UNO SCRITTORE DIMENTICATO: VITTORIO G. ROSSI

| 13 agosto 2020 | 1 Comment

di Raffaele Polo______

La formazione ‘letteraria’ delle nostre generazioni è legata alle letture che abbiamo fatto nell’infanzia.

A casa mia, si era abbonati a ‘Epoca’, prestigioso settimanale Mondadori che riuniva le migliori firme del giornalismo e che, tra l’altro, regalava, a chi si abbonava, un bel libro, di solito un classico, di ottima fattura. Ho ancora, in libreria, qualcuno di quei volumi: odorano di ‘anni Sessanta’, là dentro c’è un pezzo della mia vita…

Su ‘Epoca’, andavo subito a leggere la rubrica di ‘Ricciardetto’ (Augusto Guerriero): non sempre riuscivo a comprenderla appieno, ma si capiva che l’autore era un colto, intelligente, pessimista uomo di lettere.

In tempi successivi ho letto e apprezzato il suo ‘Quaesivi et non inveni’, scritto con maestria e gradevole anche a me, che avevo sposato Vittorio Messori come una sorta di padre spirituale…Ma, se nel numero della rivista c’era un pezzo di Vittorio G.Rossi (nella foto), lasciavo perdere tutto e mi tuffavo nella sua lettura.  Affascinante. Ricco di inventiva, Pieno di sano buonsenso. Contrario a tutti i vezzi intellettuali. Schietto al limite del’insolenza. Insomma, in lui c’era tutto quello che poteva piacere a chi voleva respirare l’odore del mare, del mistero di terre sconosciute e fare della propria vita una continua avventura.

Vittorio Giovanni Rossi scriveva con la penna e il calamaio, con una scrittura chiara e con le lettere ben scandite, lo so perché intrapresi con lui una corrispondenza abbastanza fitta, fu proprio lui ad incoraggiarmi, a dirmi di scrivere, di essere libero dalle imposizioni scolastiche e accademiche,    Vittorio aveva più di settant’anni ma pareva più giovane di me, che ne avevo appena diciotto…

Fu, insomma, il mio inconscio maestro. Lessi e rilessi tutti i suoi libri (tantissimi: nel catalogo Mondadori c’era un capitolo intero dedicato a ‘I libri di Vittorio G. Rossi’) da ‘Oceano’ a ‘Cristina e lo Spirito Santo’, da ‘La terra è un’arancia dolce’ al suo ‘Maestrale’ che consideravo il più bello.

Naturalmente, i suoi articoli su ‘Epoca’ erano conservati religiosamente da me, che facevo di tutto per apprezzarne la tecnica e, lo confesso, per cercare di imitarli, almeno nella stesura generale.

 

Poi, lo scrittore di Santa Margherita ligure, se n’è andato. E, come succede spesso nella storia letteraria del nostro Paese, è stato dimenticato completamente dalle Case editrici, attirate verso altre soluzioni, verso altri miti nascenti…

Di Vittorio G. Rossi, oggi, non se ne parla più. Né si leggono i suoi libri. Ed è un peccato. Perché, lo scrittore con la sua penna ad inchiostro avrebbe da insegnare tanto, tantissimo ai giornalisti, agli inviati, agli scrittori contemporanei…

Allora, rileggiamo Vittorio G.Rossi, del quale voglio solo ricordare una frase, scritta come sapeva fare lui (da “Pelle d’uomo”, 1943):

«Si può amare una nave come si ama una donna, anche di più. Certo, una nave non si ama tutti i giorni, tutt’altro: vengono giornate in cui si maledice lei e chi l’ha fatta […]. Ma neanche una donna amata si ama tutti i giorni»

Category: Cultura

Comments (1)

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  1. Elena ha detto:

    Ti leggo sempre volentieri

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