RISCOPERTE LIBRARIE / LA DE MAJ, SCRITTRICE DIMENTICATA

| 8 luglio 2020 | 0 Comments

di Raffaele Polo_______

Si chiamava, in realtà, Agnese Miglio. Una donna tipica del Primo Novecento, che sa interpretare e descrivere al meglio il tempo in cui vive. E, come spesso, troppo spesso succede, dopo il successo per i suoi numerosi romanzi, per le novelle e i racconti, scompare dalla memoria letteraria del vorticoso secolo XX, superata dalle nuove, combattive generazioni di scrittrici femminili che ripudiano, quasi con disgusto, la delicatezza degli acquerelli, per tuffarsi nella violenza dell’astratto e dell’informale.

Su Bianca De Maj (nella foto), di recente, è stato scritto un libro molto interessante, che ne rivive la storia e ha l’intento di riproporla ai lettori attuali, perché ne apprezzino le indubbie qualità. Con ‘Il caso De Maj’, il medico Corrado Buscemi ne parla approfonditamente, cercando di spiegarsi il perché di una completa coltre di oblio che ha interessato la scrittrice.

Sulle bancarelle, nei negozi di antiquariato si può ancora reperire qualche libro della De Maj, che ha, anche nella edizione, tutta la fragranza del tempo che fu.

 

Tra tutti, ecco ‘Signorine di studio’, una sorta di vicenda autobiografica: la De Maj lavorò in questi studi, si innamorò del principale, visse le alterne fortune di tutte le ragazze che hanno fisionomia e pensieri comuni, sempre frequentati dagli scrittori definiti ‘d’appendice’, come il fidanzamento, il posto di lavoro, i rapporti con gli anziani genitori e soprattutto l’amore, un irrinunciabile e poderoso trascinatore che alimenta e spegne tutti i sogni delle pallide giovinette che, come Gabriella, la protagonista di questo romanzo, impersonano l’eterno femminino di quel tempo.

Questo libro ha una prefazione autografa di Annie Vivanti, un po’ la capofila delle scrittrici di genere del periodo: Cara Signorina, il Suo libro bello, doloroso, sincero, mi ha profondamente impressionata.  Possa la Sua forza aprirLe le vie soleggiate della fama e della felicità.  Segue la firma e la data: Milano, maggio 1917.

E’, insomma, un reperto piacevolissimo e nostalgico del ‘come eravamo’. E ci piace riportare il significativo finale che, da solo, rende benissimo tutta la prosa e il senso della vicenda:

“…dal fondo del portico pieno dei fermenti della primavera, veniva un odore acre di tamarindo, un odore amarissimo di genziana.   Gabriella si appressò allo scrittoio alto che aveva un po’ la forma dei banchi di scuola, aperse i grandi registri su cui le colonne di cifre si allineavano in disciplina concorde, alcune in inchiostro nero, altre in inchiostro rosso.  Poi guardò il grande orologio che avrebbe, ancora, segnato l’orario della sua vita. E ricominciò″.

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