IL DIAVOLO VESTE DIOR – 2 / SALVEMINI E MARINO, IL SINDACO E L’INTELLETTUALE: UN EDIFICANTE DIBATTITO

| 18 luglio 2020 | 0 Comments

(g.p.)______Mauro Marino (nella foto qui sotto; nella foto di copertina l’attrice Meryl Streep in una scena del film “Il diavolo veste Prada”), 64 anni, poeta, attore e autore teatrale, giornalista, saggista, editore, infaticabile animatore, quale luogo di elaborazione e di proposta, del Fondo Verri, è uno dei protagonisti principali della cultura a Lecce.

E’ anche impegnato politicamente, da sempre in quella, ahimè, diventata via via sempre più rara,  sinistra buona dell’onestà intellettuale, della passione sapiente, della consapevole apertura mentale, senza chiusure, pregiudizi, e servitù di partito.

Per citare tre autori sicuramente a lui cari che si sono occupati del ruolo degli intellettuali, Antonio Gramsci lo metterebbe fra i disorganici; Alberto Asor Rosa fra i laici, e Umberto Eco fra gli apocalittici.

Alle  ultime elezioni comunali, si è candidato al consiglio comunale in una lista civica a sostegno di Carlo Salvemini. Non fu eletto, ma si parlava di lui quale assessore alla cultura.

Niente da fare, come per la precedente, anche quest’altra scelta del sindaco è andata in altre direzioni, di cui, adesso come prima, sfuggono completamente le ragioni di merito.

E va bene, veniamo al sodo. Perché di Mauro Marino è stata l’unica critica compiuta, espressa sapientemente a livello di perplessità, sulla sfilata di moda di Dior a Lecce, ospitata dalla Gazzetta del Mezzogiorno lo scorso 1 luglio, quindi in tempi non sospetti, voglio dire senza sapere di certi spettacoli che stiamo vedendo in questi giorni, come abbiamo documentato nel nostro precedente articolo.

E’ singolare che venga da sinistra: uno scritto corsaro, che rimbomba come un colpo di cannone  all’assalto della nave del partito unico dominante.

Suaviter in modo, fortiter in re, Mauro Marino comincia con il lamentare nei confronti della cultura leccese “il disinteresse amministrativo che non attiva, in città, occasioni di confronto, di incontro, di visibilità”. A proposito della stilista Maria Grazia Chiuri, la definisce salentina e femminista, ma con tanto di virgolette ogni volta.

Sui grandi eventi, afferma che “non servono a nulla se la loro portata non dialoga con il territorio, lasciando traccia e semenza da poter crescere nel tempo”.

Con due sole parole, un sostantivo e un aggettivo, che da sole dicono tutto, liquida la parata del 22 luglio  quale “occasione glamour”.

Infine, dopo qualche concessione più allo stato di speranza che di certezza, dal momento che nella sostanza esprime solo timori di senso contrario, sulla bontà dei promotori dello show, così lo definisce ancora, conclude:

Vorrei immaginare è che questo evento non sia la solita meteora passeggera e possa lasciare traccia in città. Dove? Soprattutto lì dove la ricerca, la formazione intorno e sul far moda è viva e attiva. Ci si è chiesti quante sono le scuole e le accademie di moda attive in città? Quanti giovani coinvolgono? Quanti insegnanti? …

Il pensiero creativo è valore quando si presta al dialogo, allo scambio, al fare; alla costruzione di visioni possibili per il futuro legando la vita e i vissuti delle persone con l’intima materia dei Luoghi e del Tempo…
Insomma, speriamo non si risolva tutto in una inutile passerella…”.

 

Fin qui in buona sostanza Mauro Marino.

Il sindaco Carlo Salvemini gli risponde tramite Facebook il giorno dopo.

Ribadendo proprio tutto quanto quello su cui il suo interlocutore aveva sollevato una sfilza di perplessità.

Per quanto affermi esplicitamente di non avere dubbi al riguardo, in realtà il sindaco sembra voler rassicurare sé stesso, più che l’altro.

“Scegliendo come scenario Piazza Duomo Lecce si garantirà una visibilità internazionale che come rappresentante degli interessi di una comunità che vive anche di turismo, sono stato felice di cogliere, per il bene di tutti. La portata delle ricadute in termini promozionali è superiore a qualunque campagna di comunicazione e marketing finora realizzata su scala globale sulla città di Lecce. A costo zero per l’amministrazione. E sono riconoscente anche nei confronti dell’arcivescovo Seccia che ha riconosciuto questo valore per la città”.

Costo zero? Vedremo.

“Da dicembre scorso, la direttrice creativa di Dior ha incontrato numerose realtà artigianali, industriali, culturali del Salento. Tante di loro sono da mesi impegnate nel lavoro di preparazione della sfilata e sono state coinvolte nella produzione degli allestimenti e degli abiti”.

Si può parlare per questo di coinvolgimento economico e sociale del Salento?

Sul significato simbolico dell’offerta culturale  dell’amministrazione che Mauro Marino, negativamente coglie nell’evento del 22 luglio, Carlo Salvemini lo accusa di sbagliare, anzi afferma “mi sfugge il senso della polemica“.

E va beh, se gli sfugge, gli sfugge.

Poi parte in un lunghissimo excursus senza contraddittorio, di cui è impossibile dare conto in questa sede, Cicero pro domo sua sulla propria politica culturale.

Infine, prima di congedarsi con un finale apologetico di sé stesso in tema di scelte culturali, da cui si evince solo l’insostenibile pesantezza dell’essere,  di Carlo Salvemini, che Antonio Gramsci metterebbe fra gli organici, Alberto Asor Rosa fra i chierici e Umberto Eco fra gli integrati, da buon maestrino capo classe il sindaco bacchetta sulle mani Mauro Marino: “Mi chiedo se le critiche legittime che hai espresso nel tuo intervento su giornali e social avrebbero potuto trovare modalità e luoghi diversi per essere espresse, almeno in prima istanza.

Esiste infatti un agire politico che, come quello culturale, si nutre di dialogo, confronto, scambio, rispetto reciproco tra persone che hanno scelto di impegnarsi dalla stessa parte. Il riconoscimento delle istanze di cui si è portatori non passa necessariamente dalla tempesta sui social contro gli amministratori, che non ti hanno mai negato ascolto e incontri”.

Come si vede, lo fa pubblicamente.

E sia di esempio per tutti – è il senso delle bacchettate – nessuno si permetta di fare critiche.

E tu volevi fare l’assessore? – sembra avergli voluto dire – Ma stai zitto, e torna al tuo posto!______

LA RICERCA nel nostro articolo immediatamente precedente

IL DIAVOLO VESTE DIOR – 1 / LO SFREGIO

Category: Cronaca, Cultura, Politica

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