LECCECRONACHE / UNA QUARANTENA SOB SOB

| 17 Aprile 2020 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Ci svegliamo e, con un occhio, guardiamo la sveglia luminosa.

Poi sbadigliamo. ‘Yawn’ ci viene da dire. E lo diciamo, facendo seguire un ‘Mieeeow’ che assomiglia più a un miagolio.

Stamattina è così, ci accorgiamo di parlare come nei tradizionali fumetti, quelli della nostra infanzia, con le pagine alternate, in bianco e nero a colori, solo dopo, anni dopo, i fumetti saranno tutti a colori. Ma a noi piacevano così, i rumori ben specificati dalle scritte all’interno del disegno, a farci entrare nel vivo della narrazione. E noi, da bravi apprendisti, abbiamo subito imparato quel modo di esprimersi.

Davanti a un problema difficile (io ricordo quello, rimasto per me sempre un mistero, dei due treni che partono dalle stazioni opposte e affrontano lo stesso percorso, ma a velocità diversa. Dopo quanto tempo si incontreranno?) ci grattavamo il capo e dicevamo prima ‘mumble mumble’ e poi ‘gasp’ perché la soluzione non arrivava, E, davanti ai rimbrotti della maestra, ecco i ‘sob’ e gli ‘snort’ di corollario: meno male che suonava la campanella della ricreazione (driiiin) e potevamo sfamarci con l’ambito panino (gnam gnam).  Insomma, una nuova realtà ci affiancava, un modo di comunicare sintetico ma certamente efficace tra coetanei che, anche loro, esercitavano la stessa preferenza…

 

Più in là, con la scelta di altro tipo di fumetti (Tex in primis….) non si contavano i ‘bang’ e gli ‘zip’, ovvero il rumore del fischio delle pallottole. E le armi scariche? ‘click click’, naturalmente.     Incontrammo in uno dei primi Oscar in vendita (lire 350) ‘Verdi colline d’Africa’, dove il fucile del cacciatore faceva ‘ka-ra-uong’, ma qui si vedeva tutta la maestria di un grande scrittore che inventava anche i rumori complessi.

Noi no, ripetevamo come asinelli il ‘Goddam’ delle Giubbe Rosse prese a pugni da Blek Macigno e lo ‘slurp’ del Professor Occultis alle prese con la torta di fragole appena rubacchiata.

 

Poi, le indicazioni sensoriali sono cambiate: e, nei fumetti e/o fotoromanzi erotici, sono diventate le mai dimenticate ‘godooooo’ oppure ‘vengoooo’ che indicavano, evidentemente, il pieno appagamento dei sensi. E di là, per una china di versificazioni onomatopeiche, abbiamo terminato la nostra acculturazione fumettistica.

Oggi, grazie sempre alla quarantena da Coronavirus, ho preso quei vecchi fumetti dall’angolo della libreria dove li avevo riposti: e mi hanno dimostrato la loro vetustà, anche con le pagine ingiallite e i colori della copertina ormai diventati approssimativi.

Ho riflettuto che invecchiano anche gli oggetti, che pure nei ricordi focalizziamo come sempre nuovi.

Ho provato a dire ancora ‘gulp’ e anche ‘arf arf’.

Niente da fare.

Solo ‘sob’ è uscito perfetto, chissà perchè.

Category: Cronaca, Cultura

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