E’ STATA CHIUSA LA RSA DI SOLETO

| 26 maggio 2020 | 2 Comments

(Rdl)______Fu al centro di polemiche nel mese di aprile, a causa del focolaio di Coronavirus che si registrò al suo interno. Adesso il Direttore generale della Asl di Lecce Rodolfo Rollo rende noto che la Regione Puglia, con determina numero 125 del 26 maggio 2020, ha avviato il procedimento per la revoca dell’autorizzazione al funzionamento della Rssa ‘La Fontanella’ di Soleto, preludio alla chiusura della struttura, dando il termine di dieci giorni per eventuali controdeduzioni.

Nel contempo, stante la sospensione dell’attività, ha disposto il trasferimento degli ospiti in altre strutture idonee del territorio,  dove essi, saranno portati nei prossimi giorni di concerto con le loro famiglie.______

LA RICERCA nel nostro articolo 28 aprile

INDAGINE MINISTERIALE SULLA RSA DI SOLETO

Category: Cronaca

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  1. Leonardo Donno, M5S - tramite mail ha detto:

    Dopo 21 vittime da Covid-19, tra gli ospiti della Rsa “La Fontanella” di Soleto, la Regione Puglia ha avviato solo oggi il procedimento di revoca dell’autorizzazione al funzionamento della struttura, preludio della sua chiusura. Una scelta quantomeno tardiva. Adesso per le famiglie delle vittime invochiamo giustizia su tutti i fronti.

    Lo scorso 7 aprile ho inviato alla Direzione Sanitaria della Asl leccese una richiesta di accesso agli atti e nonostante i termini di risposta siano ampiamente scaduti, i miei interrogativi sono rimasti ad oggi senza risposta. Ma andiamo oltre. Le indagini stanno facendo il loro corso e spero che al più presto si faccia chiarezza sull’esatta dinamica degli eventi che hanno portato al contagio di 21 ospiti sui 91 totali.
    Una domanda, però, sorge spontanea: perché revocare soltanto adesso l’autorizzazione alla reggenza della struttura, dopo ben 2 mesi dallo scoppio del primo caso e dopo un mese e 23 giorni, per l’esattezza, dalla relazione agghiacciante stilata dal dottor Marchello, inviato dall’azienda sanitaria locale sul posto nel momento del commissariamento della residenza?

    Una relazione da brivido e di per sé già sufficiente a definire un quadro chiaro per definire l’inadempimento dei doveri etici e contrattuali da parte dei gestori. Il tutto a danno di anziani ospiti non autosufficienti e abbandonati a loro stessi.
    “All’arrivo in struttura il 26 marzo -scrive il dott. Marchello- le condizioni igienico-sanitarie di ospiti e luoghi sono apparsi sin da subito a DIR POCO IMPRESSIONANTI. Ospiti riversi per terra e sporchi di propri escrementi, madidi di urine maleodoranti e stantie, visibilmente disidradati, affamati e con piaghe da decupito non trattate DA DIVERSI GIORNI. Ed ancora più drammatica -citiamo sempre testualmente- la situazione di ospiti con patologie neuropsichiatriche in evidente stato di agitazione. Si può affermare -scrive il dirigente medico- che si trovassero in quelle condizioni da circa 4/5 giorni”.

    Non finisce qui. La relazione parla di buste della spazzatura abbandonate all’ingresso, farmaci scaduti stipati nello scantinato, generalità degli ospiti inviate, parzialmente, tramite foto whatsapp di fogli di carta scritti a penna, tali da rendere impossibile il riconoscimento di tutti e 91 gli anziani. Condizioni drammatiche che hanno ostacolato -come certificato ancora dall’equipe in loco- la possibilità di procedere con i tamponi necessari in tempi immediati, considerata l’insalubrità dell’ambiente.

    La Regione motiva l’intempestività di questa sua azione parlando di “necessità di garantire fino ad ora la continuità assistenziale agli ospiti residui”, ad oggi 16. Ma voglio ricordare che questo provvedimento, esemplare e quantomeno incoraggiante per le 21 famiglie che oggi piangono i propri cari, nulla ha a che vedere con la continuità del commissariamento della struttura.

    Ancora una volta la Regione ha dimostrato scarsa sensibilità. Adesso non ci resta che sperare nella Magistratura, affinché giustizia sia doverosamente fatta. I responsabili, una volta accertati, devono pagare. Lo stato di abbandono di incapace – come è stato ammesso tardivamente dalla stessa Regione – ha contribuito all’aggravarsi delle loro condizioni già cagionevoli. In sostanza oggi ci ritroviamo a piangere morti che avremmo potuto evitare.

  2. Cgil Lecce - tramite mail ha detto:

    “Bisogna trovare una soluzione per salvaguardare circa 120 posti di lavoro alla residenza sanitaria per anziani ‘La Fontanella’ di Soleto”. Cgil Lecce, Spi Cgil Lecce ed Fp Cgil Lecce lanciano un appello al prefetto Maria Teresa Cucinotta, al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, al presidente della Provincia Stefano Minerva e al direttore generale della Asl di Lecce Rodolfo Rollo, per tutelare i lavoratori che in questi mesi si sono succeduti nella Rsa e per garantire ai 50 ospiti un’adeguata sistemazione, non distante da Soleto. Sulla struttura ha acceso un faro la Procura di Lecce, che indaga per abbandono di persona incapace ed epidemia colposa dopo il decesso di 21 ospiti.

    L’aspetto umano
    Il segretario generale della Cgil Lecce Valentina Fragassi, la segretaria generale dello Spi Cgil Lecce Fernanda Cosi e il segretario provinciale della Fp Cgil Lecce Floriano Polimeno chiedono alle istituzioni di intervenire immediatamente sulla vicenda: “La Regione, che ha avviato l’iter per la revoca della concessione alla Fontanella, deve tenere in debita considerazione un duplice aspetto, il legame dei pazienti geriatrici con la struttura e con il centro abitato di Soleto oltre al futuro di circa 120 lavoratori e delle loro famiglie”.
    Attualmente si sta cercando una sistemazione adeguata ai 16 ospiti rimasti nella Rsa (tutti negativi al Coronavirus) in vista della chiusura della struttura. Altri pazienti sono ricoverati a Galatina (5), Copertino (18) ed al “Vito Fazzi” di Lecce (una dozzina). In tutto sono oltre 50 gli anziani che dovranno essere collocati in strutture della provincia. “Questa soluzione trascura l’aspetto umano e il pesante vissuto sopportato dagli anziani, con importanti risvolti psicologici. Gli anziani, ormai tutti negativi al Covid-19, perderebbero qualsiasi legame con la struttura e con Soleto”, spiegano i sindacalisti.

    L’aspetto occupazionale
    Fragassi, Cosi e Polimeno si focalizzano in particolare sugli aspetti occupazionali: “Quando la struttura è stata commissariata, tutti i dipendenti della cooperativa sociale sono stati costretti alle ferie d’ufficio per essere sottoposti a tampone e poi quarantena. Esaurite le ferie sono stati collocati in Fis (Fondo di integrazione salariale, un ammortizzatore sociale assimilabile alla cassa integrazione, ndr). Ancora oggi non hanno alcuna notizia circa il loro futuro”, spiegano. “Sotto la gestione commissariale sono stati assunti 30 operatori sociosanitari a tempo determinato dalla ditta a cui era stata affidata la gestione della struttura, mentre i servizi di ausiliariato, mensa e pulizia sono stati affidati ad una cooperativa.
    I contratti di questi lavoratori scadranno a fine giugno, ma una volta trovata sistemazione ai 16 pazienti ora ospiti della Rsa i lavoratori saranno sottoposti a sorveglianza (tampone ed eventuale quarantena), prima di perdere definitivamente il lavoro. Stessa sorte aspetta chi gestiva pulizie e mensa”.

    La proposta
    Per Cgil, Spi ed Fp, la Regione può e deve trovare una soluzione che tuteli i posti di lavoro e anche l’interesse delle famiglie dei pazienti: “Proponiamo al presidente Emiliano ed alla Asl di affidare la struttura ad un altro soggetto abilitato, che prenda in carico gli oltre 50 ospiti oggi sparsi su varie strutture salentine. È importante assicurare serenità agli anziani.
    Così come è importante garantire un futuro a circa 120 lavoratori che rischiano di restare senza un lavoro: i lavoratori della vecchia gestione e quelli della gestione commissariale. Con una platea di oltre 50 ospiti, è possibile dare lavoro a tutti loro.
    Confidiamo nelle istituzioni, oltre che per l’accertamento delle responsabilità per quanto avvenuto a Soleto, anche per non disperdere il patrimonio di competenze dei lavoratori: se poi la struttura non dovesse risultare idonea, si può pensare ad un’altra soluzione logistica, ma sempre tenendo insieme pazienti e lavoratori”, concludono Fragassi, Cosi e Polimeno.

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