‘CELESTE’ NEL PROGETTO TEATRALE DI FABIO PISANO

| 17 maggio 2020 | 1 Comment

di Eugenio Limburgo______

Celeste Di Porto era nata a Roma nel 1925, nel Ghetto Ebraico. Era Ebrea, Celeste, ed era bellissima.

All’alba del 16 ottobre 1943 i Tedeschi di Kappler rastrellarono il Ghetto e oltre mille prigionieri furono deportati direttamente al campo di sterminio di Auschwitz.

Fra i deportati c’è anche Celeste che, a questo bivio della sua vita, fra morte certa e un futuro comunque sia, una speranza ai suoi diciotto anni, decide di diventare una delatrice.

Vendere gli Ebrei. Cinquemila Lire è il prezzo, a testa; uomo, donna, bambino, amico, parente è lo stesso.

Quelli che Lei salutava con un cenno della mano non avevano scampo e finivano nelle mani delle camicie nere. Solo chiese ai Tedeschi che la sua famiglia fosse risparmiata.

“Celeste” è un progetto teatrale (nella foto sopra) della Compagnia Liberaimago, scritto e diretto da Fabio Pisano (nella foto di copertina) e presentato in settembre 2018 a Serranova di Carovigno, nella rassegna Borgarti, per la direzione artistica di Maurizio Ciccolella. In scena i bravissimi attori Francesca Borriero, Roberto Ingenito, Claudio Boschi. Essenziali allo spettacolo le suggestioni sonore live di Francesco Santagata.

Anno 1994, carcere di Regina Coeli, Roma. Sul muro della cella 306 si legge ancora una scritta incisa con un chiodo: “Sono Anticoli Lazzaro, detto Bucefalo, pugilatore. Si non arivedo la famija mia è colpa de quella venduta de Celeste Di Porto. Rivendicatemi”.

Anticoli, fu arrestato il 23 marzo 1944, al mattino. Era un povero ragazzo del Ghetto, a denunciarlo era stata Celeste. Quella sera, nel suo ufficio di via Tasso, il colonnello Kappler stava compilando la lista dei 330 Italiani da eliminare per rappresaglia all’attentato di via Rasella. Gli mancavano cinquanta nomi, “Allora trovate qualche Ebreo” ordinò Kappler.

Ma Lazzaro Anticoli non era nella lista di Kappler. C’era invece il nome di Angelo Di Porto, fratello di Celeste, la quale fece mettere Anticoli al posto del fratello e Angelo si salvò.

Ci rendiamo conto sempre dopo e tardi, a volte mai, di quanto la nostra Vita fosse appesa al filo di quelle due parole non dette, di quello sguardo sbagliato, del gesto mancato, della telefonata rimandata per sempre.

Ma il sangue degli Innocenti non è facile da lavare via. Il padre di Celeste si consegnò egli stesso alle SS; i fratelli, tra cui Angelo, la rinnegarono. Solo la madre continuò a volerle bene.

Dopo la guerra Celeste subì un processo, nel 1950 uscì dal carcere e fu ospitata in un convento di Clarisse, colta da vocazione mistica. In seguito di lei si persero le tracce.

In “Celeste” non c’è intento moralizzatore o pedagogico. Nel solco di Anton Cechov, mostra L’Uomo per quello che è, nella Realtà a volte inflessibile che lo piega con la sua forza e lo spazza via come polvere nella bufera. Se le persone, mostrandoglielo, si rendono conto del loro vivere male, forse inventeranno una Vita diversa e migliore.

L’Uomo è la differenza fra le affermazioni accademiche e la Lotta quotidiana (cit. Eugenio Barba).

Questa efficace drammatizzazione di Fabio Pisano, dall’atmosfera apparentemente nichilista, riporta alla luce un granello di quella polvere.

La vicenda di Celeste Di Porto assurge a Storia universale ed è prova di Teatro come Arte Necessaria.

 

 

 

 

 

 

 

Category: Cultura

Comments (1)

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  1. Maurizio ha detto:

    Ancora un articolo culturale ben fatto.
    Questa storia serve anche a chi sostiene che lo sterminio
    Degli Ebrei non sia mai avvenuto.
    Bravo LIMBURGO.

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