E’ MORTO QUESTA MATTINA FILIPPO POLITO, INFATICABILE E APPASSIONATO GIORNALISTA TORINESE

| 16 ottobre 2020 | 1 Comment

di Giuseppe Puppo______Ancora un mese fa, da Torino, mi aveva mandato un articolo, per leccecronaca.it e io – Ma Pippuccio, come faccio a metterlo? Parla della Spagna, che ce ne frega a noi delle proteste sociali in Spagna? Se non riusciamo a seguire nemmeno quelle italiane? E lui- Ma come? E’ interessante! Beh se non lo metti tu lo mando ad un’altra testata…

 

Poi, giorni dopo, lui che stava a Torino, voleva scrivere sull’omicidio dei due fidanzati leccesi. E io- Ma Pippuccio, ne abbiamo già scritto più volte da qua, ma ti pare? E lui: Eh, ma io ho informazioni che voi non avete… None, ce le abbiamo, e dai…

 

E’ stata l’ultima volta che l’ho sentito.

Chi ama il giornalismo, chi fa questo mestiere, dovrebbe conoscere Filippo Polito, anche ora che non c’è più.

Aveva 69 anni. E morto ‘stamattina, nel freddo letto di un ospedale, da cui aveva postato un messaggio social tre giorni fa – “Non c’ è nulla da scherzare, questo maledetto Virus è sempre in agguato. Sono in ospedale in assoluto isolamento, ho un po’ di febbre e una di mancanza di fiato che supero con l’ ossigeno, ho dei sintomi di polmonite, un saluto e un abbraccio a tutti e a presto” – sommerso da centinaia di espressioni di augurio e di affetto.

Non ce l’ha fatta, non è stato come qualche altra volta negli anni scorsi, con qualche scherzetto del suo cuore un po’ matto, come lui. ‘Stavolta se l’è portato via il Covid.

Pazzo, sì, d’amore per il giornalismo.

Io, ho vissuto trent’anni e passa a Torino, e sono stati anni senza fiato, anche insieme a lui.

C’aveva sempre un giornale da fondare, un altro a cui collaborare, non importa quale, che fosse Tuttosport, Torinocronaca o il settimanale della parrocchia, non importava per lui, e un’idea nuova da sviluppare. Viveva per questo. Si inventava le cose, ecco. Nelle tv portava una specie di Processo del lunedì, avendo intuito il valore del format pensato da Aldo Biscardi, ben prima che diventasse famoso.

Nelle radio libere portava il dibattito, l’approfondimento, con tutta una serie di programmi che ideava e realizzava giorno per giorno.

 

Originario della Calabria, era torinese al cento per cento, tifoso della Juve, e “diofà” esclamava spesso, mentre guidava una scassatissima macchina diesel  grigio metallizzato di grossa cilindrata, che miracolosamente arriva sempre dappertutto, e sempre per primo, sempre sul pezzo, sempre sulla notizia.

Sorrideva ai casini del mondo, e poi, di fronte a quelli che ogni tanto combinava lui, rideva egli stesso di sé: “diofà…Beh…Dai, mo’ vediamo che succede”, e ghignava, come si dice a Torino.

 

Parlava poco, sorrideva, e riusciva a coinvolgere sempre tutti per tutto.

Pippuccio lo chiamava affettuosamente l’onorevole Ugo Martinat, che bene o male gli perdonava sempre tutto, quando lo faceva arrabbiare, memore del padre, di Filippo Polito, sindacalista della prima ora, al quale era molto legato, e che morì prematuramente in un incidente stradale.

Dio, di quante morti è fatta la nostra vita! Anche Ugo Martinat se n’è andato una decina di anni fa…

Pippuccio se n’è andato ‘stamattina, a causa dell’unico argomento di cui non aveva avuto voglia di scherzare.

Già, perché l’altra grande passione di Filippo Polito, dopo il giornalismo, e prima del calcio, era la politica.

Generoso, altruista, incredibile romantico, saliva e scendeva gli scalini della sede di Corso Francia, soprattutto in occasione di elezioni di qualunque tipo, anche solo quelle dei congressi del partito. Come, quale Partito? Ce n’era solo uno, di partito, per lui.

Irruento, impaziente, intraprendente fino all’inverosimile, a dispetto dei tempi e dei modi della politica, che spesso non combaciavano con i suoi.

E chi se ne frega! Lui continuava a progettare, a ideare, a coinvolgerti, ogni tanto me lo vedevo sbucare davanti, con qualche idea nuova, qualcuno da conoscere, qualche posto dove andare, e come con me, così faceva con tanti altri, che oggi lo stanno piangendo e lo stanno ricordando con commozione e affetto.

 

Era una scheggia impazzita, pazzo d’amore, per il giornalismo, per la politica, per il calcio, per la vita.

Ricordo ancora quando riuscì a diventare consigliere comunale a San Mauro, dove risiedeva. Da quel giorno, ma che Torino, che Milano, che Roma, che New York: San Mauro Torinese, divenne l’ombelico del mondo!

Non è giusto però, che tutto debba finire, specie se per un cazzo di virus del cazzo, ecco, non è giusto!

E infatti, Pippuccio, ora che sei volato in alto, sappi che no, non finisce, non finisce niente. Qua ci sono rimaste, indelebili, le tue passioni. E tu da lassù, lo so, avrai modo di fare presto e per sempre qualche altro, memorabile, scoop.______

 

 

 

 

 

 

Category: Cronaca, Cultura, Politica

Comments (1)

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  1. Elena Vada ha detto:

    Ricordo, con affetto.

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