LECCECRONACHE / BOLLETTINO MEDICO

| 15 aprile 2020 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Ho mal di denti. E tutta la poesia della solitudine forzata, del sacrificio comune per raggiungere un obiettivo e inorgoglirsi per quel conclamato ‘siamo un grande popolo!’, diventa la prosa abbrutita di un dolore che parte dalla mandibola e interessa tutto il lato del cranio. Il sinistro, nel mio caso.

Basta poco, a noi umani, per farci andare in tilt: e il mal di denti è una terribile congiuntura, che tutti temono.   Ora, la soluzione, in tempi normali, si chiama ‘dentista’. Soprattutto adesso, che gli studi dei curatori di denti sono asettici e brillanti spazi, dotati di macchinari meravigliosi e di signorine con la mascherina, quasi quasi è un piacere sprofondare in quella poltrona girevole che, in tempi neanche tanto lontani, ci terrorizzava…

Adesso no, anche il corollario, l’attesa, la TV perennemente accesa, il sommesso cicaleccio degli altri pazienti, le telefonate gentili delle addette della segreteria, insomma tutto ciò ci rassicura e non temiamo più tanto il dentista in quanto procuratore di dolori ed estrazioni. No, anzi, è diventato l’angelo che ci risolve i problemi della bocca.

Ma questo, in tempi normali.

Ora c’è il Coronavirus e anche le trafile più semplici non possono essere seguite. Ho telefonato al dentista e un avviso telefonico mi ha avvertito che lo studio è chiuso. Ho chiamato il medico di famiglia e mi ha detto di avere pazienza e di prendere un antidolorifico e se la cosa continua, l’antibiotico. Anche la farmacista, raggiunta dopo una lunga attesa con mascherina e guanti, è stata dello stesso avviso.

‘Prenda un calmante’ mi ha detto la dottoressa dietro un vetro e dietro una mascherina complicata, ‘Sennò, posso darle un antibiotico. Poi mi porterà la prescrizione…’

Insomma, sono tornato a casa e ho preso un ‘Brufen’, che quello avevo nel cassetto delle medicine, sarebbe scaduto tra qualche giorno, che combinazione.

Poi, un po’ deluso e dolorante, mi sono seduto e ho aperto il libro che sto leggendo: non ridete, è ‘Uccelli di rovo’, diventato famoso per la serie televisiva che imperversò negli anni Ottanta. È un bel libro, scritto bene, ci parla di queste immense ed isolate realtà dell’Australia del secolo scorso, come facevano a vivere così isolati, lontano da tutto e da tutti?

Ho guardato fuori e mi è venuto da sorridere: che forse anche noi, adesso, non siamo nella stessa situazione, neanche un dentista disponibile, basta un semplice mal di denti a rovinarci l’esistenza, siamo proprio come nell’Australia di ‘Uccelli di rovo’?

Sì, forse è proprio così.

Se il dolore continua, dovrò prendere l’antibiotico.

Category: Cronaca, Cultura

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