolerie che noi stessi abbiamo inventato…

Allora, vediamo: al termine di questa forzata quarantena, da buon Cristiano, ringrazierò il Padreterno per aver consentito al sottoscritto e ai suoi familiari di averla scampata. Anche se, in realtà, noi dobbiamo essere sempre preparati a fare la volontà del Padre Nostro e perciò cosa ne sappiamo del Disegno voluto per la nostra insignificante esistenza? Confidiamo sempre nella Provvidenza, nello Spirito Santo, nella Vergine Maria, e stiamo tranquilli.

Poi, vado a trovare i nipotini, li ho visti e sentiti solo in videochiamata, solo chi è nonno può capire cosa rappresentino questi piccoli, teneri umani che ci dimostrano come, al mondo, ci siano anche le cose belle, fondamentali, che ci parlano al cuore…

E, al ritorno da casa loro, mi fermerò a mangiare la pizza con mia moglie, cercando un locale poco affollato, le abitudini restano nonostante le privazioni del Coronavirus, chi lo ha detto che, dopo, dobbiamo rituffarci nella confusione dei locali super affollati e chiassosi? Dovremmo aver fatto un po’ di esperienza, no?

Poi, andrò al cinema, a teatro, dipende dalla programmazione, mi mancano molto queste serate passate al buio, a guardare uno schermo, un sipario, una ribalta…

E andrò alle prove del coro, non vedo l’ora di cantare gli inni al Signore, durante la Messa, stipati tra la colonna e l’organo, come tutti i cori che si rispettano.

E, se ci sarà tempo, compirò il solito giro a piedi nel centro della mia città, con passo lento e osservando le persone, una ad una, perché ho capito, solo adesso, come sia importante la loro presenza in queste vie che ho visto per troppo tempo deserte e silenziose.

Tornerò a casa e programmerò gli impegni per l’indomani: la spesa, comprare il giornale, fare il pieno di benzina all’auto, andare a trovare gli amici al mare…

Sì, potrò farlo, finalmente.

Niente di particolarmente importante, ma realizzerò quello a cui ci spingevano gli antichi filosofi: accontentarci e vivere ‘nascostamente’.

Ci voleva il Coronavirus per spiegarcelo meglio.______

LA RICERCA nel nostro articolo di ieri

LECCECRONACHE / FACCENDE DOMESTICHE

Category: Cronaca, Cultura

Comments (1)

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  1. Giuseppina ha detto:

    Anch’io

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