FRATELLI, CIOE’…AMICI D’ITALIA, ANZI NO, SCUSATE…COMPAGNI D’ITALIA, L’ITALIA S’E’ DESTA, E…EHM…CHE FA L’ITALIA?!? LA SERATACCIA DI SERGIO SYLVESTRE

| 18 giugno 2020 | 0 Comments

(g.p.)______Quello che è successo ieri sera allo stadio Olimpico di Roma, prima della finale di Coppa Italia di calcio, è stato imbarazzante, francamente imbarazzante, enormemente imbarazzante, forse del tutto squallido.

Non ci riferiamo alla partita fra Juventus e Napoli, già di suo triste assai, per la mancanza di pubblico.

Ci riferiamo all’esibizione canora dell’inno nazionale.

Non potendo affidarne l’esecuzione ad una banda –  come avviene di solito – per i protocolli sanitari in atto, e lasciarne il canto ai giocatori, l’organizzazione ha pensato bene di farlo cantare da un interprete, su base musicale.

Di cantanti italiani, lirici, neomelodici, rapper e quant’altro, c’era solo l’imbarazzo della scelta. Chissà quali saranno state le ragioni che hanno portato la Lega (la Lega calcio, la federazione sportiva, non il partito di Salvini) a individuarlo in un cantante di nazionalità statunitense, per quanto amante dell’Italia, e del Salento in particolare.

Ragioni artistiche particolari?  Nel curriculum di Sergiofeld Sylvestre 30 anni, di Los Angeles, Californiaci stanno: esibizioni estive in riva al mare sulla spiaggia gremita di uno stabilimento balneare salentino; gli studi fatti alla scuola di Maria De Filippi; una partecipazione al festival di Sanremo – che oramai non si nega a nessuno – rimasta senza memoria, e poche collaborazioni qua e là. Fate voi.

Ieri sera Sergio è stato un incubo.

Non sapeva le parole. Va beh, gli vogliamo credere, a quel che ha detto poi, che si era emozionato, gli vogliamo credere, per quanto ad un professionista una cosa del genere non può succedere.

Ma questo è ancora niente, c’è stato di peggio.

Alla fine dell’esibizione, l’interprete ha alzato e tenuto il pugno chiuso.

Sì, il saluto a pugno chiuso, come se avesse cantato ‘Bandiera rossa’, o “L’internazionale’, e non l’Inno di Mameli.

Ora, l’inno nazionale, la bandiera tricolore, sono le uniche due cose rimaste su cui tutti gli Italiani, al di là delle appartenenze, delle idee, delle provenienze e delle destinazioni, possono unirsi tutti quanti e identificarsi.

Visto che non abbiamo una memoria storica condivisa, e chissà per quanto non l’avremo ancora, per quanto sia preziosa acquisirla, lasciateci almeno qualcosa al presente ad unirci: una bandiera, un inno nazionale, possono bastare.

Le bandiere non si bruciano, e non si sostituiscono.

Gli inni non si storpiano, soprattutto non si mischiano con altre sostanze stupefacenti.

In quelle note c’è il ricordo di lutti, di sofferenze indicibili, di tradizioni di secoli; c’è un’appartenenza in comune, c’è un’identità condivisa, almeno quel po’ che ne rimangono.

Ieri sera, Sergio Sylvestre ha compiuto un attentato, ha fatto un vilipendio, ha offeso tutti quanti noi Italiani

 

 

 

 

Category: Cronaca, Politica

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