SE UNA NOTTE D’ESTATE UN VIAGGIATORE…QUANDO ITALO CALVINO VENNE PER LA PRIMA VOLTA AL SUD

| 13 ottobre 2020 | 1 Comment

di Chiara Evangelista______

“Era la prima volta che viaggiavo nel Sud, e quell’entrata in Lucania, quel mare di terra ondulata e pietrosa e gialla, quel sole a picco, il saliscendi della macchina nella strada polverosa, mi diedero subito il senso che era insieme di sovvertimento fisico e di soggezione morale, quasi a segnare un trapasso, a avvertirmi che mi trovavo di fronte una condizione di natura e di società a petto della quale tutte le mie idee schematiche sulla questione meridionale si rivelavano superficiali e imparaticce.”

A mettere su carta queste riflessioni è Italo Calvino, la punta di diamante della casa editrice Einaudi, durante l’afoso luglio 1954. Lo scrittore stava raggiungendo il tacco della Puglia per la “Settimana Einaudi”, una settimana di convegni tra Bari e Lecce, organizzata dalla sua casa editrice.

Gli atti del convegno furono pubblicati nel 1954 dapprima nel “Notiziario Einaudi”. Nel 2018 la casa editrice Kurumuny ha pubblicato il libello “Italo Calvino: Una settimana a Bari e Lecce” riportando le riflessioni dello scrittore accompagnate da una nota critica di Franco Martina.

 

“Il giovane studioso meridionale serio oggi non fugge dal meridione- anche se ne ha talora la tentazione- ma è deciso a restarci per svolgere, con mentalità <<nazionale>>, un’opera che tragga dal proprio paese i motivi ispiratori, il fondamento concreto.”

 

È fondamentale contestualizzare le parole di Calvino. Il momento storico rimanda al clima dei primi anni Cinquanta. Le elezioni del 7 giugno 1953 avevano registrato con la precisione di un sismografo un’importante affermazione dei partiti di sinistra e una ben significativa avanzata di quelli di  destra. E su questo sfondo criptico, durante il convegno pugliese, la riflessione di Calvino s’impervia ad analizzare il legame che intercorre tra letteratura e politica e il ruolo dell’intellettuale.

 

L’istanza dell’impegno fu una costante nell’intera vita di Calvino. Essa aveva la sua radice nell’esperienza partigiana che gli aveva trasmesso il senso di responsabilità e di impegno verso qualcuno o qualcosa. La visione calviniana potrebbe essere racchiusa nell’espressione utilizzata dallo stesso scrittore: “Lo scacco dell’intellettuale”. Calvino credeva che la letteratura non avesse un mero scopo pedagogico ma l’intellettuale dovesse vivere nella realtà, sentendosi parte integrante della società.

 

“L’arte e la letteratura ci possono fare coscienti e forse immuni, ci possono indicare la trincea morale in cui difenderci, la breccia attraverso cui passare al contrattacco. Siamo in un’epoca d’allarme. È contro la realtà che dobbiamo batterci…” spiega Calvino durante il convegno.

 

Calvino rifiuta “la letteratura della negazione” e “l’uomo ermetico”, ovvero l’uomo che non si lascia sopraffare da altre ragioni che non siano quelle dei suoi minimi trasalimenti, avaro di sensazioni e sentimenti ma senz’altra concretezza. Per utilizzare i termini dello scrittore, “un uomo costruito per passare attraverso tempi infausti e realtà non condivise con un minimo di contaminazione e insieme un minimo di rischio”.

 

Nel tacco di Puglia dunque Calvino esorta ad un taglio netto con l’eredità spirituale del decadentismo che aveva condizionato non solo l’esperienza ermetica ma anche quella neorealista. Lo scrittore credeva che la saldatura fra politica e letteratura fosse il passo per uscire da questa condizione. “Il punto è proprio l’agire in conseguenza di ciò che si sente e si pensa, di assumersi la responsabilità del pensare”.

 

E durante il convegno chiarisce la personale definizione di intellettuale.

“Un intellettuale non è tale per ciò che dice. Bensì per il modo di guardare il prossimo e se stessi, di porre in relazione fatti personali e fatti generali, di attribuire valore a piccole cose o grandi, di considerare i propri limiti e vizi e gli altrui, di trovare le proporzioni nella vita, e il posto dell’amore in essa, e la sua forza e il suo ritmo, e il posto della morte, il modo di pensarci, o non pensarci…”.

Category: Cultura

Comments (1)

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  1. Nonno Tonio ha detto:

    Lucida analisi di un profondo pensatore e grande abilita’ nel sintetizzare il suo concetto riferito al rapporto tra arte e vita quotidiana, divulgandone l’essenza con una scrittura di eccellente qualità.
    Un bacio

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